Si è aperto a Palazzo Benso, nel cuore di Palermo, l’anno giudiziario 2026 del TAR Sicilia. Una cerimonia istituzionale che ha visto riunite le principali autorità civili e militari dell’Isola, occasione non solo di bilanci per la giustizia amministrativa, ma anche di riflessione sull’azione del governo regionale.
Tra i presenti, il presidente della Regione Renato Schifani, l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, il prefetto Massimo Mariani e l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli, oltre ai vertici delle forze dell’ordine del capoluogo.
I conti pubblici e il risanamento
Nel suo intervento, Schifani ha posto l’accento sullo stato delle finanze regionali, rivendicando un percorso di risanamento che, a suo dire, sta producendo risultati concreti. Il lavoro portato avanti dall’assessorato all’Economia viene indicato come uno dei pilastri dell’azione di governo, con un progressivo superamento delle criticità legate agli esercizi finanziari precedenti e l’avanzamento nel percorso di parifica davanti alla Corte dei conti.
Un passaggio che il governatore ha definito motivo di soddisfazione non solo personale, ma dell’intera squadra di governo. Non è mancato, inoltre, un riferimento al proprio passato professionale nell’ambito della giustizia amministrativa, vissuto – ha ricordato – come un ambiente familiare, al quale ha riconosciuto autorevolezza, equilibrio e senso delle istituzioni.
Le deleghe ancora da assegnare
Sul fronte politico, l’attenzione si è concentrata anche sulla riorganizzazione della giunta. Il presidente ha annunciato l’intenzione di procedere entro il prossimo mese alla nomina dei titolari dei due assessorati attualmente retti ad interim, sottolineando la necessità di garantire una guida piena e stabile ai dipartimenti interessati.
La scelta arriva dopo la revoca degli incarichi agli assessori alla Famiglia e alla Funzione pubblica, Nuccia Albano e Andrea Messina, maturata a seguito delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto Totò Cuffaro, leader della Democrazia Cristiana in Sicilia.
Tra rivendicazioni sui risultati economici e la necessità di ricomporre gli equilibri interni alla giunta, l’inaugurazione dell’anno giudiziario si è trasformata così in una vetrina politica, nella quale il governo regionale ha tracciato la propria linea: stabilità finanziaria e rapido riassetto amministrativo.
Fratoianni (AVS): “Non puoi stare con noi se hai governato con la destra”
Nicola Fratoianni di AVS, in un’intervista a La Sicilia, ha parlato delle prossime elezioni regionali del 2027:
“La Sicilia è una Regione che è stata travolta dalla questione morale e dall’idea che si faccia politica solo per tutelare il proprio interesse. È una cosa sconcertante, e io sono pure garantista. Ma qui si vive nell’eterno ritorno dell’uguale: Cuffaro è sparito per un po’, poi è tornato, era sempre sé stesso, e adesso vediamo com’è andata. Io lo trovo inaccettabile”.
Sulle alleanze e quindi sul campo largo, Fratoianni ha specificato:
“Noi non mettiamo veti su nessuno, ma una cosa deve essere chiara: dobbiamo rappresentare l’alterità rispetto a chi governa oggi. Non puoi stare con noi se hai governato con la destra. Ad esempio, se il giorno prima delle elezioni uno lascia l’Mpa e prova a entrare nel Pd, porte sbarrate? Se un giorno prima delle elezioni lascia l’Mpa per entrare in AVS, porte sbarrate. Per il Pd bisogna chiedere al Pd. Poi, ripeto: se finisci per somigliare a quegli altri, la gente perché dovrebbe sceglierti? Sceglierà sempre l’originale.
La fantapolitica non esiste, la politica è prima di tutto un’idea e ogni cosa parte da lì.
Noi abbiamo detto che guardiamo con interesse a La Vardera e alla disponibilità che ha messo in campo. Penso che il centrosinistra debba valorizzarlo, non marginalizzarlo.
Se si arriva alla scadenza elettorale naturale, c’è un anno per pensarci e si passerà anche da un confronto con i segretari nazionali dei partiti. Il primo nome in campo c’è, La Vardera, vediamo quali altri arriveranno e se si faranno le primarie o si troveranno altri modi. A noi interessa – conclude Fratoianni – che, intanto, due cose diventino patrimonio collettivo: essere alternativi; il percorso di scelta non può essere inintelligibile, deve essere aperto e trasparente”.