Al centro del dibattito, adesso, non c’è solo un professore sospeso e una classe di maturandi.
C’è anche la voce di chi quella scuola la vive ogni giorno.
Dopo l’articolo pubblicato questa mattina su Tp24 riguardo alla richiesta di 46 genitori di non riassegnare un docente di latino a una quinta del Liceo Fardella – Ximenes di Trapani, interviene una studentessa dell’istituto, che chiede di restare anonima.
La ragazza parla di “narrazione distorta” e invita a riportare equilibrio in una vicenda che, a suo dire, rischia di essere raccontata solo sotto il profilo dello scandalo.
“Non giustifichiamo gli errori, ma rifiutiamo l’immagine di mostro”
La studentessa precisa fin dall’inizio un punto: “Non scriviamo per giustificare l’ingiustificabile”.
Ammette che i comportamenti oggetto di discussione siano noti alla comunità scolastica e riconosce che siano stati commessi errori. Tuttavia, contesta il modo in cui la vicenda sarebbe stata presentata.
In particolare, la ragazza fa riferimento alla frase riportata nell’articolo – quella in cui il docente avrebbe raccontato un episodio personale risalente ai suoi diciotto anni – sostenendo che citare espressioni simili “serve solo a creare uno scandalo mediatico fine a se stesso” e non aiuta a comprendere la complessità di un percorso educativo.
“Un carattere esuberante, spesso frainteso”
Secondo la studentessa, il professore avrebbe sempre avuto “un carattere esuberante”, con uno stile comunicativo non sempre calibrato ma che, in molte occasioni, sarebbe stato frainteso da chi non ne conosceva il modo di fare.
“Non intendiamo negare che quello che il professore ha fatto sia stato sbagliato”, scrive ancora, “ma rifiutiamo categoricamente l’immagine di persona cattiva che viene fatta intendere”.
La ragazza sottolinea inoltre che i provvedimenti disciplinari sarebbero già stati adottati “nelle sedi competenti in modo serio e professionale” e che l’attuale esposizione mediatica rischierebbe di produrre solo “macerie”, danneggiando non solo il docente ma anche la reputazione della scuola.
Il nodo resta la serenità della classe
La posizione della studentessa si affianca, dunque, a quella dei genitori che, nell’istanza protocollata, chiedono continuità didattica e tutela del diritto allo studio in vista dell’esame di Stato.
Due sensibilità diverse che si confrontano sulla stessa vicenda: da un lato le famiglie che parlano di disagio e tensione; dall’altro una parte della comunità studentesca che invita a evitare semplificazioni e giudizi trancianti (va a finire che la colpa è sempre dei giornalisti, lo sappiamo ...).
Ecco il testo della lettera:
Nelle ultime ore la nostra comunità scolastica è finita al centro di un polverone mediatico che ci spinge a intervenire con forza perché non scriviamo per giustificare l'ingiustificabile, ma per riportare equilibrio in una narrazione che appare distorta e guidata più dal sensazionalismo che dalla ricerca della verità. Siamo pienamente a conoscenza dei comportamenti oggetto di discussione, ma riteniamo che l’articolo uscito stamattina presenti una versione dei fatti estremamente esagerata e decontestualizzata, in particolare riguardo alla frase riportata secondo cui a diciotto anni il padre lo avrebbe portato dalle prostitute. Citare espressioni simili serve solo a creare uno scandalo mediatico fine a se stesso e non aiuta a descrivere la realtà complessa di un intero percorso educativo. Il professore ha sempre avuto un carattere esuberante, un modo di fare che talvolta lo ha portato a non saper porre i giusti limiti e che, altrettanto spesso, è stato semplicemente non capito o frainteso da chi non ne conosceva lo stile. Non intendiamo affatto negare che quello che il professore ha fatto sia stato assolutamente sbagliato e non vogliamo nascondere gli errori commessi, ma rifiutiamo categoricamente l'immagine di persona cattiva che viene fatta intendere nell'articolo pubblicato oggi. La realtà è tutt'altra e questo non è affatto il modo corretto per gestire la situazione o per prendere dei provvedimenti che, per giunta, erano già stati presi nelle sedi competenti in modo serio e professionale. Questo accanimento non porta a nulla di costruttivo, ma produce solo macerie poiché non si sta solo cercando di fare giustizia, si sta rovinando la vita di una persona e, allo stesso tempo, infangando la reputazione e la faccia di una scuola a cui è sempre stato portato il massimo rispetto. Distruggere un individuo e un'istituzione non è la soluzione ai problemi, è solo un atto gratuito che non lascia spazio alla comprensione dei fatti nella loro interezza.