I terreni confiscati alla mafia e quelli comunali potrebbero diventare orti sociali e urbani. È questo il contenuto dell’atto di indirizzo presentato dal consigliere Orlando e che il Consiglio comunale si appresta a discutere e approvare.
L’iniziativa punta a destinare le aree sottratte alla criminalità organizzata, insieme ai beni di proprietà dell’ente, a progetti di coltivazione senza scopo di lucro. Un percorso che si inserisce nella normativa antimafia, dalla legge Rognoni–La Torre del 1982 alla legge 109 del 1996, che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati, con l’obiettivo di restituirli alla collettività.
Ad Alcamo esiste già un regolamento sugli orti urbani che consente l’assegnazione di terreni comunali, compresi quelli confiscati. L’atto di indirizzo mira ora a strutturare e rafforzare questo strumento, con una pianificazione più dettagliata.
Nel documento si chiede alla Giunta e al sindaco di redigere e aggiornare un inventario pubblico delle aree disponibili. L’elenco dovrà contenere cartografia, estensione, ubicazione, stato dei terreni, eventuali vincoli ambientali e tempi previsti per l’assegnazione.
Prevista anche la definizione di criteri chiari per la concessione in uso gratuito o a canone simbolico. I terreni potranno essere affidati a cittadini singoli o associati, gruppi di giovani, pensionati, famiglie e realtà del terzo settore, attraverso procedure pubbliche e con priorità legate, ad esempio, al reddito o alla partecipazione a progetti di comunità. Le concessioni avranno durata determinata e saranno soggette a verifiche periodiche.
Gli orti sociali avranno diverse finalità: produzione per l’autoconsumo e per le filiere corte locali, educazione ambientale e alimentare, laboratori sull’agricoltura biologica e attività rivolte a persone in condizioni di fragilità. L’amministrazione sarà chiamata a favorire il supporto tecnico e organizzativo coinvolgendo associazioni e cooperative, anche prendendo a riferimento esperienze già avviate in Italia, come quelle di Libera Terra.
Il documento prevede inoltre strumenti di monitoraggio sugli impatti sociali, economici e ambientali dei progetti, con report annuali da presentare al Consiglio comunale e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.
Negli ultimi anni, in Sicilia e in altre regioni, numerosi beni confiscati sono stati trasformati in spazi di agricoltura sociale e inclusione, con ricadute positive sul territorio. Anche Alcamo guarda a questo modello, con l’obiettivo di coniugare legalità, sostenibilità e coesione sociale.
L’atto di indirizzo sarà ora sottoposto al voto dell’aula. In caso di approvazione, passerà agli uffici per l’avvio delle procedure operative.