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04/03/2026 10:05:00

Fardella–Ximenes, la lettera di un docente: “Serve una riflessione più equilibrata”

Gentilissimo Direttore di Tp24, 

 

mi chiamo Mauro Giuffrè e sono un docente di materie classiche presso il “Fardella – Ximenes” di Trapani. Se possibile, vorrei approfittare dello spazio per qualche precisazione a proposito di un articolo apparso oggi sulla vostra testata, riguardante un caso che “agita (o agiterebbe?) il Fardella – Ximenes” di Trapani, e per “condividere ad alta voce” qualche elemento di riflessione che potrebbe destare interesse anche per i lettori.

 

In prima battuta, vorrei precisare che non ho nessuna qualifica specifica per dare una risposta dal punto di vista istituzionale; tra l’altro, tra tutti i docenti dell’Istituto, sono proprio il meno indicato a dare qualsiasi risposta, essendo nell’Istituto un “ultimo arrivato”, cioè un docente con minor anzianità di servizio, e non essendo stato presente in Istituto di recente per un periodo non breve. Sia la mia, quindi, la parola dell’ultimo professorino.

Questo mio intervento scaturisce solo da un personale moto interiore, originato da tre fattori. Il primo, “più viscerale”, è qualificabile come l’amarezza di leggere il nome del “Fardella – Ximenes” di Trapani collegato a vicende non edificanti, lontanissime dal consueto tenore degli articoli di stampa che parlano della scuola, costantemente accostata a circostanze di prestigio e di grande rilevanza nel panorama culturale locale e non solo.

Il secondo, “di categoria”, è dovuto alla comunanza di insegnamento con il collega di cui tratta l’articolo. Il terzo fattore, “più professionale”, attiene sia alla mia formazione umanistica sia alla mia ottica sindacale.

 

Se possibile, mi auguro che questo testo eventualmente possa precisare la situazione e, auspicabilmente, favorire un’eventuale diminuzione dell’asserita agitazione. Agitazione – comunque – che non si riferisce certamente all’Istituto, ma eventualmente a (parte?) di alunni e genitori.

 

Dico “alcuni” alunni e genitori perché, nonostante le firme indicate nell’articolo sicuramente siano numerose, non sono di tutti; infatti, gli alunni del docente sono più numerosi.

 

Nel vostro articolo si dà atto del fatto che lettere anonime e sfoghi sui social non siano mezzi idonei a far valere le proprie ragioni. Aggiungerei che nemmeno lo sono i documenti protocollati e firmati, anche con richiami normativi precisi: infatti, di per sé, si tratta solo di testi scritti, il cui contenuto va valutato e le cui richieste devono essere normativamente corrette e legittime.

 

La narrazione secondo cui gli allievi avrebbero vissuto una crescente tensione e sarebbero andati incontro a disagio, demotivazione e paura, e la classe avrebbe iniziato a vivere la scuola come un inferno, spingendo i genitori a voler “tutelare gli studenti”, potrebbe non essere così lineare e unilaterale, ma avere margini di complessità maggiore.

 

Nell’articolo, prima si scrive che l’Ufficio Procedimenti Disciplinari (UDP) dispone una sospensione “dal 7 gennaio”; contemporaneamente, si scrive che “dall’8 gennaio arriva una docente incaricata”.

 

Mi chiedo: devo intendere che “per settimane la materia resta senza continuità” (come si scrive) oppure che l’Istituto si è attivato in modo tempestivo per non perdere nessun giorno di lezione?

 

Quando si afferma che “al 7 marzo 2026 la sospensione è in scadenza e si apre il tema del possibile rientro” si sbaglia, e di tanto. Non si apre assolutamente nessun tema e il rientro non è “possibile”, ma è un atto dovuto, certo e indiscutibile. Tale è ed è assolutamente corretto che sia.

 

Forse si voleva più sottilmente esplicitare che, per “garantire la continuità didattica, in modo particolare di una classe dell’ultimo anno, in vista dell’Esame di Stato (prossimamente, nuovamente di Maturità)”, i genitori firmatari del documento auspicherebbero la permanenza del docente temporaneo, cui sarebbe da ascrivere un “cambio di clima: lezioni regolari, programma recuperato, tensione ridotta”.

 

Si argomenta che in un anno in cui il latino è materia d’esame la stabilità diventa elemento decisivo. Quindi si dovrebbe considerare stabilità il periodo dal 7 gennaio al 7 marzo 2026.

 

A mio modo di vedere, si potrebbe argomentare anche che la preparazione di una prova scritta di latino per l’ultimo anno, da svolgere durante l’Esame di Stato, va osservata in considerazione del percorso seguito, cioè dell’intero quinquennio.

 

Questo significa l’intero monte ore dell’insegnamento di lingua e cultura latina, vale a dire 726 ore di lezione. Se non sbaglio, nella migliore delle ipotesi prospettata dall’articolo, il 4,4% delle ore di latino di tutto il quinquennio conterebbe più del resto. Interessante, ma opinabile.

 

Invece, vedendo la data di scadenza della sospensione (il 7 marzo 2026) e la data di pubblicazione dell’articolo, mi sembra chiaro che l’unico tema che si apre (o che si vorrebbe fosse riaperto) è il rientro del docente “nelle specifiche classi” (non certo nell’Istituto, che è un atto dovuto).

 

Argomenti ostativi per il rientro sarebbero “la continuità didattica” (il 4,4% del monte ore) e un’istanza “di parte” (firmata, ma non all’unanimità; non comprendo bene se solo da genitori o solo da alunni – essendo di V anno, sarebbero maggiorenni – oppure da entrambi).

 

Questi ultimi “chiedono che l’insegnante non venga riassegnato alla stessa quinta”, invocando il potere organizzativo della scuola.

 

Si parla anche di “tutela del diritto allo studio”, ma mi sembra non vada considerata, perché già l’articolo stesso non sostiene che in presenza del docente ci fosse una mancanza di didattica della materia.

 

Infatti, sul punto, si indicava un cosiddetto “latino hot” e si riferiva che, secondo le famiglie, le parole del docente nulla avevano a che vedere con una lezione di latino.

 

Vorrei solo dire che, nell’ambito delle materie classiche, soprattutto gli studiosi di area anglosassone, hanno in modo persistente portato avanti una corrente di studi letterari, noti tra gli addetti ai lavori con la dicitura inglese Gender and Sexuality Studies in Ancient World.

 

A titolo d’esempio, si può guardare:
https://www.ancientportsantiques.com/wp-content/uploads/Documents/AUTHORS/SexinAntiquity-Masterson2015.pdf

 

La Dirigenza dell’Istituto è chiamata a valutare la richiesta di quanti “chiedono che l’insegnante non venga riassegnato alla stessa quinta”, invocando il potere organizzativo della scuola.

 

Non avendo l’onere della potestà dirigenziale, non posso né devo chiarire nulla in questa sede sul punto tecnico della questione, soprattutto per rispetto del mio Superiore gerarchico, tra l’altro impegnato attualmente fuori sede per 

motivi istituzionali e occupato a perpetuare nel tempo la lunga e orgogliosa tradizione di cui scrivevo in apertura.

 

Però posso dire una parola sull’ipotetica rimozione di un docente in corso d’anno: quest’operazione avrebbe solo la funzione di accostare con facile analogia, per l’occhio esterno, la scuola a un qualsiasi altro ufficio della Pubblica amministrazione, in cui alla fine del servizio si seleziona un volto rosso, giallo o verde in base al livello di soddisfazione.

 

Purtroppo o per fortuna (secondo l’ottica di ognuno), appartengo a quel genere di insegnanti che reputa la possibilità di parlare un principio cardine della ratio educandi.

 

Chi parla, di certo, può sbagliare. Se si sbaglia, si paga. Infallibile ce n’è Uno Solo, siede nell’Alto dei Cieli.

 

L’Ufficio preposto ha ravvisato gli estremi per considerare sanzionabile la condotta di un docente? L’ha sanzionato. Una volta pagato il debito, la colpa e il senso di colpa sono il passato. Tutto il resto è alchimia sul futuro.

 

Cordialmente,
un vostro attento lettore.

 

Mauro Giuffrè

 

PS Mentre scrivo la versione definitiva di questo testo, il titolo dell’articolo è stato modificato; ma ciò non cambia nulla.

Si associano alle mie parole tutti i docenti del Dipartimento di Materie Classiche dell’Istituto:
Auci Vita (Direttore), Campo Giusy (Segretario), Corso Brigida, Salerno Mariella, Anguzza M. Rita.