Referendum costituzionale: a Marsala il confronto tra le ragioni del Sì e del No
Un dibattito tecnico, con posizioni contrapposte ma argomentate sul piano giuridico. A Marsala si è acceso il confronto sul referendum costituzionale, con un incontro pubblico che ha messo a fuoco i nodi della riforma, in particolare sul tema della separazione delle carriere in magistratura. L’appuntamento si è svolto sabato scorso nella sala conferenze del Circolo Lilybeo.
A promuoverlo sono state l’Associazione Forense Lilybetana e l’Associazione Avvocati Penalisti del Foro di Marsala “Cesare Beccaria”, con l’obiettivo di offrire un momento di approfondimento prima del voto. A moderare l’incontro è stato Raimondo Genco, già presidente del Tribunale di Gela. Tra i relatori il procuratore della Repubblica di Marsala, Fernando Asaro, il presidente della sezione penale del Tribunale di Marsala Marcello Saladino, e gli avvocati penalisti Valerio Vartolo e Giovanni Gaudino.
Le ragioni del No
Il procuratore Fernando Asaro sostiene che la separazione delle carriere, nei fatti, è già presente nell’ordinamento.
“La separazione c’è già – ha spiegato – i magistrati si distinguono per funzioni. Le norme attuali, rafforzate anche dalla riforma Cartabia, prevedono che non si possa passare più di una volta dal ruolo giudicante a quello requirente o viceversa. E questo può avvenire solo nei primi dieci anni di attività e con il cambio di regione. Di fatto la separazione esiste già. Il pubblico ministero non deve essere sottoposto ad alcun altro potere”.
Sulla stessa linea Marcello Saladino, presidente della sezione penale del Tribunale di Marsala, che ha sottolineato come la riforma inciderebbe sull’equilibrio costituzionale dei poteri. “Siamo per il No – ha affermato – per difendere un assetto costituzionale che garantisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge attraverso una magistratura libera e indipendente. La riforma prevede un Csm in cui l’influenza della parte politica sarebbe più pregnante. I membri togati verrebbero sorteggiati, quelli laici sì, ma da un elenco scelto dal Parlamento. Questo crea una sperequazione. I magistrati devono poter scegliere i propri rappresentanti in un organo così delicato”.
Al centro delle critiche, dunque, il timore di un indebolimento dell’autonomia della magistratura e di una maggiore incidenza della componente politica negli organi di autogoverno.
Le ragioni del Sì
Di segno opposto le posizioni degli avvocati penalisti intervenuti. Per Valerio Vartolo la separazione delle carriere rappresenta “la naturale prosecuzione del rito accusatorio e del principio del giusto processo”. “Votare Sì – ha spiegato – significa rafforzare la figura del giudice terzo e imparziale. Oggi esiste una separazione delle funzioni, non delle carriere. I due Csm rispondono all’esigenza di distinguere nettamente il pubblico ministero dalla magistratura giudicante. Questa distinzione, a nostro avviso, deve essere completa”.
Sulla stessa linea Giovanni Gaudino, che ha ricordato come l’Unione delle Camere Penali sostenga la separazione delle carriere da oltre un decennio. “Non ho dubbi – ha detto – sulla necessità del doppio Csm e sulle modalità di sorteggio previste. Qualche riserva può esserci sulla composizione dell’Alta Corte disciplinare, ma il voto non è frazionabile. Per questo, pur con alcune perplessità, voterò convintamente per il Sì”.
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