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07/03/2026 06:00:00

Oggi 30° Anniversario della Legge sui beni confiscati. Libera scende in Piazza

Oggi, 7 marzo 2026, ricorre il trentesimo anniversario della legge 109 del 1996, la norma che ha segnato una svolta nella lotta alle mafie in Italia permettendo il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Una conquista civile nata anche grazie a una grande mobilitazione popolare: oltre un milione di firme raccolte su impulso dell’associazione Libera portarono all’approvazione della legge in Parlamento.

A distanza di tre decenni, quella norma continua a rappresentare uno degli strumenti più significativi per trasformare il patrimonio accumulato illegalmente dalle mafie in risorse per la collettività.

 

 

 

 

Dalla confisca al riuso sociale

 

La legge 109/96 ha introdotto la possibilità di destinare i beni confiscati — terreni, aziende, immobili — a finalità sociali. Un principio semplice ma rivoluzionario: ciò che è stato sottratto illegalmente alle comunità può tornare a essere patrimonio pubblico.

Da allora sono nate in tutta Italia oltre 1200 esperienze di riutilizzo sociale. Cooperative agricole, centri culturali, strutture per l’accoglienza, progetti educativi e spazi di inclusione hanno preso il posto di aziende e proprietà un tempo riconducibili ai clan.

Molte di queste esperienze si trovano proprio in Sicilia e nel territorio trapanese, dove la presenza storica delle organizzazioni mafiose ha lasciato un segno profondo ma anche generato percorsi di riscatto civile.

 

 

 

 

L'impegno della rete di Libera

 

 

Per celebrare questo anniversario e rilanciare l’impegno sul tema dei beni confiscati, dal 6 all’8 marzo la rete di Libera promuove in tutta Italia l’iniziativa “109 piazze per la legge 109”, tre giorni di mobilitazione diffusa.

Sono oltre 180 i luoghi coinvolti da nord a sud: da Trieste a Milano, da Torino a Genova, passando per Bologna, Roma, Napoli e Palermo. Volontari, associazioni e cittadini animano piazze, banchetti informativi, incontri pubblici e visite guidate ai beni confiscati.

L’obiettivo è raccontare cosa è cambiato in questi trent’anni e ricordare che quei beni non sono solo simboli della legalità, ma strumenti concreti di sviluppo sociale.

 

 

 

Don Luigi Ciotti: "Una legge che mette al centro l'etica"

 

Secondo il presidente nazionale di Libera, don Luigi Ciotti, la forza della legge 109 sta proprio nella sua dimensione morale.

 "La peculiarità della legge 109/96- commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera - che compie trent'anni è di aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l'ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto. Non è un caso se oggi la legge 109, pur con tutti i suoi limiti applicativi, viene presa ad esempio da altre legislazioni nel mondo, a partire dall'Unione Europea. I tanti beni restituiti alla collettività grazie ai percorsi di riutilizzo sociale "parlano"; raccontano ciò che accade quando una ricchezza sporca, talvolta addirittura macchiata del sangue di vite innocenti, viene ripulita attraverso un investimento morale e materiale che chiama in causa i territori di appartenenza Lo constatiamo ogni giorno nelle cooperative, negli spazi sociali, negli edifici che accolgono persone in difficoltà e ospitano servizi preziosi per ogni fascia della popolazione. Lo vediamo ancora più chiaramente quando concentriamo l'attenzione sulle ricadute educative di questi percorsi: la fiducia che generano nelle comunità; i progetti culturali, artistici o sportivi messi in campo dentro i beni confiscati; i campi estivi che ogni anno attirano su quei beni migliaia di giovani per formarsi sui temi della giustizia e della cittadinanza responsabile. Certo non è tutto perfetto: ci sono ritardi, ostacoli burocratici, fatiche finanziarie, contraddizioni da superare nelle varie forme di gestione. Oggi dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti!"

 

 

 

 

 

 

 

 

Una rete consolidata e sempre più numerosa come dimostrano i numeri presentati da Libera nella nuova edizione del report “Raccontiamo il bene” - Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Un censimento del mondo del sociale e dell’associazionismo che racconta, dopo trenta anni, il Belpaese, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi.
 

In Sicilia sono 384 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata in 80 comuni. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica. Dal report di Libera emerge che il 59% delle
realtà sociali è costituita da associazioni di diversa tipologia (226), mentre sono 68 le Coop sociali. Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 23 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 7 fondazioni, 10 centri scout, 6 associazioni sportive. Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Le attività sono svolte in 134 tra appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; 67 le esperienze hanno in gestione delle ville fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale o singole palazzine; 83 le esperienze di gestione terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari); 70 in locali commerciale o industriale; Sono 158 i soggetti gestori le cui attività che sono direttamente legate a servizi di welfare e politiche sociale per la comunità; 122 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile; 48 in attività legate all' agricoltura e ambiente, 13 si occupano di sport e 16 produzione e lavoro.

 

Il valore educativo dei beni confiscati

Uno degli aspetti più significativi riguarda l’impatto educativo e sociale di questi percorsi.

Molti beni confiscati ospitano attività culturali, progetti sportivi, iniziative artistiche e servizi sociali. Ogni anno migliaia di giovani partecipano ai campi estivi organizzati sui terreni sottratti alle mafie, esperienze che uniscono lavoro, formazione e impegno civile.

In questi luoghi — spesso simboli di potere criminale — si costruiscono oggi percorsi di cittadinanza attiva e nuove opportunità di lavoro.

 

 

Non mancano le criticità

Non mancano tuttavia criticità. Ritardi burocratici, problemi finanziari e difficoltà nella gestione dei beni continuano a rallentare molti progetti.

Proprio per questo la campagna lanciata da Libera in occasione dell’anniversario punta a rilanciare una richiesta concreta allo Stato: destinare stabilmente il 2% del Fondo Unico Giustizia (FUG) al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.

Il Fondo raccoglie il denaro sequestrato e confiscato alla criminalità. Secondo l’associazione, una piccola quota di queste risorse potrebbe essere reinvestita direttamente nei territori per sostenere cooperative, progetti sociali e iniziative di rigenerazione urbana.

 

 

 

Le iniziative in Sicilia e a Trapani

 

Anche la Sicilia partecipa alla mobilitazione con oltre venti appuntamenti tra Palermo, Trapani, Castelvetrano, Modica, Pozzallo, Vittoria, Misterbianco, Catania, Acireale, Scordia, Lentini e Messina.

Nel Trapanese le iniziative coinvolgono alcuni dei luoghi simbolo del riutilizzo sociale dei beni confiscati. A Trapani, ad esempio, oggi sono previsti momenti di incontro e raccolta firme alla Calcestruzzi Ericina Libera, con la possibilità di visitare l’impresa confiscata e restituita alla collettività.

Nel pomeriggio i volontari saranno presenti anche nell’androne di Palazzo Cavarretta, nel cuore della città, per promuovere la campagna e raccogliere adesioni.

Tutti gli appuntamenti del 7 marzo: Palermo – Sartoria Al reves; Palermo – Via Micciulla 5 – Evento in un bene confiscato; Palermo – Via Pignatelli Aragona 42, Associazione ARCI; Catania – Evento presso il Centro aggregativo di prossimità per minori bene confiscato - via Castagnola 3; Castelvetrano (TP) - Giardino delle arance, via delle Mimose snc - Coop sociale I locandieri; Palermo – Via Titina de Filippo 3 – Evento in un bene confiscato; Trapani - Palazzo Cavarretta - Banchetto di raccolta firme; Vittoria (RG) – Piazza del Popolo – Banchetto di raccolta firme; Messina – Bene confiscato via Roosevelt – Evento in un bene confiscato; Trapani - Calcestruzzi Ericina Libera - Apertura e visita guidata dell'Azienda con raccolta firme; Acireale - Via Paolo Vasta - Evento con banchetto di raccolta firme; Messina - Lungomare S.Margherita "Graziella

Campagna" fronte rifornimento Q8 - Banchetto di raccolta firme. Si chiude l'8 marzo con l'evento presso la Cooperativa Beppe Montana - Libera Terra sita in c.da Cuccumella a Lentini (SR) con banchetto di raccolta firme.

 

Un anniversario che guarda al futuro

 

A trent’anni dalla sua approvazione, la legge 109 resta uno dei simboli della risposta civile alla criminalità organizzata.

La sfida oggi non è soltanto difendere quel patrimonio normativo, ma rafforzarlo e renderlo più efficace. Perché ogni bene restituito alla collettività non rappresenta solo una vittoria dello Stato, ma un investimento concreto nel futuro dei territori che per anni hanno convissuto con la presenza delle mafie.