Le donne di Lilibeo: storie di bellezza, potere e memoria nell’antica Marsala
C’è una città antica che continua a parlare. Lo fa attraverso mosaici, statue, tombe, oggetti quotidiani rimasti sepolti per secoli e oggi custoditi nel Parco Archeologico di Lilibeo. Con “Lilibeo racconta”, una serie di reportage realizzata da Tp24 insieme al Parco Archeologico di Lilibeo – Marsala, iniziamo un viaggio dentro questa città scomparsa, ma che continua a parlarci. Ogni puntata racconterà una storia: un reperto, un luogo, un personaggio che riemerge dal passato e ci aiuta a capire com’era la vita qui più di duemila anni fa. E cos'è rimasto oggi. Perché l’archeologia è fatta di storie e di persone. E la prima storia non poteva che cominciare, oggi 8 marzo, dalle donne. Proprio oggi, Giornata internazionale della donna, al Parco Archeologico Lilibeo Marsala, come in tutti i siti statali e regionali, l’ingresso è gratuito per le donne. Un’occasione per scoprire che, molto prima di noi, altre donne avevano già lasciato il segno nella storia di questa città. ****
Oggi è l'8 marzo, Giornata internazionale della donna. E questo viaggio nella città antica di Lilibeo comincia proprio da loro. Le donne di Lilibeo — l’antica Marsala punica e romana — non erano solo mogli o madri. Dai reperti archeologici emerge il ritratto di donne forti, fiere, con un ruolo sociale riconoscibile, presenti nella vita religiosa, familiare e simbolica della città. A raccontarle oggi non sono cronache o testi antichi, ma gli oggetti che hanno lasciato: edicole votive, vasi con scene di nozze, specchi, profumi, corredi funerari. E soprattutto lei, la statua che accoglie i visitatori del Museo del Parco Archeologico di Lilibeo. È una Venere. Una Venere pudica, con il corpo morbido, il mantello che scivola lungo i fianchi e una mano che tenta di coprire il seno. È un gesto di pudore antico di duemila anni. Ma in quel gesto, in quella sensualità trattenuta, c’è anche l’immagine simbolica della donna di Lilibeo. «Questa Venere così femminile, così donna nelle sue fattezze morbide, è proprio l’emblema della donna in generale», spiega l’archeologa Maria Grazia Griffo. «Non è solo una dea. È una donna da desiderare, da amare». La statua fu rinvenuta nel 2005 nell’area della chiesa di San Giovanni Battista al Boeo, nel cuore dell’antica città. È uno dei simboli del museo e racconta molto della società che viveva qui tra età punica e romana.
Donne, bellezza e identità Della vita delle donne di Lilibeo non possediamo vere biografie. Ma l’archeologia riesce comunque a raccontarle attraverso gli oggetti che hanno lasciato. Nelle necropoli della città — esplorate nel corso degli scavi archeologici — molte tombe femminili contenevano corredi ricchi: gioielli, specchi, oggetti per la cosmesi, piccoli contenitori per profumi. «Qui abbiamo tante testimonianze della cura che le donne avevano per il loro corpo, per il loro viso, per le acconciature», racconta ancora Griffo osservando i reperti esposti nel museo. Spilloni per i capelli, piccoli strumenti per il trucco, boccette di profumo in vetro soffiato, specchi spesso custoditi in eleganti astucci. Oggetti della vita quotidiana che raccontano attenzione alla bellezza, ma anche una precisa identità sociale. Perché Lilibeo, affacciata sulle rotte del Mediterraneo, era una città ricca e cosmopolita. E anche le donne — almeno nei ceti più agiati — avevano un ruolo riconoscibile nella società.
Le storie raccontate dai vasi Un racconto sorprendente arriva anche dalle ceramiche. Su alcuni vasi ritrovati nelle necropoli sono raffigurate scene del mondo femminile: giovani donne sedute, ancelle che offrono doni, preparativi per le nozze. «In queste immagini vediamo la donna che si appresta al matrimonio», spiega l’archeologa. «A volte è seduta mentre riceve una cista con delle uova, simbolo di fertilità e prosperità». In altri casi la scena rappresenta il bagno rituale prima delle nozze, un momento simbolico legato al culto di Afrodite. Molti di questi vasi, tra l’altro, sono di produzione locale. Questo significa che i ceramisti di Lilibeo probabilmente raffiguravano i volti delle donne della città. «Possiamo immaginare che questi profili eleganti siano proprio volti lilibetani», osserva Griffo.
Il colore della bellezza Tra i reperti più curiosi del museo c’è anche una grande conchiglia. Al suo interno è conservata una polvere rossa: oggi è moderna, ma ricorda la porpora utilizzata nell’antichità. La porpora serviva anche come cosmetico. «Probabilmente veniva applicata sul viso con piccoli cucchiaini o spatole come quelli che vediamo esposti», racconta l’archeologa. Lo stesso pigmento rosso compare nelle pitture funerarie delle tombe di Lilibeo. Un colore legato alla bellezza, ma anche alla dimensione rituale della morte.
Volti e nomi dal passato A volte l’archeologia riesce persino a restituire un volto e un nome. Nel museo è conservata una piccola edicola funeraria con una scena di banchetto. Una donna porge un calice al suo compagno disteso sul letto conviviale. Davanti a loro c’è una tavola con frutti votivi. Il nome della donna è inciso nella pietra: Maria. È definita “eroina buona”, un titolo che indicava defunti onorati e quasi divinizzati, collocati simbolicamente in una dimensione intermedia tra uomini e dei. In un’altra immagine, attorno alla scena compaiono oggetti del quotidiano: strumenti musicali, ventagli, cassette per la cosmesi. È un piccolo ritratto della vita domestica e sociale delle donne di Lilibeo.
Donne e potere nella città romana Con la conquista romana del 241 a.C., Lilibeo diventa una delle città più importanti della Sicilia. Le iscrizioni e i monumenti mostrano donne che compaiono come mogli, madri, talvolta anche come dedicanti di culti religiosi. Il culto di Venere, particolarmente diffuso in città, non è casuale. La dea era considerata progenitrice della gens Iulia, la famiglia di Giulio Cesare e degli imperatori. «Venere aveva un ruolo quasi istituzionale nel mondo romano», spiega Griffo. «E questo culto si rifletteva anche nelle città dell’impero». Non lontano dal luogo dove è stata trovata la statua della Venere Pudica, gli archeologi hanno rinvenuto anche la dedica a Venere Equestre, una forma più guerriera della dea. Due volti diversi della stessa divinità. E, simbolicamente, due immagini della femminilità.
La forza delle donne di Lilibeo Non tutte le donne della città vivevano allo stesso modo. Molte di queste testimonianze riguardano i ceti più agiati. Ma i reperti raccontano comunque una realtà chiara: le donne non erano figure marginali. «Possiamo dire che la donna di Lilibeo era una donna forte, fiera di sé, con un ruolo sociale importante», conclude l’archeologa. E ancora oggi, camminando tra le sale del museo, tra vasi dipinti, specchi e statue di marmo, quelle donne sembrano raccontare la loro storia. Una storia iniziata più di duemila anni fa. E che continua ancora.
Pasqua 2026: la Pasticceria Capriccio di San Vito Lo Capo torna, puntuale come il profumo di zagara in primavera, con le sue colombe artigianali. E quest’anno c’è una novità di lusso.
Ogni anno la...
Teatro, incontri culturali, iniziative all’aperto e attività dedicate alla Giornata internazionale della donna. Sabato 7 e domenica 8 marzo il calendario degli appuntamenti in provincia di Trapani propone eventi distribuiti in diversi...
L’inverno cede lentamente il passo alla bella stagione e con le prime giornate più luminose cresce l’attesa per il ritorno dei sapori autentici della Trattoria delle Cozze. A partire da sabato 7 marzo 2026...
C’è una città antica che continua a parlare.Lo fa attraverso mosaici, statue, tombe, oggetti quotidiani rimasti sepolti per secoli e oggi custoditi nel Parco Archeologico di Lilibeo.Con “Lilibeo racconta”, una serie...
Affrontare la transizione verso una fabbrica intelligente rappresenta un passaggio obbligato per le imprese che desiderano mantenere un vantaggio competitivo nel severo mercato globale. Tuttavia, l'aggiornamento tecnologico...