A Marettimo il simulacro di San Giuseppe torna al suo antico splendore. La statua, custodita nella parrocchia Maria Santissima delle Grazie, è stata restaurata nei mesi scorsi e l’8 marzo è stata presentata alla comunità durante la tradizionale “scinnuta”, trasformata per l’occasione in una festa molto partecipata dagli abitanti dell’isola.
Il venerato simulacro arrivò a Marettimo il 2 aprile 1908. Solo alcuni anni dopo, intorno al 1915, iniziarono le prime celebrazioni con la novena e i riti popolari dedicati al santo, voluti da padre Mario Zinnanti, nato a Favignana nel 1843 e morto proprio a Marettimo nel 1927. La ricostruzione storica è riportata dallo studioso Emilio Milana. San Giuseppe è patrono dell’isola dal 2002.
L’opera, una scultura in cartapesta del primo decennio del Novecento, è attribuita dallo storico dell’arte Gianfranco Solferino allo scultore leccese Luigi Guacci. Nel tempo aveva subito diversi interventi non adeguati e presentava alcune criticità sia strutturali che estetiche.
Il restauro conservativo è stato fortemente voluto dal vicario generale della Diocesi di Trapani, don Alberto Maria Genovese, insieme al Comitato festeggiamenti San Giuseppe. I lavori sono stati finanziati dall’assessorato regionale ai Beni culturali su interessamento del deputato regionale Stefano Pellegrino.
L’intervento è stato affidato alla Partenope Restauri di Elena Vetere, diretto dalla dottoressa Claudia Bertolino, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani.
La statua presentava diversi problemi: era leggermente distaccata dalla base, con lesioni nel panneggio posteriore e parti lacunose nella cartapesta. Anche il Bambinello mostrava un braccio lesionato e alcune dita erano state manomesse da precedenti restauri. Inoltre la cromia originaria era stata alterata da numerose ridipinture.
Il lavoro dei restauratori ha consentito di consolidare la struttura e riportare alla luce i colori originali. La tunica, che appariva verde, si è rivelata in realtà di un grigio-viola decorato con motivi floreali argentati. Il mantello, nascosto sotto quattro strati di ridipintura, ha recuperato una tonalità più gialla con bordature dorate, mentre l’incarnato dei volti è tornato a un tono più rosato.
Sono stati inoltre recuperati frammenti originali delle dita del Bambinello, reintegrate dopo la rimozione delle vecchie ricostruzioni. Le lacune e le fessurazioni sono state colmate con impasti di gesso e colla, mentre la reintegrazione pittorica è stata realizzata con colori reversibili e tecniche riconoscibili nelle parti mancanti.
Durante la presentazione dell’8 marzo è stato anche proiettato un breve documentario realizzato da Salvatore Torrente, mentre Nicolò Miceli ha illustrato alla comunità tutte le fasi del restauro.
Il lavoro ha riguardato anche la “vara” processionale e rappresenta un passaggio importante per la vita religiosa dell’isola. Un intervento che la comunità marettimara auspica possa essere di buon auspicio per la nuova Associazione San Giuseppe Marettimo ETS e per la parrocchia Maria Santissima delle Grazie, chiamate a collaborare nelle future celebrazioni dedicate al patrono dell’isola.