Questa mattina a Salemi, alle 10:30 nel salone del Castello Normanno Svevo di piazza Alicia, con la partecipazione di studenti e la presenza del sindaco Vito Scalisi e delle massime autorità cittadine e provinciali, si terrà una cerimonia per ricordare la figura del poliziotto salemitano Baldassare Maragioglio, ucciso il 24 novembre del 1948 durante un conflitto a fuoco con alcuni componenti della banda “Giuliano”.
Alla fine della commemorazione, alle ore 12:00 circa, presso il Cimitero Comunale, verra’ installata e benedetta una lapide funeraria in memoria dell’eroico poliziotto.
Al restauro lapideo a provveduto l’Amministrazione comunale su iniziativa dell’Associazione Alphaomega Onlus.
Il poliziotto salemitano Baldassare Maragioglio, in forza al Raggruppamento della Polizia di Stato di Palermo, stava partecipando ad un rastrellamento nelle campagne del palermitano nei pressi di Giardinello, un borgo a pochi minuti da Montelepre, paese natale del bandito Salvatore Giuliano e principale teatro delle sue imprese delittuose.
Era da poco spuntata l’alba del 24 novembre 1948.
La squadriglia, impegnata in un’operazione militare predisposta per la cattura di affiliati alla banda di Salvatore Giuliano, cadde in un agguato.
Un gruppo di banditi appostati fra le rocce, esplosero contro agenti e carabinieri numerosi colpi di armi automatiche.
Lo scontro a fuoco fu violentissimo e si protrasse per oltre un’ora.
Rinforzi furono richiesti via radio. Quando giunsero sul posto era già tardi, banditi erano fuggiti, lasciando però sul terreno il cadavere di uno di loro tale Giuseppe Passatempo di 27 anni.
Un personaggio gia’ noto. Veniva descritto dalla stampa dell’epoca come uno tra i piu’ pericolosi luogotenenti di Giuliano, tanto da essere soprannominato il “boia” della banda.
Su di lui gravavano ben 23 mandati di cattura per numerosi fatti di sangue, fra cui la strage di Portella della Ginestra.
Purtroppo anche Baldassare Maragioglio rimase gravemente ferito.
Ricoverato presso l’ospedale militare di Palermo, morì alle 19,45 dello stesso giorno senza aver ripreso conoscenza. Tre mesi prima aveva compiuto 33 anni, come gli anni di Cristo.
Risultò evidente che l’agguato teso alle forze di polizia non fu casuale.
La solita talpa aveva avvisato Salvatore Giuliano dell’operazione di polizia. Il capo bada con tanto furore prese le contromisure. Ad aprile dello stesso anno c’erano state le elezioni e la democrazia cristiana aveva preso la maggioranza assoluta dei voti. A cui la banda aveva contribuito. Mentre lui aveva rispettato gli accordi, imponendo a far votare per lo scudo crociato, qualcuno invece, secondo lui, non stava rispettando i patti. Sente puzza di bruciato e si sentiva tradito.
E nello stesso giorno dell’agguato, il 24 novembre, indirizza una lettera aperta ai deputati che aveva contribuito ad eleggere, lamentando la ripresa delle azioni di polizia e l'arresto delle mogli, delle madri e delle figlie dei banditi.
“Onorevoli — scriveva Giuliano — queste donne che si trovano maltrattate in carcere, sappiate che hanno votato le vostre liste perché speravano nel vostro senso di giustizia e soprattutto nelle vostre promesse. Nelle nostre zone non si è votato che per voi e così noi abbiamo mantenuto le nostre promesse, adesso mantenete le vostre”.
Mentre ai vertici si patteggiava, i figli del popolo con indosso una divisa morivano nei veri conflitti a fuoco. Due anni dopo Giuliano moriva anch’egli, il conflitto a fuoco fu solo una massa in scena.
Dopo 77 anni, a Baldassare Maragioglio viene finalmente tributato il giusto riconoscimento istituzionale e pubblico. Ma qualcuno, in tutti questi anni, avrebbe dovuto chiedere anche scusa.
Franco Ciro Lo Re