Al Museo Lilibeo la Giornata dedicata a Sebastiano Tusa "L'archeologo visionario"
Il 10 marzo è una data che tiene insieme storia antica e memoria contemporanea. Nel 241 a.C. si concluse la battaglia delle Egadi, lo scontro navale che segnò la fine della prima guerra punica. Il 10 marzo 2019 morì Sebastiano Tusa, archeologo, soprintendente del Mare e assessore regionale ai Beni culturali, tra le figure decisive nella riscoperta di quella battaglia.
Marsala lo ha ricordato al Museo Lilibeo, durante la “Giornata per i Beni culturali siciliani in memoria di Sebastiano Tusa”, iniziativa promossa nell’ambito delle attività della Regione Siciliana dedicate alla valorizzazione del patrimonio culturale.
L’incontro, dal titolo “Il Museo Lilibeo racconta il suo impegno”, si è svolto nella sala conferenze “Maria Luisa Famà” del museo. Non una commemorazione formale, ma un’occasione per rileggere il lavoro di Tusa attraverso i reperti che oggi Marsala custodisce.
Al centro c’erano il mare, l’archeologia subacquea, la battaglia delle Egadi e due testimonianze esposte al Museo Lilibeo: la nave tardo romana “Marausa 1” e il rostro “Egadi 13”.
Il mare come archivio
“È stato un archeologo visionario. Da piccoli indizi è riuscito a vedere quale fosse la dinamica della battaglia, quella che realmente c’è stata a nord-ovest di Levanzo”, ha detto Roberto La Rocca, archeologo della Soprintendenza del Mare, intervenendo al Museo Lilibeo.
La frase restituisce bene il metodo di Tusa. Guardare il mare non come spazio vuoto, ma come un archivio da interrogare. Non cercare soltanto reperti isolati, ma ricostruire contesti, rotte, scontri, economie, forme di vita.
“Sebastiano Tusa diceva che il mare era il nostro archivio e qui, al Museo Lilibeo, ne abbiamo un esempio”, ha aggiunto La Rocca.
È una definizione che oggi suona quasi programmatica. La Sicilia, posta al centro del Mediterraneo, conserva sott’acqua una parte essenziale della propria storia. Relitti, anfore, rostri, carichi, porti sommersi e tracce di battaglie raccontano secoli di traffici, guerre e incontri.
Tusa ha avuto il merito di trasformare questa consapevolezza in una politica culturale. Non solo ricerca scientifica, ma tutela, comunicazione pubblica e costruzione di un racconto capace di arrivare ai cittadini.
La battaglia delle Egadi
La battaglia delle Egadi si combatté il 10 marzo del 241 a.C. e pose fine alla prima guerra punica. Fu uno scontro decisivo tra Roma e Cartagine, avvenuto nelle acque dell’arcipelago, in particolare nell’area a nord-ovest di Levanzo.
Per molto tempo quel campo di battaglia è rimasto più nelle pagine degli storici antichi che nella concretezza dei reperti. La svolta è arrivata con le ricerche archeologiche subacquee condotte dalla Soprintendenza del Mare, in collaborazione con la RPM Nautical Foundation.
I rostri recuperati nelle acque delle Egadi hanno permesso di localizzare con maggiore precisione l’area dello scontro e di ricostruire aspetti materiali della battaglia. Non più soltanto una data nei manuali, ma un paesaggio archeologico subacqueo. La Fondazione Sebastiano Tusa ricorda proprio l’alba del 10 marzo 241 a.C. come il momento in cui si mosse lo scontro tra le flotte nelle acque tra Favignana, Levanzo e Marettimo.
Il lavoro di Tusa è stato decisivo perché ha messo insieme intuizione storica, tecnologia, immersioni, indagini strumentali e collaborazione internazionale. Il risultato ha cambiato il modo di raccontare uno degli episodi più importanti della storia mediterranea.
Il debito del Museo Lilibeo
“Il nostro Parco archeologico di Lilibeo-Marsala ha un grande debito di riconoscenza nei confronti di Sebastiano Tusa”, ha affermato la direttrice del Parco, Anna Occhipinti.
Il riferimento è concreto. Grazie a Tusa, ha ricordato Occhipinti, il Museo possiede “questo relitto meraviglioso”, esposto nella sala a lui dedicata, e il Rostro delle Egadi, destinato al museo quando Tusa era assessore regionale ai Beni culturali.
Sono due presenze che danno al Museo Lilibeo un ruolo particolare nel racconto del mare siciliano. La nave tardo romana Marausa 1 e il rostro Egadi 13 non sono solo reperti di grande valore. Sono prove materiali di una storia che attraversa il Mediterraneo e arriva fino a Marsala.
La Regione Siciliana, presentando le iniziative del 10 marzo, ha richiamato proprio questi rinvenimenti marini custoditi al Museo Lilibeo come testimonianze dell’impegno di Tusa nella ricerca archeologica subacquea.
Questo spiega perché il ricordo di Tusa a Marsala abbia un significato speciale. Qui la sua eredità non è astratta. È visibile in sala, dentro il percorso museale, davanti ai visitatori.
La Giornata dei Beni culturali siciliani
La Giornata per i Beni culturali siciliani è stata istituita dalla Regione Siciliana per ricordare Sebastiano Tusa. Ogni 10 marzo musei, parchi e luoghi della cultura dell’Isola propongono aperture e iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio.
Nel 2026 la Regione ha previsto l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura regionali. A Marsala, il Parco archeologico di Lilibeo ha organizzato una conversazione dedicata al ruolo di Tusa e alla ricerca archeologica subacquea, con particolare riferimento ai reperti conservati nel museo.
La scelta della data è carica di significato. Il 10 marzo lega la fine della battaglia delle Egadi alla scomparsa dell’archeologo che più di altri ha contribuito a riportarla alla luce.
Non è soltanto una coincidenza. È diventata una chiave di lettura: la storia antica, la ricerca contemporanea e la memoria pubblica si incontrano nello stesso giorno.
Un’eredità scientifica e civile
Sebastiano Tusa non è stato soltanto uno studioso. È stato un archeologo capace di dare forma istituzionale a una disciplina, l’archeologia subacquea, che in Sicilia aveva bisogno di strumenti, strutture e visione.
La Soprintendenza del Mare, da lui fondata e guidata, ha rappresentato una svolta. Ha permesso di affrontare il patrimonio sommerso non come un insieme di scoperte occasionali, ma come un sistema da studiare, proteggere e raccontare.
È questa la parte più attuale della sua lezione. In Sicilia il mare non è un confine. È un archivio storico, un’infrastruttura culturale, un luogo di memoria e di futuro.
Il Museo Lilibeo mostra bene questa continuità. Dalla nave punica alla nave tardo romana, dai rostri delle Egadi ai materiali provenienti dal mare, Marsala conserva reperti che obbligano a guardare la città dentro una storia mediterranea più ampia.
Le informazioni utili
La “Giornata per i Beni culturali siciliani in memoria di Sebastiano Tusa. Il Museo Lilibeo racconta il suo impegno” si è svolta martedì 10 marzo 2026, alle 17, nella sala conferenze “Maria Luisa Famà” del Museo Lilibeo di Marsala.
L’iniziativa rientrava nel calendario regionale dedicato alla memoria di Tusa e alla valorizzazione dei beni culturali siciliani.
Durante l’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Roberto La Rocca, archeologo della Soprintendenza del Mare, e Anna Occhipinti, direttrice del Parco archeologico di Lilibeo-Marsala.
Il Museo Lilibeo conserva testimonianze legate al lavoro e alla visione di Tusa, tra cui la nave tardo romana “Marausa 1” e il rostro “Egadi 13”.
Ricordarlo a Marsala significa tornare al punto centrale della sua ricerca: il mare come archivio. Un archivio fragile, ancora in gran parte da leggere, che custodisce la storia della Sicilia meglio di molte pietre emerse.
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