Antonini, sconfitte e conti aperti: il Trapani tra stadio, fisco e staff sospeso
Il Trapani non trova punti, ma produce comunicati. Dopo quattro sconfitte consecutive, la società annuncia la sospensione di due componenti dello staff tecnico e ricorda che «si vince insieme e si perde insieme». Il principio è condivisibile. L’applicazione, a quanto pare, prevede qualche eccezione nominativa.
È un altro capitolo del settembre di Valerio Antonini, nel quale il calcio giocato occupa uno spazio sempre più piccolo rispetto a quello delle controversie. Ci sono lo stadio, i canoni e le bollette, i lavori da documentare. Ci sono i crediti fiscali degli Shark e le accuse rivolte a un funzionario dell’Agenzia delle Entrate. E ci sono, adesso, anche i collaboratori sospesi.
Le vicende sono diverse e vanno tenute separate. Ma, lette insieme, raccontano la distanza che può esserci tra una dichiarazione del presidente e un provvedimento, tra un risarcimento rivendicato e uno riconosciuto. È in quella distanza che si trova oggi buona parte della crisi del Trapani.
Lo stadio: il giudice dice no alle richieste urgenti
Partiamo dal Provinciale. Come abbiamo raccontato su Tp24 il 23 settembre, il Tribunale civile di Trapani ha respinto tutte le domande del ricorso cautelare presentato dalla F.C. Trapani 1905. Il provvedimento, firmato dal giudice Carlo Maria Bucalo, è del 21 settembre. Non chiude l’intera controversia, ma su questa fase il risultato è netto: le misure urgenti richieste dal club non sono state concesse.
La società si è opposta a due decreti ingiuntivi ottenuti dal Libero Consorzio. Il primo riguarda i canoni insoluti delle stagioni 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025; il secondo il rimborso delle utenze delle stagioni 2023/2024 e 2024/2025. Il Trapani, a sua volta, rivendica un credito per i lavori di ammodernamento dello stadio. Le due cause sono ancora pendenti.
Nel ricorso cautelare il club chiedeva di sospendere il pagamento del canone pieno di 256.500 euro oltre Iva, sostituendolo con una cifra provvisoria più bassa, adeguata alla Serie D. Chiedeva inoltre di impedire all’ente iniziative sulla decadenza della concessione, sulla risoluzione del rapporto e sul rilascio dell’impianto.
Il magistrato definisce la richiesta «non facilmente intellegibile, per come formulata dalla parte». Poi ne esamina le possibili interpretazioni: la domanda relativa al canone della stagione corrente non è collegata alla causa nella quale è stata proposta; quella sui canoni già ingiunti riguarda invece il merito e non può essere risolta in quella sede cautelare.
Per dimostrare i lavori, due fatture emesse dal Trapani
Il passaggio più significativo riguarda però la perizia richiesta dalla società per accertare le opere realizzate e l’aumento di valore dello stadio.
Il giudice considera la domanda, allo stato, «assolutamente esplorativa». Scrive che gli interventi non sono stati individuati adeguatamente e che, a loro sostegno, sono state prodotte:
«Unicamente due fatture unilateralmente predisposte dalla medesima società opponente nei confronti del LCC».
In sostanza, il Trapani chiede che gli vengano riconosciuti dei lavori e presenta due fatture emesse dal Trapani verso l’ente. Non la documentazione delle imprese esecutrici necessaria a verificare quegli interventi e i relativi costi.
Il Tribunale non afferma che i lavori siano inesistenti. Dice che la richiesta deve essere sostenuta da prove adeguate. Indica anche quali: fatture delle ditte, descrizione analitica delle opere, elaborati sulle condizioni dello stadio prima e dopo, prescrizioni della FIGC, collaudi e computi metrici. La società potrà ancora integrare i documenti nella causa di merito.
Il punto è semplice: prima si documenta ciò che si chiede di far valutare. Non si può affidare al consulente del Tribunale il compito di ricostruire da zero tutta la propria pretesa economica.
Il risarcimento è già nel post. Non nella decisione
Nella replica social di Antonini, invece, il discorso corre già verso il «numero finale del risarcimento».
Il presidente riferisce di un rinvio dell’udienza al 2 dicembre, prospetta la riunione dei procedimenti e la nomina di un perito. Poi presenta il suo conto: quasi tre milioni di euro di lavori, circa un milione di perdite attribuite al mancato nulla osta per le partite e 590 mila euro di pretese dell’ente.
Sono le cifre rivendicate da Antonini. Non somme riconosciute dal giudice.
Nel provvedimento del 21 settembre si parla di una futura trattazione congiunta per valutare la riunione delle cause. La consulenza tecnica preventiva, nei termini in cui è stata richiesta, viene invece respinta. Un’eventuale perizia nel giudizio di merito sarebbe un altro passaggio, non una vittoria già contenuta in questa decisione.
Antonini aggiunge che lo stadio non potrebbe subire interventi fino alla nuova udienza. Nel provvedimento esaminato non compare un simile divieto. Il magistrato osserva inoltre che non risulta avviata un’azione di rilascio coattivo dell’impianto: questa decisione non ordina uno sgombero e non liquida un risarcimento.
Il calendario della causa, insomma, non è il suo esito.
Corte dei conti: anche non riscuotere può essere un problema
Antonini annuncia anche una relazione dei propri legali alla Corte dei conti. Attribuisce al Libero Consorzio motivazioni politiche e personali, parla di reati a suo giudizio commessi e prospetta un danno erariale legato alle sue richieste risarcitorie. Sono accuse dell’imprenditore, non accertamenti contenuti nel provvedimento civile.
Nel suo ragionamento, però, manca un pezzo: la tutela del denaro pubblico riguarda anche le somme che un ente deve incassare. La giurisprudenza contabile riconosce che l’inerzia nel recupero di costi dovuti dai privati può produrre un danno alle casse pubbliche, quando ne ricorrano i presupposti.
Applicato al Provinciale, il problema potrebbe quindi presentarsi anche nella direzione opposta a quella indicata da Antonini: consentire l’utilizzo dell’impianto lasciando scoperti canoni e utenze effettivamente dovuti, senza adeguate ragioni, garanzie e iniziative di recupero.
Non significa che permettere una partita durante un contenzioso determini automaticamente una responsabilità contabile. Né che ogni scelta dell’ente sia per questo già giudicata corretta. Significa che un credito rivendicato dal concessionario non può essere considerato accertato soltanto perché il concessionario lo inserisce nel proprio conto.
Antonini ricorda che il Libero Consorzio è un ente pubblico, non una società privata. Appunto: deve tutelare anche il patrimonio e le entrate della collettività, non soltanto le aspettative di chi gestisce lo stadio.
Crediti fiscali degli Shark: la Procura chiede di archiviare la querela
Dal calcio al basket, un altro aggiornamento riguarda la vicenda delle compensazioni fiscali della Trapani Shark. Qui non si parla delle fatture per i lavori al Provinciale, ma dei crediti Iva utilizzati per compensare obblighi fiscali e contributivi e risultati, secondo la ricostruzione riportata dalla Sicilia, inesistenti.
La notizia è che la Procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento per falso ideologico nato dalla querela di Antonini contro Giuseppe Arnone, all’epoca capo dell’ufficio Controlli della direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate. La richiesta risale a maggio. Antonini, assistito dall’avvocato Carlo Massimo Zaccarini, ha presentato opposizione e la gip Cristina Carrara ha fissato un’udienza camerale per ottobre. Non c’è ancora, dunque, un’archiviazione disposta dal giudice.
Al centro ci sono le comunicazioni del 29 e 30 dicembre 2025. Secondo la contestazione della difesa, nella prima il debito residuo, superiore a 215 mila euro, era indicato come Iva; nella seconda veniva riferito a ritenute Irpef e contributi previdenziali.
Per Antonini, quel passaggio avrebbe trasformato la società da vittima di una truffa in responsabile di omissioni contributive, provocando conseguenze sul piano sportivo. Per la Procura, stando al resoconto della Sicilia, la procedura sarebbe invece corretta: non una falsificazione della natura del debito, ma passaggi conseguenti nel recupero dei crediti utilizzati in compensazione.
Il Durc e il recupero dei crediti
La difesa richiama il Durc, il documento di regolarità contributiva rilasciato dall’Inps, sostenendo che dimostrerebbe l’estinzione delle posizioni previdenziali.
La Procura ne dà una lettura diversa: le posizioni risultavano assolte presso l’Inps, mentre il recupero dei crediti inesistenti impiegati per compensarle competeva all’Agenzia delle Entrate. Nella ricostruzione riportata dal quotidiano, la contabilizzazione dei versamenti come Iva dipenderebbe proprio dalla restituzione del credito utilizzato, anche quando la compensazione originaria riguardava Irpef e contributi. La difesa contesta questa spiegazione e continua a sostenere la falsità della comunicazione del 30 dicembre.
È questo il punto sul quale dovrà pronunciarsi il giudice. Antonini denuncia una manipolazione; la Procura, chiedendo l’archiviazione, ritiene corretta la procedura contestata.
Resta separata la presunta truffa legata ad Alfieri, della quale Antonini sostiene siano state vittime le proprie società. La Sicilia riferisce, in termini dubitativi, di un trasferimento degli atti alla Procura di Napoli. L’eventuale accertamento di quella truffa non dimostrerebbe, da solo, anche una falsificazione commessa dal funzionario delle Entrate. Sono responsabilità differenti, da verificare nei rispettivi procedimenti. (TrapaniOggi.it)
Gli Shark non sono usciti di scena per una sola comunicazione
Anche il tracollo sportivo del basket va ricostruito senza confondere cause, sanzioni e procedimenti.
L’esclusione dalla Serie A del 12 gennaio 2026 fu disposta dal giudice sportivo sulla base della seconda rinuncia. Alla precedente mancata partecipazione alla gara del 4 gennaio venne infatti assimilata la partita contro Trento, disputata con una formazione ritenuta non in grado di competere e conclusa per inferiorità numerica. Il provvedimento richiamava anche il quadro delle precedenti irregolarità e sanzioni. Non era la semplice conseguenza automatica di una comunicazione fiscale.
La revoca dell’affiliazione del 16 luglio aveva invece un’altra motivazione: il mancato superamento, entro la fine dell’anno sportivo, della morosità dichiarata a seguito dei provvedimenti della Commissione Vertenze Arbitrali.
Due decisioni, con presupposti specifici. Ricondurre tutto alla sola contestazione contro l’Agenzia delle Entrate lascia fuori una parte importante della storia.
Il calcio perde. E la società sospende lo staff
Sul campo, intanto, il bilancio del Trapani è questo: 4-0 contro la Vibonese, 1-0 ad Avola, 2-0 contro la Nissa e 3-1 contro l’Igea Virtus. Quattro partite, quattro sconfitte, un gol segnato e dieci subiti. Nessun punto conquistato e classifica ferma a meno cinque, per la penalizzazione iniziale. L’ultima sconfitta è arrivata il 20 settembre, a porte chiuse, a Castellammare del Golfo.
Alla crisi dei risultati si aggiunge quella interna. Il club ha sospeso Marco Mazzola, preparatore dei portieri, e Mirko Spataro, viceallenatore dello staff di Salvatore Aronica, annunciando iniziative a propria tutela. La decisione arriva dopo le lamentele sulle difficoltà di lavorare senza un campo fisso.
Secondo la versione societaria, i contrasti sarebbero nati dal rifiuto di riportare gli allenamenti da Palermo nel Trapanese. Il comunicato insiste sul fatto che i due collaboratori abitino nel capoluogo e attribuisce allo staff la volontà di ottenere l’esonero per continuare a percepire lo stipendio senza lavorare.
La formula scelta è «prendersi lo stipendio seduti sul divano». È un’accusa della società sulle intenzioni dei propri collaboratori, non un fatto accertato.
Nello stesso comunicato il club smentisce le notizie su una squadra in rivolta e sostiene che la grande maggioranza dei calciatori abbia ricevuto due mensilità anticipate alla firma dei contratti, tra luglio e agosto. Chi non aveva ottenuto acconti, aggiunge, starebbe ricevendo il primo stipendio. È la ricostruzione fornita dalla società sui pagamenti.
Il Mokarta e la domanda sul futuro del campionato
La soluzione indicata da Antonini resta il Mokarta di Erice. Il club lo presenta come un impianto adeguato agli allenamenti di Serie D e richiama il progetto di ristrutturazione discusso con il Comune, comprendendo la possibilità di disputarvi le partite a porte chiuse. È la prospettiva illustrata dalla società, non l’annuncio di una sistemazione già operativa per tutte le gare.
Ma il passaggio più importante del comunicato arriva alla fine. Dopo avere attribuito al Libero Consorzio gran parte delle responsabilità per la situazione e avere richiamato l’assenza di stadio, tifosi e sponsor, la società scrive che valuterà se proseguire il campionato nelle condizioni attuali.
Non è un ritiro formalizzato. È però il club stesso a mettere pubblicamente in discussione la continuità della stagione.
Per i tifosi la domanda, quindi, non è più soltanto dove giocherà il Trapani. È anche quali garanzie ci siano che il suo campionato prosegua.
L’autocritica e la «prossima squadra»
In un altro intervento arriva anche un’ammissione di Antonini: «Stavolta il primo responsabile sono io». Il presidente si rimprovera di avere confermato collaboratori dei quali contesta i risultati e riconosce di avere dedicato più tempo alle cause che alla squadra. Aggiunge di avere compromesso la stagione prima ancora del suo inizio. L’autocritica si accompagna a nuove contestazioni ai collaboratori e al contesto cittadino.
Poi guarda oltre: «Il tempo dei saluti sta arrivando». E sostiene che gli errori commessi gli serviranno per la «prossima squadra da guidare». Sono dichiarazioni che prospettano un possibile addio, non atti che ne definiscano tempi e modalità.
Nel frattempo, però, esiste ancora questa squadra. Esistono i lavoratori, gli impegni presi, le partite da disputare. Le cause avranno i loro tempi, i crediti dovranno essere verificati, sulle accuse decideranno i magistrati.
Antonini parla già della prossima squadra. Ai tifosi del Trapani basterebbe sapere che cosa accadrà a questa.
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