Niente da fare: il terzo mandato per i sindaci dei Comuni tra 5 e 15 mila abitanti non vedrà la luce. Possono fare marcia indietro tutti i primi cittadini che erano pronti a scendere in campo per la terza volta.
In provincia di Trapani il disegno di legge era molto atteso dal sindaco uscente di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione.
Il ddl, che aveva ottenuto il via libera in Commissione Affari istituzionali, puntava ad allineare la Sicilia al resto d’Italia, dove la normativa consente ai sindaci dei Comuni di queste dimensioni di candidarsi per un terzo mandato consecutivo.
L’Ars vota no
Quasi scontato l’esito del voto durante la seduta dell’Assemblea regionale siciliana di ieri pomeriggio. L’aula ha votato a scrutinio segreto: 43 deputati hanno votato contro, 18 a favore. Si parla di almeno venti franchi tiratori.
A difendere il terzo mandato è stato il deputato di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo, insieme a Cateno De Luca di Sud chiama Nord, che aveva chiesto il voto palese:
«Chiedo ai colleghi di evitare il voto segreto. Ognuno si assuma le proprie responsabilità verso i sindaci che meritano lo stesso trattamento dei loro colleghi nel resto d’Italia».
Favorevoli anche Pippo Laccoto della Lega, Gianfranco Miccichè di Grande Sicilia e Giuseppe Lombardo dell’MPA.
Le opposizioni
Dure le reazioni delle opposizioni.
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Antonio De Luca, afferma che «la bocciatura del ddl sul terzo mandato è l’ennesima prova che il governo Schifani non ha più i numeri per governare la Sicilia».
Per Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico, «i numeri parlano chiaro: la maggioranza ha votato contro sé stessa. Per il centrodestra e il governo Schifani è stata l’ennesima Waterloo».
Catanzaro aggiunge:
«Ma come fanno a non avere la percezione della realtà? In aula c’erano circa 40 deputati di maggioranza e la norma ha avuto solo 18 voti a favore. Era prevedibile che il ddl sarebbe stato bocciato, ma era difficile immaginare numeri così imbarazzanti per il centrodestra».
E ancora:
«Adesso non inizino a prendersela con il voto segreto: i problemi sono tutti dentro la maggioranza. Avevamo detto che sarebbe stato meglio riparlare di questa norma dopo l’imminente tornata elettorale. Ci auguriamo che nella prossima occasione la discussione possa avvenire in un clima migliore».
ANCI Sicilia: “È l’ennesima anomalia siciliana”
Sulla vicenda intervengono anche Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale di ANCI Sicilia, che prendono atto della nuova bocciatura.
«La norma – spiegano – avrebbe consentito di adeguare la disciplina sui mandati dei sindaci a quella vigente a livello nazionale e alle indicazioni più volte espresse, a tutela dei diritti fondamentali, dalla Corte costituzionale, da ultimo con la recente sentenza n. 16 del 2026 relativa alla legge regionale della Valle d’Aosta».
Da qui la domanda che l’associazione dei Comuni rivolge alla politica regionale:
«È davvero utile ai territori — e quindi alla Sicilia — mantenere una specialità in materia di ordinamento degli enti locali che produce norme in contrasto con l’impianto nazionale e con la giurisprudenza costituzionale? Oppure sarebbe più saggio prevedere un sistematico adeguamento alle norme approvate a livello nazionale, evitando conflitti interpretativi, incertezze applicative e un continuo contenzioso che finisce per ricadere sui Comuni e, in ultima istanza, sugli interessi dei cittadini?».