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13/03/2026 06:00:00

Trapani punta su microcanile e adozioni mentre il canile di Cuddia resta fermo 

Il Comune di Trapani trasforma il principale presidio comunale per il primo soccorso agli animali randagi in microcanile. Con una determina del quinto settore è stato avviato l’iter amministrativo per adeguare l’ambulatorio veterinario di via Tunisi, oggi utilizzato per il ricovero temporaneo degli animali recuperati sul territorio.

La struttura è attualmente autorizzata dall’Asp per 9 box di ricovero, ma con il progetto previsto dalla normativa regionale si punta ad arrivare a circa 20 posti, adeguando l’ambulatorio agli standard introdotti dalla legge regionale 15 del 2022 e dal decreto attuativo del 2025 che consente ai Comuni di realizzare microcanili.

 

L’intervento comporterebbe lavori stimati tra 50 e 60 mila euro. La determina firmata dagli uffici comunali non riguarda ancora l’appalto dei lavori ma rappresenta il primo passaggio tecnico: vengono individuati i responsabili del progetto e avviato il procedimento necessario per l’adeguamento della struttura.

«C’è già un progetto per adeguare l’ambulatorio veterinario di via Tunisi e trasformarlo in microcanile», spiega l’assessore al randagismo Andrea Vassallo. «Oggi la struttura è autorizzata per una decina di box. Con il microcanile potremmo arrivare a circa venti e gestire meglio le emergenze che si verificano sul territorio».

 

L’ambulatorio di via Tunisi rappresenta oggi il punto di riferimento comunale per il recupero e la cura degli animali randagi. Qui vengono portati i cani feriti o malati recuperati dalla strada, quelli aggressivi che devono essere osservati e le cucciolate segnalate dai cittadini. Gli animali vengono visitati, curati e identificati con microchip quando necessario.

«Nella struttura vengono ricoverati temporaneamente i cani che hanno bisogno di cure o di osservazione - spiega ancora Vassallo -.Una volta recuperati sul territorio vengono curati, microcippati e, se possibile, avviati all’adozione».

 

Quando i box disponibili risultano occupati o si verificano più interventi nello stesso periodo, i cani vengono trasferiti temporaneamente anche presso ambulatori veterinari convenzionati del territorio, come quello di Custonaci, dotati di spazi per il ricovero.

 

Le spese e il canile: una storia lunga e irrisolta

È sul fronte dei costi strutturali che emergono le maggiori criticità. Negli anni, Trapani ha speso centinaia di migliaia di euro all’anno per gestire il randagismo senza disporre di un canile comunale operativo.

Ancora oggi circa 190 cani di proprietà comunale sono ospitati fuori provincia, nel canile convenzionato nel 2026 con Agrigento, con costi di mantenimento che gravano stabilmente sul bilancio. 

 

A questi si sommano le spese per:

  • pronto intervento veterinario
  • sterilizzazioni
  • accalappiamento
  • gestione dell’ambulatorio veterinario comunale di via Tunisi, struttura di passaggio e non canile
  • forniture di mangimi per animali affidati temporaneamente ai cittadini

 

L’ambulatorio di via Tunisi è gestito dal 2020 dall’associazione Arca di Johnny e Osvaldo, che collabora con le associazioni animaliste del territorio e rappresenta oggi l’unico presidio comunale stabile per il primo soccorso e il ricovero temporaneo degli animali recuperati.

Negli anni scorsi, la spesa complessiva per il sistema randagismo ha superato più volte il mezzo milione di euro annuo, una cifra che – pur necessaria sul piano sanitario – continua a essere percepita come una tassa occulta dalla collettività.

 

Il nodo centrale resta il canile comunale di contrada Cuddia. Realizzato con fondi pubblici per diversi milioni di euro, è rimasto a lungo inutilizzato, trasformandosi in una struttura problematica: lontana dalla città, complessa da gestire, con criticità tecniche e infrastrutturali emerse nel tempo. In passato si è parlato di accessi incompleti, allacciamenti, servizi mancanti e deterioramento delle opere già realizzate.

 

Oggi l’amministrazione annuncia l’avvio della struttura attraverso un bando per l’affidamento della gestione a un soggetto esterno, con l’obiettivo di trasferire gradualmente a Cuddia i cani oggi ricoverati fuori provincia. «Il canile dovrà diventare operativo nei prossimi mesi», ha spiegato l’assessore Vassallo, parlando di una fase di transizione ancora in corso. I tempi, però, si sono allungati e, nel frattempo, Trapani ha continuato a pagare.

 

Adozioni e risultati: luci e ombre

Sul fronte canino, i risultati non mancano. Dal 2020 a oggi sono stati adottati oltre 700 cani, con picchi di circa 270 adozioni nel 2020 e 100 nel 2021, oltre a centinaia di sterilizzazioni. Ogni adozione ha significato meno costi futuri, considerando che un cane può vivere 10–12 anni.

Molto più complesso il fronte felino. Le colonie feline riconosciute sul territorio comunale sono circa 30, ma esistono molti nuclei non censiti, soprattutto nel centro storico, spesso all’interno di immobili abbandonati. Qui il recupero, la sterilizzazione e l’adozione diventano operazioni difficili e costose, che il sistema attuale fatica a sostenere.

Il quadro finale è questo: oltre 100 mila euro solo per evitare il blocco delle cure, migliaia di euro per spingere le adozioni, centinaia di animali ancora mantenuti fuori città, un canile comunale atteso da anni e nessun censimento pubblico aggiornato sul numero reale dei randagi. Un’emergenza che non è solo animalista, ma amministrativa, sanitaria e finanziaria, e che continua a presentare il conto alla città.