Il boss Vetro e la rete nella Regione: voleva mettere la mani sull'emergenza Ciclone Harry
Voleva mettere le mani anche sui fondi per l'emergenza post Ciclone Harry, Carmelo Vetro, il boss massone di Favara arrestato nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta della DDA di Palermo.
Un'inchiesta che vede un boss che cercava di entrare negli appalti pubblici, un superdirigente della sanità accusato di avergli aperto porte istituzionali e un funzionario regionale arrestato per tangenti negli appalti marittimi. L'indagine sta facendo emergere una rete di rapporti che attraversa la Regione siciliana e tocca due settori strategici: la sanità e le infrastrutture portuali.
Le indagini raccontano di un boss che, dopo la scarcerazione nel 2019, avrebbe costruito negli anni una rete di contatti tra imprenditori, dirigenti pubblici e ambienti politici, muovendosi con grande disinvoltura nei palazzi della Regione.
Il ruolo di Iacolino
Al centro dell’inchiesta c’è anche Salvatore Iacolino, ex eurodeputato di Forza Italia e per anni uno dei manager più influenti della sanità siciliana.
La procura di Palermo lo indaga per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Secondo l’accusa, Iacolino avrebbe messo a disposizione del boss relazioni e contatti istituzionali maturati negli anni nei vertici della sanità e della politica regionale, facilitando alcune iniziative imprenditoriali riconducibili all’ambiente di Vetro.
In cambio, secondo i magistrati, avrebbe ottenuto sostegno elettorale e altre utilità, tra cui la promessa di assunzioni di persone segnalate.
Uno degli elementi su cui si concentrano gli investigatori arriva da una conversazione intercettata grazie al trojan installato nel telefono del boss. In quel dialogo Vetro rivendica apertamente il suo impegno politico: «Ho fatto campagna elettorale per Iacolino e Tamajo», dice parlando con un interlocutore.
«Io non sapevo che Vetro avesse una condanna per mafia», ha dichiarato.
Iacolino ha anche rivendicato il lavoro svolto negli anni nella sanità siciliana: «Tanti anni di attività parlano per me: mi sono sempre impegnato per il bene della Sicilia». Durante le perquisizioni gli investigatori hanno trovato 90 mila euro in contanti nella casa del dirigente.
Anche su questo punto Iacolino ha respinto ogni sospetto, spiegando nell’intervista a Repubblica: «Non c’è alcun mistero su quei soldi. Sono in grado di documentare che li ho prelevati, poco a poco, dal mio conto».
La provenienza di quel denaro resta comunque uno degli aspetti su cui gli inquirenti stanno svolgendo verifiche.
Il boss che puntava ai fondi del ciclone Harry
L’indagine ha rivelato anche un altro obiettivo del boss Vetro: gli appalti legati alla ricostruzione dopo il ciclone Harry, che ha provocato danni in diverse zone della Sicilia.
Secondo la ricostruzione investigativa, Vetro voleva inserirsi negli appalti della Protezione civile regionale e per questo si sarebbe rivolto proprio a Iacolino, chiedendogli di facilitare alcuni contatti istituzionali.
Sarebbe stato lo stesso Iacolino a chiamare il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina per organizzare un incontro con l’imprenditore, senza però rivelare la sua appartenenza mafiosa.
L’obiettivo del boss era entrare nel giro degli appalti per la ricostruzione e per la gestione dei fondi legati all’emergenza.
L’altro filone: le tangenti negli appalti portuali
Il nome di Vetro compare anche in un altro filone dell’inchiesta che riguarda gli appalti per le opere marittime.
In questa tranche investigativa è stato arrestato Giancarlo Teresi, dirigente regionale responsabile del servizio Infrastrutture portuali dell’assessorato alle Infrastrutture.
Le intercettazioni parlano di tangenti per circa 50 mila euro legate ai lavori per la rimozione della posidonia dal porticciolo di Marinella di Selinunte e per il trasferimento del materiale al polo tecnologico di Castelvetrano.
In una telefonata intercettata, Vetro e il cognato Antonio Lombardo fanno il conto delle somme già consegnate: «Trenta li ha portati Aveni… e venti noi. Sono cinquanta», dicono parlando delle mazzette.
L’assessora Faraoni prende le distanze
Il caso ha provocato reazioni anche nella giunta regionale. L’assessora alla Salute Daniela Faraoni ha preso le distanze dalla vicenda che coinvolge il superdirigente della sanità.
In un’intervista al quotidiano La Sicilia ha spiegato di non essere stata a conoscenza delle relazioni contestate a Iacolino: «Non potevo sapere tutto», ha dichiarato, sostenendo che in assessorato «non è arrivata nessuna segnalazione» sui rapporti del dirigente.
Faraoni ha parlato di «giorni di dolore e amarezza» per le ombre che l’inchiesta sta gettando sul sistema sanitario regionale e ha rivendicato i risultati raggiunti negli ultimi mesi.
Allo stesso tempo ha sottolineato che chi ricopre incarichi pubblici di vertice deve mantenere comportamenti irreprensibili: «Chi ricopre ruoli di vertice deve mantenere un profilo morigerato e comportamenti che non mettano in discussione l’operato del governo».
Un’inchiesta che attraversa la Regione
Due filoni investigativi diversi – sanità e infrastrutture portuali – ma con un nome che ricorre: quello di Carmelo Vetro.
Da un lato i rapporti con il supermanager della sanità Salvatore Iacolino, dall’altro le tangenti negli appalti marittimi che hanno portato all’arresto del dirigente regionale Giancarlo Teresi.
Un intreccio che, secondo gli investigatori, potrebbe rivelare una rete di relazioni costruita negli anni dal boss all’interno della pubblica amministrazione regionale, tra affari, politica e uffici strategici della Regione.
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