Iacolino, il boss Vetro e la rete di potere nella sanità siciliana
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Il boss che manda messaggi. Il dirigente della Regione che telefona ai vertici della sanità. E una pratica che improvvisamente si sblocca negli uffici dell’assessorato.
È una delle scene chiave dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ruota attorno al boss di Favara Carmelo Vetro e all’ex super dirigente della sanità siciliana Salvatore Iacolino.
Secondo i magistrati, il potente burocrate avrebbe messo il proprio ruolo istituzionale e la sua rete di relazioni a disposizione dell’imprenditore agrigentino Giovanni Aveni dietro cui — secondo gli investigatori — si muoveva proprio Vetro, uomo di mafia e massoneria già condannato in passato per associazione mafiosa.
Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Al centro dell’indagine ci sarebbero una società sanitaria, pressioni sugli uffici pubblici e una rete di rapporti che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito al boss di entrare nei palazzi della Regione.
Le pressioni per la clinica Arcobaleno
La vicenda ricostruita dagli investigatori ruota attorno alla società di riabilitazione Arcobaleno, formalmente intestata all’imprenditore Giovanni Aveni ma che, secondo la procura, avrebbe avuto come socio occulto proprio Carmelo Vetro.
Nell’estate del 2025 il boss avrebbe iniziato a sollecitare ripetutamente Iacolino attraverso messaggi WhatsApp e incontri. I contatti tra i due sarebbero avvenuti sia negli uffici dell’assessorato regionale alla Salute, a Palermo, sia ad Agrigento.
A un certo punto la pratica arriva sul tavolo dell’Asp di Messina. Ed è qui che entra in scena Iacolino.
In una telefonata intercettata, il dirigente generale dell’assessorato alla Sanità si rivolge al direttore generale dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì con tono perentorio:
«Buttana la miseria, mandami quella nota».
La nota riguarda proprio la procedura per l’accreditamento della struttura sanitaria. Secondo gli investigatori, Iacolino avrebbe sollecitato e pressato gli uffici competenti per accelerare l’iter della pratica, intervenendo anche su funzionari inizialmente perplessi.
Il risultato arriva il 24 ottobre 2025, quando la società Arcobaleno ottiene l’autorizzazione sanitaria, primo passo verso l’accreditamento definitivo.

Il peso di Iacolino nella sanità siciliana
Il ruolo di Iacolino, secondo l’accusa, sarebbe stato determinante proprio per il peso che il dirigente ha avuto negli anni nella sanità siciliana.
Ex eurodeputato, già direttore generale del Policlinico di Messina e poi dirigente generale dell’assessorato regionale alla Salute, Iacolino ha costruito in oltre vent’anni una fitta rete di relazioni tra amministrazione pubblica e politica.
Secondo gli inquirenti, proprio questo sistema di contatti avrebbe consentito al boss Vetro di entrare in relazione con dirigenti e funzionari della Regione, utilizzando il manager come punto di accesso.
Iacolino però respinge le accuse e sostiene di non essere stato consapevole della caratura criminale di Vetro, spiegando che, per il ruolo ricoperto, incontra quotidianamente imprenditori, politici e amministratori.
I 90 mila euro e la difesa di Iacolino
Durante le perquisizioni nell’abitazione di Iacolino sono stati trovati 90 mila euro in contanti, poi sequestrati dagli investigatori.
Secondo i legali dell’ex dirigente, però, non ci sarebbe alcun mistero sull’origine del denaro. Si tratterebbe di somme prelevate nel tempo dai conti correnti personali del manager, risparmi accumulati anche negli anni in cui ricopriva l’incarico di eurodeputato.
Gli avvocati annunciano la presentazione di un ricorso al Tribunale del riesame per ottenere la restituzione del denaro.
I voti e la politica: il caso Tamajo
L’inchiesta sfiora anche pezzi da 90 della politica regionale. In alcune intercettazioni Carmelo Vetro si vantava infatti di aver fatto campagna elettorale per Salvatore Iacolino e per l’assessore regionale Edy Tamajo.
Il riferimento è alle elezioni europee del 2024, quando Tamajo ottenne un risultato record con oltre 121 mila preferenze.
Numeri particolarmente alti si registrarono proprio nell’agrigentino e in particolare a Favara, città natale sia del boss Vetro che dello stesso Iacolino. Qui Tamajo risultò il candidato più votato con 1.247 preferenze.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Iacolino avrebbe svolto un ruolo attivo nella campagna elettorale dell’assessore, accompagnandolo durante il tour elettorale nei comuni dell’agrigentino e mettendo a disposizione la propria rete di contatti locali.
Tamajo, che non risulta indagato, ha però respinto qualsiasi collegamento con il boss: «Non ho mai incontrato né conosciuto Carmelo Vetro».

La rete parallela: mafia e massoneria
Nelle carte dell’inchiesta compare anche un altro elemento che gli investigatori ritengono significativo: la rete di relazioni massoniche del boss Carmelo Vetro.
Quando fu arrestato nel 2012, durante una perquisizione nella sua abitazione furono trovate due tessere della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Non furono sequestrate, ma la loro presenza venne annotata negli atti del processo e richiamata nella sentenza di condanna per delineare il contesto in cui si muoveva il boss favarese.
Secondo gli investigatori della procura di Palermo, quel circuito di relazioni potrebbe avere avuto un ruolo anche negli affari più recenti. Nelle indagini si parla infatti di una rete alternativa e parallela alla struttura mafiosa tradizionale, capace di mettere in contatto imprenditori, funzionari pubblici e ambienti istituzionali.
Una rete che, secondo gli inquirenti, può funzionare in modo equivalente alla struttura mafiosa classica quando si tratta di condizionare o influenzare decisioni della pubblica amministrazione.
Lo stesso Vetro, intercettato mentre parlava con alcuni conoscenti, si vantava apertamente del suo ruolo nei circuiti massonici e delle relazioni costruite nel tempo.
«L’ho fatto entrare in massoneria… gli ho fatto conoscere la politica».
Secondo il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, già in passato Vetro sarebbe stato uno degli uomini incaricati di curare i rapporti tra ambienti mafiosi, massonici e istituzioni.

Intanto l’inchiesta della Dda di Palermo prosegue. E gli interrogatori dei prossimi giorni — tra funzionari pubblici, imprenditori e familiari del boss — potrebbero chiarire fino a che punto la rete di Carmelo Vetro sia riuscita davvero a entrare nei palazzi della Regione siciliana.
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