C’è stato un tempo in cui in provincia di Trapani sembrava esistere una sola agenda politica: riuscire a incontrare Salvatore Iacolino.
Non era soltanto un dirigente della sanità regionale. Era diventato, di fatto, il punto di riferimento attorno al quale ruotavano visite istituzionali, sopralluoghi e conferenze stampa negli ospedali del territorio.
Sindaci, deputati regionali, assessori e aspiranti qualcosa si sono trasformati, all’improvviso, in perfetti padroni di casa. Ogni visita diventava un evento. Foto di rito nei corridoi dei reparti, dichiarazioni sulla “grande attenzione della Regione”, promesse di investimenti e rilancio della sanità locale.
Gli ospedali della provincia – spesso alle prese con carenze croniche di personale, liste d’attesa infinite e reparti in sofferenza – diventavano il palcoscenico di una politica che sembrava più interessata alla presenza simbolica che alle soluzioni strutturali. E difatti di soluzioni non ce ne sono, perché al di là dei comunicati stampa gli ospedali sono in affanno, le liste di attesa continuano a non scorrere velocemente, gli interventi vanno a rilento.
Ora pare che la stagione della foto di rito accanto a Iacolino sia finita, anzi in provincia di Trapani non ne parla più nessuno, i deputati tra poco manco lo conoscono. Ma la domanda, oggi, resta sospesa: tutta quella attenzione istituzionale ha davvero cambiato il destino della sanità trapanese?
La risposta del governo
Pare sia quasi pronto un atto di indirizzo rivolto ai vertici dell’amministrazione, con cui si prevede un rafforzamento dei controlli sulle autodichiarazioni presentate dai dirigenti pubblici, e riguarda anche i dirigenti che vogliono proseguire l’attività oltre l’età pensionistica. Quindi una valutazione pure sulla condotta morale, tenuta durante l’esercizio dell’incarico pubblico.
E’ l’ennesima operazione non politica ma mediatica, per occupare uno spazio senza affrontare i problemi. Si annunciano percorsi, cambiamenti, insomma si dice molto senza cambiare nulla. Eennesimo giro a vuoto.
I malumori
Non solo campo progressista ma pure in maggioranza ci sono fibrillazioni, una parte dei meloninani chiede una assunzione di responsabilità. Ma c’è un’altra parte ancora che chiede che l’assessorato alla Salute, questa volta, sia a guida di Fratelli d’Italia. Ma non è solo un problema di poltrone o di sigle di partito, è un sistema che va ripensato e rifondato e in questo momento la soluzione potrebbe essere un super commissario.
Sanità siciliana come campo di battaglia politico
Inutile girarci attorno la sanità sull’Isola è terreno fertilissimo di voti e di propaganda politica. Spesso gli uffici vengono scambiati per segreterie politiche, con un sali e scendi che fa invidia pure ad un centro commerciale. Ospedali che mancano di personale, liste d’attesa infinite, reparti che sopravvivono grazie all’abnegazione di medici e infermieri: problemi reali che però troppo spesso diventano strumenti di consenso. Ogni inaugurazione di un macchinario, ogni apertura, pure temporanea, di un reparto, ogni finanziamento annunciato viene trasformato in un evento politico. Conferenze stampa, foto di gruppo, comunicati trionfali. E in mezzo c’è sempre il politico che si deve fare la foto, la passerella. Vedasi ultima inaugurazione a Salemi, con i 10 posti letto dell’Hospice.
Ed ecco che la sanità non viene affrontata con programmazione seria e visione di lungo periodo, ma è solo terreno di scontro tra partiti e correnti. Ci si divide sugli ospedali da potenziare, sui reparti da aprire o chiudere, sulle nomine dei manager. Perché inutile negarlo: ogni manager ha un partito che lo piazza e che lo difende, spesso quel manager ha pure una tessera di partito in tasca, perché fa il manager e pure politica insieme. Quando anche lì servirebbe rigore e perimetro di incompatibilità. Perché l’unico criterio che dovrebbe guidare un DG è quello sanitario e organizzativo non quello di partito. E difatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i cittadini continuano a fare i conti con un sistema che fatica a garantire tempi certi per visite ed esami, mentre cresce il fenomeno della mobilità sanitaria, con costi enormi per le famiglie e per le casse pubbliche.
Finché la sanità continuerà ad essere usata come strumento di propaganda, il rischio è che la politica si preoccupi più di raccontare la sanità che di farla funzionare. E in mezzo, come sempre, resteranno i pazienti.
Slitta il rimpasto
Il presidente della Regione, Renato Schifani, non ha gradito il pressing di Fratelli d’Italia sulla delega alla Salute. E anche il rimpasto della giunta è cosa che avverrà dopo.