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15/03/2026 06:00:00

O-I Glass Marsala, il forno sarà spento: stop alla produzione e cassa integrazione

Il forno sarà spento. E con lui si fermeranno anche le tre linee produttive dello stabilimento ex Sicilvetro di Marsala.
È ormai certo lo stop all’attività della fabbrica gestita da O-I Manufacturing Italy, ramo della multinazionale americana O-I Glass, con sede a Perrysburg, in Ohio.

La decisione è stata confermata dal rappresentante dell’azienda durante il recente incontro svoltosi al Municipio su iniziativa del sindaco Massimo Grillo.
Lo stop dovrebbe durare almeno sei mesi, anche se al momento non esiste una tempistica ufficiale per la ripresa dell’attività.

La conseguenza più immediata sarà il ricorso alla cassa integrazione per gli oltre cento dipendenti dello stabilimento marsalese.

 

Perché si ferma la produzione

 

Alla base della decisione ci sarebbe una forte riduzione della domanda e una grande quantità di bottiglie di vetro rimaste invendute nei magazzini.

Secondo quanto emerso nel corso del confronto con le istituzioni locali, le scorte accumulate hanno reso inevitabile la sospensione della produzione e lo spegnimento del forno.

In passato, per motivi simili, l’azienda aveva fermato temporaneamente soltanto una delle tre linee produttive. Questa volta, invece, lo stop riguarderà l’intero stabilimento.

La situazione appare paradossale per molti osservatori locali. Marsala e la provincia di Trapani sono tra i principali territori vitivinicoli d’Italia, con numerose cantine sociali e stabilimenti enologici che utilizzano grandi quantità di bottiglie. Tuttavia molte aziende vinicole continuano a rifornirsi da industrie del nord Italia, dove i prezzi risultano più competitivi.

 

L’impatto sull’indotto

 

Lo stop alla produzione rischia di avere effetti anche su tutto il sistema collegato alla vetreria.

Tra le aziende coinvolte c’è la Sarco, impresa che opera a Marsala nel riciclo del vetro proveniente da tutta la Sicilia e nella quale la stessa O-I detiene una partecipazione. Qui il materiale viene raccolto e triturato per essere reimmesso nel ciclo produttivo.

Un rallentamento dell’attività della vetreria potrebbe quindi avere ripercussioni su una filiera industriale più ampia, fatta di trasporti, servizi e lavorazioni collegate.

“La sospensione del forno – ha dichiarato il sindaco Massimo Grillo – non rappresenterebbe soltanto un’interruzione produttiva, ma metterebbe a rischio posti di lavoro diretti e l’intero indotto che ruota attorno alla vetreria, con ripercussioni significative sull’economia di Marsala e della provincia”.

 

 

 

Una storia industriale che parte dagli anni Settanta

 

Lo stabilimento ex Sicilvetro rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei pilastri industriali della città.

Fondata negli anni Settanta, la fabbrica è stata per decenni una delle principali realtà italiane nel settore del vetro cavo. Fino al 2004 l’azienda era anche a partecipazione pubblica: il 50 per cento delle quote apparteneva infatti all’Espi, l’ente di sviluppo industriale della Regione Siciliana.

In quella fase la Sicilvetro attraversò un lungo periodo di crescita e stabilità occupazionale.

Successivamente il gruppo americano Avir acquisì l’intero pacchetto azionario, avviando una fase di integrazione nel circuito internazionale della produzione di contenitori in vetro. Nel tempo l’impianto marsalese è entrato nella rete industriale del gruppo O-I.

 

Il caso arriva all’Ars

 

La vicenda è approdata anche all’Assemblea regionale siciliana su iniziativa del deputato trapanese Dario Safina, che ha chiesto un intervento immediato della Regione.

“Non possiamo permettere lo spegnimento di un’eccellenza siciliana – ha dichiarato Safina –. Lo spegnimento del forno e il conseguente blocco delle linee di produzione dello stabilimento di Marsala non può essere considerato un esito inevitabile”.

Il parlamentare del Partito Democratico ha chiesto e ottenuto un’audizione in Terza Commissione Attività produttive dell’Ars per aprire un confronto tra istituzioni, azienda e organizzazioni sindacali.

All’audizione ha partecipato anche l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo.

“Chiederemo all’azienda di elaborare un piano aggiornato che migliori gli standard produttivi e rafforzi la presenza sul mercato – ha aggiunto Safina –. La nostra volontà è chiara: aiutare i lavoratori e l’impresa a continuare a produrre quella che è, a tutti gli effetti, un’eccellenza siciliana”.

 

Un futuro ancora incerto

 

Per il momento lo scenario resta sospeso tra la necessità di smaltire le scorte e la ricerca di soluzioni industriali che possano garantire la continuità dello stabilimento.

Ma una cosa appare chiara: lo spegnimento del forno segna una fase delicata per uno degli ultimi grandi presidi industriali di Marsala. E per oltre cento famiglie che, da anni, lavorano dietro quelle bottiglie di vetro che raccontano anche un pezzo di storia economica della città.