×
 
 
02/03/2026 06:00:00

O-I Glass Marsala, storia di un presidio industriale. E oggi il forno rischia di spegnersi

C’è un forno che rischia di spegnersi. E con lui, un pezzo di storia industriale di Marsala.
Da settimane nello stabilimento ex Sicilvetro di contrada San Silvestro si parla di “spegnimento temporaneo”. Ma tra operai e istituzioni la parola che circola sottovoce è un’altra: dismissione.

Il management di O-I Glass sta valutando lo stop del forno principale. Una pausa tecnica, ufficialmente. Un possibile preludio alla chiusura definitiva, temono lavoratori e amministratori locali. Il 5 marzo si terrà un tavolo a Palazzo Municipale con Regione, Sicindustria e sindacati. In gioco non c’è solo una linea produttiva. C’è un pezzo di economia marsalese.

 

L’allarme: “Non è solo una pausa”

 

Il sindaco Massimo Grillo ha parlato di “forte allarme istituzionale”. Per il primo cittadino, lo spegnimento del forno non può essere letto come una semplice manutenzione o un aggiustamento produttivo.

Nel settore del vetro cavo, fermare un forno è una decisione pesante. Riaccenderlo non è un gesto banale: comporta costi, tempi e strategie industriali chiare. Ecco perché la preoccupazione è concreta.

Il tavolo del 5 marzo dovrà chiarire le intenzioni del gruppo e verificare la possibilità di garantire la continuità produttiva e occupazionale.

 

Una storia che parte da Sicilvetro

 

 

Lo stabilimento nasce come Sicilvetro, realtà che per decenni ha rappresentato uno dei principali poli industriali della città. Marsala, terra di vino, aveva bisogno di bottiglie. E la fabbrica rispondeva a quella vocazione produttiva.

Con l’ingresso nel gruppo internazionale Owens-Illinois, oggi O-I Glass, l’impianto marsalese entra in una rete globale. Tecnologia, mercati esteri, standard internazionali. Ma anche logiche di gruppo, razionalizzazioni, equilibri che si decidono altrove.

Per Marsala, però, quella fabbrica non è mai stata solo una multinazionale. È stata lavoro stabile, stipendi, indotto. È stata identità industriale in una città che vive di turismo e agricoltura ma che, grazie alla vetroindustria, ha sempre avuto anche una spina dorsale manifatturiera.

 

L’impatto: non solo operai, ma filiera

 

Le istituzioni parlano di “presidio strategico”. Non è una formula retorica.

Lo stabilimento garantisce occupazione diretta a decine di famiglie e sostiene un indotto fatto di trasporti, manutenzioni, servizi, forniture. Ogni forno acceso significa camion in movimento, officine al lavoro, aziende locali coinvolte.

Il timore del Comune è chiaro: se il forno si spegne e non riparte, il rischio non riguarda solo i lavoratori interni ma l’intera filiera collegata. In una provincia già fragile sotto il profilo industriale, perdere un impianto del genere sarebbe un colpo pesante.

Per questo si invoca una “fronte comune” tra istituzioni, sindacati e sistema produttivo.

 

Il quadro europeo: ristrutturazioni e tagli

 

La vicenda marsalese si inserisce in un contesto più ampio. O-I Glass è impegnata da anni in piani di ristrutturazione in Europa, con riduzioni di capacità produttiva e chiusure di impianti.

In una recente comunicazione agli investitori, il gruppo ha quantificato circa 50 milioni di dollari di oneri legati alla chiusura di uno stabilimento europeo e ulteriori 20 milioni per misure di ristrutturazione, tra indennità e riduzione dei costi.

L’outlook è stato rivisto a “stabile”, ma in presenza di volumi deboli nel settore delle bevande alcoliche. E il vetro cavo vive proprio di quel mercato: vino, birra, spirits. Se i consumi calano, le linee si fermano.

La domanda che rimbalza a Marsala è inevitabile: lo stabilimento rientra in questa razionalizzazione europea?

 

Marsala davanti a un bivio

 

La città conosce bene cosa significa perdere un pezzo di industria. Negli ultimi decenni la desertificazione produttiva ha lasciato segni profondi in tutta la provincia di Trapani.

O-I Glass non è solo un impianto. È memoria operaia, è professionalità costruita negli anni, è una filiera che dialoga con il comparto vitivinicolo, cuore economico del territorio.

Il tavolo del 5 marzo sarà un primo banco di prova. Serviranno chiarezza sulle intenzioni del gruppo, dati sui volumi produttivi, garanzie concrete.

Spegnere un forno può essere una scelta tecnica. Ma in una città come Marsala, rischia di diventare una scelta simbolica.
E quando si spegne un simbolo industriale, riaccenderlo non è mai semplice.

 

 

Interviene anche il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina, che annuncia un atto ispettivo urgente al Parlamento siciliano.

“La prospettiva di un possibile spegnimento del forno e dello stop delle tre linee produttive dello stabilimento ex Sicilvetro di Marsala rappresenta una notizia di estrema gravità che non può essere ignorata – dichiara Safina –. Siamo di fronte a un rischio concreto di cassa integrazione per oltre cento lavoratori, con conseguenze pesantissime anche sull’indotto e sull’economia di un intero territorio”.

 

Audizione urgente in Terza Commissione

 

Il parlamentare regionale ha deciso di depositare una richiesta di audizione urgente in Terza Commissione Attività produttive dell’ARS.

“Stante la centralità strategica di questo impianto per Marsala e per la filiera del vetro in Sicilia – spiega – è necessario verificare immediatamente quali misure possano essere adottate per scongiurare lo stop produttivo e il ricorso alla cassa integrazione, tutelando lavoratori, competenze e prospettive industriali”.

La questione, dunque, approda formalmente all’Assemblea regionale, mentre sul territorio cresce la preoccupazione per il futuro dello stabilimento legato al gruppo O-I Glass.

 

Magazzini pieni e mercato in difficoltà

 

Secondo quanto riferito da Safina, dalle interlocuzioni informali e dagli incontri già svolti emergerebbe un quadro critico.

“Dalle interlocuzioni informali e dagli incontri già svolti emerge un quadro preoccupante: difficoltà nella vendita del prodotto finito, giacenze elevate di bottiglie in magazzino e il rischio concreto di una chiusura dei forni per manutenzione”.

Uno scenario che, se confermato, aprirebbe una fase di forte incertezza sul futuro dello stabilimento.

“Spegnere un forno – sottolinea il deputato – non è una scelta reversibile in tempi brevi e comporta costi e investimenti rilevanti per una eventuale riattivazione”.

Nel settore del vetro cavo, la fermata di un forno non è mai un dettaglio tecnico: è una decisione strutturale che può incidere profondamente sulla capacità produttiva e sulle prospettive industriali.

 

Il nodo dell’indotto e il caso Sarco

 

Safina richiama poi l’attenzione sugli effetti a catena che un eventuale rallentamento produttivo potrebbe generare.

“La crisi non riguarda solo lo stabilimento principale, ma coinvolge l’intera filiera, a partire dall’indotto locale. Penso, in particolare, alla Sarco, azienda strategica nel riciclo del vetro in Sicilia, che opera a Marsala e nella quale la stessa O-I ha una compartecipazione. Un rallentamento produttivo avrebbe effetti a catena difficilmente sostenibili”.

In una provincia che negli ultimi anni ha visto assottigliarsi il proprio tessuto industriale, la tenuta di questo polo produttivo è considerata strategica non solo per l’occupazione diretta, ma per l’intero sistema economico locale.

 

Concorrenza internazionale e politiche industriali

 

Il deputato regionale sottolinea anche la necessità di affrontare il tema in un quadro più ampio.

“Le difficoltà di mercato, già rappresentate dall’azienda nel corso dell’incontro tenutosi lo scorso febbraio in Sicindustria, impongono un confronto serio anche sulle dinamiche di concorrenza internazionale e sulle ricadute delle politiche industriali globali, che finiscono per penalizzare territori e lavoratori”.

La crisi di Marsala, dunque, non sarebbe solo locale ma inserita in un contesto di ristrutturazione e ridefinizione delle capacità produttive a livello europeo.

 

“La Regione non può restare spettatrice”

 

Il messaggio finale è diretto.

“La Regione non può restare spettatrice. Occorre un tavolo istituzionale urgente con azienda e parti sociali per comprendere le reali intenzioni industriali e individuare strumenti legislativi e misure straordinarie capaci di accompagnare l’impresa e i lavoratori oltre questa fase critica. Difendere questo stabilimento significa difendere il lavoro, il futuro industriale di Marsala e un comparto fondamentale per le produzioni siciliane”.