Gibellina, i migranti del SAI Marsala tessono l’arazzo della pace
Un grande arazzo collettivo, simbolo di integrazione e accoglienza, prende forma al Museo delle Trame Mediterranee. A realizzarlo anche i beneficiari del SAI Marsala ospitati nei centri di Vita, coinvolti nel laboratorio dell’artista albanese Jonida Xherri.
L’iniziativa si inserisce nel programma “Portami il futuro”, che accompagnerà Gibellina nel percorso verso Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Qui, tra ago e filo, si incontrano storie diverse che diventano racconto condiviso.
A partecipare sono stati uomini, donne e bambini provenienti da Venezuela, Mali, Nigeria e Tunisia, accolti nei centri SAI di Vita, diretti da Valentina Villabuona e coordinati da Anna Maria Ruggirello. Insieme all’équipe multidisciplinare del progetto, hanno preso parte a un’esperienza che unisce arte e inclusione.
Il laboratorio, ospitato dalla Fondazione Orestiadi, ha trasformato il museo in uno spazio di incontro tra comunità locale e migranti. Accanto all’artista Jonida Xherri, presenti anche il direttore del museo Enzo Fiammetta e la presidente della Pro Loco di Vita Maria Scavuzzo.
L’obiettivo è la realizzazione di un arazzo monumentale di 10 metri per 5, destinato a diventare il nuovo sipario dell’Auditorium del MAC “Ludovico Corrao”. Un’opera costruita con circa 300 tessere, frutto del lavoro di centinaia di persone.
Durante il laboratorio, ciascun partecipante ha lasciato un segno: nomi, parole, città d’origine. C’è chi ha ricamato “pace”, chi ha scritto il proprio nome, chi ha voluto ricordare il luogo da cui è partito. Un mosaico di storie personali che si intrecciano in un’unica narrazione.
Il direttore Fiammetta ha parlato di “seicento mani” al lavoro in queste settimane, sottolineando il valore collettivo dell’opera. In un territorio segnato dalla memoria del terremoto del Belice, il progetto assume anche un significato simbolico: ricostruire relazioni oltre che spazi.
L’esperienza conferma il ruolo del SAI Marsala, gestito dalla cooperativa Badia Grande, nel promuovere percorsi di integrazione sul territorio. Il sipario che sarà installato al MAC non rappresenterà solo un’opera d’arte, ma il risultato concreto di un incontro tra culture che diventa comunità.
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