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19/03/2026 08:47:00

Marsala, i campi di Sappusi ostaggio del degrado: minacce ai ragazzini e soldi per giocare

A Marsala ci sono campi pubblici dove, per giocare a pallone o a basket, non basta più portarsi il pallone. Pare che in certi casi serva anche il coraggio. E, secondo le segnalazioni arrivate alla redazione di Tp24, a volte persino i soldi.

 

Succede ai campi di Sappusi, uno spazio che dovrebbe essere di tutti e che invece da troppo tempo vive nell’abbandono, senza controllo, senza manutenzione e senza una gestione vera. Il risultato è quello che si vede da anni: strutture degradate, impianti lasciati a se stessi e, adesso, un clima sempre più preoccupante, soprattutto per i più piccoli.

 

Secondo quanto riferito da alcuni cittadini, ci sarebbero ragazzini minacciati, altri costretti a pagare per poter usare il campetto, genitori esasperati che sarebbero arrivati perfino a organizzarsi per fare ronde informali. Scene che in una città normale dovrebbero far scattare un intervento immediato. A Marsala, invece, sembrano diventare quasi ordinaria amministrazione.

 

Un problema vecchio, mai risolto

 

Non è la prima volta che Tp24 accende i riflettori sui campi di Sappusi. Già anni fa avevamo raccontato di una situazione assurda: qualcuno si era di fatto appropriato degli spazi pubblici, arrivando a mettere lucchetti a campi e spogliatoi, come se fossero proprietà privata.

Poi, almeno in parte, quella situazione si era sbloccata. I campi erano tornati formalmente alla libera fruizione. Ma era una libertà solo a metà, perché senza manutenzione, senza vigilanza e senza un progetto serio di gestione, uno spazio pubblico resta esposto a tutto: degrado, sopraffazione, improvvisazione.

E infatti il campo di calcio di Sappusi oggi viene descritto da molti frequentatori come ormai disastrato. Un luogo che continua a essere usato dai giovani marsalesi, soprattutto dai ragazzini, ma in condizioni sempre peggiori. E quando il vuoto lasciato dalle istituzioni diventa troppo grande, c’è sempre qualcuno pronto a riempirlo. Non per il bene comune, naturalmente.

 

Il copione si ripete anche ad Amabilina

 

Il punto è che non si tratta nemmeno di un caso isolato. Lo stesso schema, infatti, viene segnalato anche ad Amabilina. Anche lì il campo di calcio è pubblico. Anche lì, però, ci sarebbe chi prova a considerarlo cosa propria.

Prima i lucchetti. Adesso perfino le telecamere. Come se un bene della collettività potesse essere recintato, sorvegliato e gestito da privati di fatto, nel silenzio generale. È il solito meccanismo: uno spazio pubblico lasciato senza regole diventa terreno di conquista per chi alza la voce più degli altri.

E intanto a rimetterci sono sempre gli stessi: i ragazzi, le famiglie, chi vorrebbe semplicemente giocare, fare sport, stare in un luogo sano e sicuro.

 

L’assenza del Comune

 

La domanda, a questo punto, è semplice. Perché il Comune di Marsala non interviene?

Perché non si riesce a garantire la sicurezza in impianti pubblici frequentati ogni giorno da minorenni? Perché non si affida una gestione chiara, controllata, trasparente? Perché non si fa manutenzione? Perché si lascia che a decidere chi entra e chi no siano dinamiche di forza, intimidazioni o piccoli sistemi di controllo di quartiere?

Qui non si parla soltanto di campetti. Qui si parla di presidio del territorio, di diritto allo sport, di legalità. E anche di prevenzione. Perché quando si lascia un campo pubblico nel degrado, si consegna ai ragazzi un messaggio molto preciso: arrangiatevi. E spesso, purtroppo, a organizzarsi meglio non sono i più educati, ma i più arroganti.

 

Servono risposte subito

 

Marsala non può continuare a tollerare che pezzi di città vengano abbandonati a se stessi. I campi di Sappusi e Amabilina devono tornare a essere quello che sono: spazi pubblici, aperti, sicuri, controllati, accessibili a tutti.

Non è accettabile che dei genitori debbano trasformarsi in vigilantes per permettere ai figli di giocare. Non è accettabile che un ragazzino debba sentirsi minacciato in un campetto comunale. Non è accettabile che qualcuno pensi di poter imporre regole proprie su beni che appartengono alla collettività.

Il Comune intervenga. E lo faccia subito. Prima che il degrado diventi definitivamente normalità. E prima che, da un campetto lasciato allo sbando, arrivi l’ennesima lezione amara su come Marsala sa perdere, con sconcertante facilità, perfino i suoi spazi più semplici: quelli dove un ragazzo dovrebbe solo correre dietro a un pallone.