“Il fatto non sussiste”. Con questa formula, il Tribunale di Marsala (presidente del collegio: Vito Marcello Saladino) ha assolto dall’accusa di maltrattamenti familiari un uomo di 49 anni (A.T.). Sulla base di quanto emerso dal processo, a chiedere l’assoluzione dell’imputato, al termine della requisitoria, era stato lo stesso pubblico ministero Roberto Piscitello. A difendere A.T. è stata l’avvocato Arianna Rallo.
La vicenda giudiziaria era scaturita da una querela sporta dalla moglie nell’ottobre 2023. Secondo l’iniziale accusa, i maltrattamenti sarebbero avvenuti alla presenza dei figli minorenni. Ma, a fronte dei tanti presunti episodi raccontati dalla donna, costituitasi parte civile, in dibattimento non sono emersi riscontri. Nessun documento è stato prodotto e le testimonianze sono state tutte a favore dell’imputato. E ciò ha indotto il pm Piscitello, che aveva svolto le indagini e chiesto il rinvio a giudizio, a invocare l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.
Tra le varie testimonianze di colleghi, amici, vicini di casa e familiari dell’uomo, un peso consistente ha avuto quella del figlio più grande, che ha sempre affermato, prima nel corso delle indagini e poi anche in aula, che quanto riferito dalla madre non corrispondeva al vero e che la stessa fosse accecata da una forte gelosia nei confronti del marito.
Poi ci sono state anche le relazioni e le testimonianze dei servizi sociali, che hanno attestato un rapporto sano e costruttivo tra il padre e i giovanissimi figli. Anche queste, spiega la difesa, hanno contribuito a far sorgere dubbi sulla veridicità delle accuse.
Così, quasi in concomitanza con la festa del papà, l’uomo ha ricevuto il più bel regalo che potesse attendersi: l’assoluzione. E, dopo la lettura della sentenza, l’avvocato Arianna Rallo si è compiaciuta con il suo assistito “per essere riusciti insieme a far emergere la verità”.
Intanto, dopo l’avvio del procedimento, A.T. ha subìto la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla casa familiare (fino al giorno della sentenza) e il braccialetto elettronico fino a dibattimento inoltrato, e cioè fino a quando non è stato revocato su istanza del difensore.