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20/03/2026 07:59:00

Maltrattamenti in famiglia e rapina, 38enne mazarese condannato a tre anni e mezzo

Una pena superiore a quella invocata dallo stesso pm è stata inflitta dal Tribunale di Marsala (presidente del collegio: Vito Marcello Saladino, giudici a latere Francesco Paolo Pizzo e Chiara Vicini) al 38enne mazarese Giuseppe Accomando, accusato di maltrattamenti in famiglia e rapina aggravata. Reato, quest’ultimo, contestato perché l’uomo avrebbe strappato dalle mani della suocera il telefonino della compagna per controllarne le chiamate. Per l’imputato, il pubblico ministero Diego Sebastiani aveva invocato una condanna a tre anni e tre mesi di carcere. Il Tribunale gli ha inflitto tre anni e mezzo. L’epoca dei fatti contestati va dal 2020 al 2024. 

 

Alla base di tutto ci sarebbe stata la gelosia dell’Accomando, convinto che la compagna (A.G.) lo tradisse. Il procedimento penale è stato avviato a seguito della querela sporta dalla donna ai primi di ottobre 2024. La donna ha ricondotto la conflittualità principalmente alla scoperta dell'uso di sostanze stupefacenti da parte del compagno. A difendere l’imputato, per il quale il pubblico ministero Diego Sebastiani aveva chiesto tre anni e tre mesi, è stato l’avvocato Luigi Pipitone, che lo scorso 3 febbraio, dopo la requisitoria del pm ha provato a confutare le accuse. Per il legale, il dibattimento ha fatto emergere una realtà “ben più complessa e sfumata, radicalmente diversa da quella prospettata”. 

 

Per l’avvocato difensore, in particolare, la stessa donna, in aula, “ha fornito una versione dei fatti che ridimensiona in modo decisivo la portata delle accuse”, avendo inoltre “descritto un rapporto sentimentale complesso e travagliato, segnato certamente da litigi e incomprensioni, ma non da quel sistematico regime di vessazione e soggezione psicofisica che costituisce il presupposto del reato di maltrattamenti familiari”. La donna, che poi ha ritirato la querela (ma si tratta di reati per cui si procede indipendentemente dalla querela), in dibattimento avrebbe cercato di fare dei distinguo tra "discussioni" e "aggressioni", nonché “ammettendo – ha sostenuto, inoltre, il legale - che queste ultime sono state episodi isolati e circoscritti nel tempo”. Diversi sarebbero stati i momenti di separazione e riappacificazione, mentre alcuni maltrattamenti sarebbero avvenuti anche alla presenza dei figli minorenni.