C’è un punto preciso, tra Scilla e Cariddi, in cui la geografia smette di essere carta e diventa esperienza. È lì che Antonio Spadaro sceglie di cominciare il suo viaggio. E da lì parte anche questo libro, che non è una guida e nemmeno un saggio classico, ma qualcosa di più difficile da definire: un attraversamento.
Dal 20 marzo arriva in libreria “La Sicilia è un sentimento. Viaggio sul limite dello Stretto”, pubblicato dal Touring Club Italiano, nella collana Andante. Un volume breve, ma denso, che prova a dire una cosa semplice e insieme radicale: la Sicilia non si capisce, si sente.
Lo Stretto come luogo dell’anima
Il cuore del libro è lo Stretto di Messina. Non come paesaggio da cartolina, ma come spazio simbolico.
Nelle prime pagine, Spadaro chiarisce subito il senso del suo lavoro: la Sicilia è un “sentimento fondamentale”, qualcosa che precede il ragionamento e orienta lo sguardo sul mondo . Non è un’idea astratta, ma una forma di esperienza.
Lo Stretto diventa così un laboratorio filosofico. Un luogo in cui la distanza è minima ma mai colmabile, dove le correnti si scontrano e si mescolano, e dove l’identità si costruisce nella tensione, non nella simmetria.
Tra mito, letteratura e memoria personale
Il libro attraversa continuamente piani diversi: il mito (Scilla e Cariddi), la letteratura (da Sciascia a Bufalino, da Tomasi di Lampedusa a Pirandello), e la memoria personale.
Spadaro racconta una Sicilia che non è mai una sola. È plurale, stratificata, contraddittoria. Come scrive, non è una “raccolta ordinata”, ma un viaggio sentimentale nella materia stessa dell’esperienza .
E dentro questo viaggio c’è Messina, città d’origine dell’autore, che torna come punto di partenza e di ritorno. Non nostalgia, ma necessità.
La materia che pensa: sabbia, mare, correnti
Uno degli aspetti più interessanti è il modo in cui Spadaro lavora sugli elementi fisici.
Nel capitolo dedicato alla sabbia dello Stretto, ad esempio, questa diventa “scrittura sedimentaria”, traccia del tempo e dell’incontro tra terra e acqua . Non è solo paesaggio: è racconto, è identità.
Camminare sulla spiaggia, scrive, è un atto filosofico. Il corpo entra in relazione con il luogo, affonda, incontra resistenze e movimenti. È lì che nasce il pensiero.
Un libro per chi arriva, ma soprattutto per chi resta
C’è una linea sottile che attraversa tutto il libro: la Sicilia come luogo di attraversamento.
Lo Stretto non è solo confine geografico, ma simbolo di una condizione umana fatta di tensioni, opposti, correnti contrarie. Un limite che non si supera una volta per tutte, ma che si attraversa continuamente.
E allora questo libro parla sì a chi guarda la Sicilia da fuori. Ma forse ancora di più a chi ci vive.
Perché costringe a fare una cosa semplice e difficile:
guardare la propria terra come se fosse la prima volta.
E accettare che non tutto si spiega.
Alcune cose, semplicemente, si sentono.