Delmastro e la società con la figlia del condannato per mafia
È una storia che imbarazza, divide e arriva nel momento peggiore possibile per il governo. A pochi giorni dal voto sulla riforma della magistratura, il nome del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove finisce al centro di un nuovo caso politico.
A sollevarlo è Il Fatto Quotidiano, che ha ricostruito la partecipazione di Delmastro in una società fondata nel 2024 insieme, tra gli altri, alla figlia di un uomo poi condannato per reati con aggravante mafiosa. Una vicenda che ha immediatamente acceso lo scontro politico.
La società e i soci “ingombranti”
La società si chiama “Le 5 forchette” ed è stata costituita a Biella nel dicembre 2024. Tra i soci, con il 25% delle quote, c’era proprio Delmastro.
Il dato che ha fatto esplodere il caso riguarda però un’altra partecipante: Miriam Caroccia, all’epoca diciottenne, figlia di Mauro Caroccia.
Caroccia è stato condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa e, secondo le inchieste, avrebbe avuto legami con ambienti della camorra riconducibili al clan di Michele Senese.
La società è proprietaria di un ristorante a Roma, la “Bisteccheria d’Italia”, attività riconducibile proprio a Caroccia.
La difesa di Delmastro
Delmastro respinge le accuse e prova a ridimensionare la vicenda.
Sostiene di aver fondato la società con una ragazza “non indagata né imputata” e di aver scoperto solo successivamente chi fosse il padre. Da qui, la decisione di uscire dalla società.
Le quote, secondo la ricostruzione, sono state cedute in due passaggi tra novembre 2025 e febbraio 2026, pochi giorni dopo la condanna definitiva di Caroccia.
Una versione che però non convince le opposizioni, soprattutto alla luce di un elemento ulteriore: una fotografia pubblicata da la Repubblica che ritrae Delmastro insieme a
Caroccia già nel 2023, prima ancora della nascita della società.
Il caso diventa politico
La vicenda si inserisce in un contesto delicatissimo.
Domenica e lunedì si vota per il referendum sulla riforma della magistratura e il caso Delmastro finisce inevitabilmente dentro la campagna politica.
Diversi esponenti dell’opposizione – tra cui Laura Boldrini – hanno chiesto le dimissioni del sottosegretario, sollevando dubbi sulla sua versione dei fatti e sui tempi della cessione delle quote.
Di tutt’altro avviso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha escluso qualsiasi passo indietro.
Le polemiche e le accuse
Il caso ha scatenato anche commenti durissimi fuori dal Parlamento.
Il giornalista Gad Lerner ha parlato di un “ambientino” inquietante, mentre il regista Davide Enia ha attaccato più in generale il rapporto tra politica e cultura della legalità nel Paese.
Parole forti, che fotografano un clima sempre più acceso.
Non è il primo caso
Non è la prima volta che Delmastro finisce sotto i riflettori.
Nel 2025 è stato condannato in primo grado a otto mesi (pena sospesa) per la diffusione di intercettazioni legate al caso Alfredo Cospito.
E nel 2024 aveva fatto discutere la sua presenza alla festa di Capodanno a Rosazza, dove un uomo fu ferito da un colpo partito da una pistola del deputato Emanuele Pozzolo, poi condannato per porto abusivo di armi.
Una vicenda che pesa sul voto
Il nodo, ora, è tutto politico.
Perché il caso arriva mentre il governo chiede fiducia agli italiani su una riforma che tocca proprio la giustizia. E perché riapre una questione più ampia: quella dell’opportunità, dei rapporti e delle frequentazioni di chi ricopre incarichi istituzionali.
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