Referendum sulla giustizia, guida al voto del 22 e 23 marzo: dove si vota, cosa cambia
Domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo gli italiani tornano alle urne per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia voluta dal governo, quella che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e ridisegna anche gli organi di autogoverno della magistratura. La consultazione è stata indetta con decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026. (Gazzetta Ufficiale)
È un voto che pesa. E pesa comunque, anche se l’affluenza fosse bassa. Perché non si tratta di un referendum abrogativo ma di un referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione: in questi casi non c’è quorum, quindi decide la maggioranza dei voti validamente espressi. Tradotto: chi resta a casa non incide sulla validità del risultato, incide solo chi vota. (Senato della Repubblica)
Quando si vota
I seggi saranno aperti domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. La scheda è verde, come indicato dal Ministero dell’Interno. I dati su affluenza e risultati saranno pubblicati sulla piattaforma Eligendo del Viminale. (Dait)
Dove si vota e cosa bisogna portare
Si vota nel proprio seggio elettorale, cioè quello collegato alla sezione indicata sulla tessera elettorale. Per votare servono tessera elettorale e documento di riconoscimento. Chi ha smarrito la tessera, l’ha esaurita o la trova deteriorata può chiederne il rilascio o il duplicato al proprio Comune, che in questi casi attiva aperture straordinarie degli uffici elettorali proprio a ridosso del voto. (prefettura.interno.gov.it)
Che cosa c’è scritto sulla scheda
Il quesito riguarda la conferma della legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Nel fac-simile diffuso dal Viminale sono richiamati anche i sette articoli della Costituzione che verrebbero modificati in caso di vittoria del Sì: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. (Ministero dell'Interno)
Cosa cambia davvero se vince il Sì
Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Oggi l’accesso avviene attraverso un unico concorso e, pur con limiti più stretti introdotti negli ultimi anni, il passaggio da una funzione all’altra è possibile. La riforma invece costituzionalizza la distinzione tra le due carriere, demandando poi alle leggi attuative il modo concreto in cui verrà realizzata. (Senato della Repubblica)
Non è un dettaglio tecnico. Significa che giudici e pubblici ministeri resterebbero parte di un ordine autonomo e indipendente, ma con percorsi separati e con organi di governo distinti. Per i sostenitori della riforma, questo rafforza la terzietà del giudice. Per i contrari, apre il rischio di un progressivo indebolimento dell’autonomia del pubblico ministero. Questo è il vero nodo politico e costituzionale su cui si gioca il referendum. (Documentazione parlamentare)
I due nuovi Csm
La seconda grande novità riguarda il Consiglio superiore della magistratura. Oggi il Csm è uno solo. Con la riforma diventerebbero due: uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente. Entrambi sarebbero presieduti dal Presidente della Repubblica; nel primo sarebbe membro di diritto il primo presidente della Cassazione, nel secondo il procuratore generale presso la Cassazione. (Documentazione parlamentare)
La composizione resterebbe impostata sul rapporto di due terzi di componenti togati e un terzo di componenti laici. Ma qui entra un altro elemento molto discusso: il sorteggio. I componenti togati sarebbero sorteggiati tra gli aventi diritto in possesso dei requisiti fissati dalla legge; i laici sarebbero sorteggiati all’interno di una lista di aventi diritto individuata secondo la procedura prevista dal Parlamento. È uno dei punti più controversi dell’intera riforma, perché cambia il meccanismo di rappresentanza interna della magistratura. (Documentazione parlamentare)
L’Alta Corte disciplinare
La materia disciplinare uscirebbe dai Csm e verrebbe affidata a un nuovo organo costituzionale: l’Alta Corte disciplinare. La legge costituzionale prevede una composizione di 15 membri, scelti in parte dal Presidente della Repubblica e in parte tramite sorteggio tra giudici, pm e componenti laici con i requisiti richiesti. (Documentazione parlamentare)
Anche qui il messaggio politico è chiaro: togliere ai Csm il potere disciplinare e concentrarlo in un organo separato. Per chi sostiene la riforma è una garanzia di maggiore imparzialità; per chi la critica è un’ulteriore frammentazione del governo autonomo della magistratura. (Documentazione parlamentare)
I sette articoli della Costituzione toccati dalla riforma
La riforma modifica l’articolo 87, precisando che il Presidente della Repubblica presiede i due nuovi Consigli superiori. Interviene poi sull’articolo 102, introducendo in Costituzione la distinzione tra carriera giudicante e requirente. Il cambiamento più ampio è sull’articolo 104, che riscrive l’assetto del Csm e sancisce le due carriere distinte. (Senato della Repubblica)
L’articolo 105 ridefinisce le competenze dei due nuovi Csm, ma sottrae loro la funzione disciplinare. L’articolo 106 apre alla nomina a consigliere di Cassazione, per meriti insigni, anche ai magistrati requirenti. L’articolo 107 aggiorna il principio di inamovibilità in coerenza con le due carriere separate. L’articolo 110 adegua le competenze del ministro della Giustizia alla nuova architettura costituzionale. (Gazzetta Ufficiale)
Come si è arrivati al referendum
La legge costituzionale è stata approvata dal Parlamento in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Proprio per questo, in base all’articolo 138 della Costituzione, si è aperta la strada del referendum confermativo. Il testo è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025, mentre il quesito è stato formalmente precisato con un successivo decreto del 7 febbraio 2026. (Gazzetta Ufficiale)
In concreto: cosa significa votare Sì o votare No
Votare Sì significa confermare la riforma costituzionale: quindi separazione delle carriere, due Csm distinti, sorteggio dei componenti secondo i criteri fissati dalla legge e nascita dell’Alta Corte disciplinare. Votare No significa invece respingere la riforma e lasciare in vigore l’attuale assetto costituzionale della magistratura. (Documentazione parlamentare)
Perché è un voto importante
Il punto non è solo tecnico e non riguarda soltanto gli addetti ai lavori. Qui si mette mano all’equilibrio tra i poteri dello Stato e al modo in cui la giustizia è organizzata in Italia. La riforma tocca il rapporto tra pm e giudici, il sistema di autogoverno della magistratura, la disciplina interna e perfino il ruolo del Capo dello Stato dentro il nuovo assetto. È uno di quei referendum in cui la formula sembra da addetti ai lavori, ma la sostanza è profondamente politica e istituzionale. (Documentazione parlamentare)
Per questo, più che un voto “sulla giustizia” in astratto, quello del 22 e 23 marzo è un voto su quale idea di giustizia e di equilibrio costituzionale debba avere il Paese. E, visto che quorum non ce n’è, stavolta non vale il vecchio gioco dell’astensione strategica: conta solo una cosa, mettere una croce sulla scheda. (Senato della Repubblica)
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