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21/03/2026 06:00:00

Trapani, il TAR boccia il Comune sulla movida: illegittima l’ordinanza estiva 2025

Il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia (sezione di Palermo) ha dichiarato illegittima l’ordinanza sindacale n. 61 del 18 luglio 2025, con cui il Comune di Trapani aveva regolato la movida nell’estate 2025. Una decisione che segna la seconda vittoria del Comitato Centro Storico, già protagonista di un primo ricorso accolto nel dicembre scorso contro l’inerzia dell’amministrazione sul piano acustico.

Il TAR ha inoltre condannato il Comune al pagamento delle spese legali in favore dei ricorrenti.

Si tratta della seconda pronuncia favorevole al Comitato Centro Storico – assistito dagli avvocati Donato D’Angelo ed Elisabetta Abelardi dello Studio Legale D’Angelo Pernazza di Roma – dopo quella del dicembre 2025, che aveva già censurato l’assenza di pianificazione acustica.

Dal ricorso alla sentenza: una linea confermata

Il contenzioso nasce dal ricorso presentato da residenti, famiglie, lavoratori e operatori turistici del centro storico, sostenuti dal Comitato. Una situazione denunciata da tempo: rumori notturni, musica ad alto volume, schiamazzi e controlli ritenuti insufficienti.

Non una protesta “contro la movida”, ma una richiesta di equilibrio tra diritti diversi: socialità, attività economiche, riposo, salute e qualità della vita.

Al centro del ricorso c’è una questione precisa: secondo i ricorrenti, l’amministrazione guidata dal sindaco Tranchida avrebbe gestito un fenomeno strutturale – la vita notturna estiva – attraverso strumenti straordinari, senza dotarsi di quelli ordinari previsti dalla legge, come il piano di classificazione acustica e un regolamento comunale sul rumore.

Una linea che il TAR ha ora sostanzialmente confermato, riconoscendo l’illegittimità dell’impianto amministrativo: la movida non può essere governata come un’emergenza.

Il Tribunale chiarisce infatti che si tratta di un fenomeno prevedibile e ricorrente, che richiede pianificazione e strumenti ordinari. Non è legittimo, quindi, ricorrere in modo reiterato a poteri straordinari pensati per situazioni eccezionali.

La decisione del 20 marzo si salda con quella di dicembre, costruendo un quadro giuridico coerente: da un lato, l’assenza degli strumenti di pianificazione (già censurata); dall’altro, l’uso improprio di ordinanze emergenziali per colmare quel vuoto.

Una posizione che il Comitato rivendica da anni.
"Questa sentenza dice una cosa semplice ma fondamentale: la movida non può essere governata fuori dalle regole", ha dichiarato il presidente Alberto Catania. "Non siamo contro il divertimento, ma contro l’assenza di pianificazione e il disordine permanente".

Il tema, dunque, non è la movida in sé, ma l’assenza di regole certe e strumenti adeguati per governarla.

Un altro nodo è anche quello dei dehors e l'occupazione del suolo pubblico, ritenuta percentualmente molto elevata e senza un chiaro riscontro documentale. Anche su questo il Comitato ha chiesto maggiore trasparenza nella regolamentazione delle concessioni.  Tutte criticità che si affiancano al tema della movida che, nella prossima stagione estiva, saranno ulteriormente amplificate dai lavori per la BRT, con ulteriori preoccupazioni di residenti e commercianti per la diminuzione degli stalli e per la percorribilità della ZTL. 

Il caso Trapani non è isolato. Negli ultimi anni, in diverse città italiane – da Milano a Napoli, da Lecce a Palermo – si è registrato un aumento dei ricorsi contro ordinanze sulla movida. In alcuni casi i giudici hanno sospeso i provvedimenti per carenza di istruttoria, in altri hanno condannato le amministrazioni per danni da inquinamento acustico. Il nodo è sempre lo stesso: la difficoltà di governare fenomeni complessi senza strumenti strutturali, affidandosi invece a misure temporanee.

Cosa succede adesso

La sentenza apre ora una fase nuova per Trapani. Il TAR dovrà esprimersi anche sulle conseguenze operative, ma il quadro è già delineato: il Comune dovrà dotarsi degli strumenti mancanti, a partire dal piano acustico e da un regolamento sul rumore, abbandonando la logica dell’emergenza.

Per l’amministrazione si tratta di una svolta obbligata. Per i residenti, di un riconoscimento atteso da anni. Resta però il nodo di fondo: come conciliare turismo, economia e vivibilità senza alimentare conflitti.  Per Trapani si apre così un passaggio decisivo: trasformare una sconfitta giudiziaria in un cambio di modello amministrativo.



Cittadinanza | 2026-03-20 11:15:00
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