Giornata della Memoria in ricordo delle vittime di mafie: Erice dedica centro sociale a Rita Atria
Nel primo giorno di primavera, il 21 marzo, l’Italia rinnova uno dei suoi appuntamenti civili più profondi: la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera - Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie. Una giornata che non si limita al ricordo, ma chiama ciascuno a una responsabilità attiva, trasformando i nomi delle vittime in un patrimonio vivo di coscienza collettiva.
Dal 1861 ad oggi sono 1117 le persone uccise dalla violenza mafiosa. Un elenco lungo, scandito anche quest’anno con solennità e partecipazione, che restituisce il senso più autentico di questa ricorrenza: dare voce a chi non l’ha più e ribadire che la memoria, per essere tale, deve tradursi in impegno.
Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha ribadito con forza il diritto alla verità dei familiari delle vittime: “L’80% di loro non conosce la verità. L’omertà uccide la verità, ma anche la speranza e la giustizia. La memoria non può andare in prescrizione”. Parole che richiamano la necessità di un impegno continuo, capace di scuotere le coscienze.
“La memoria non è un gesto solitario, è un impegno condiviso che unisce storie, nomi e vite spezzate". È in virtù di questo impegno condiviso che, in questa ricorrenza, si è svolta ad Erice la cerimonia per intitolare il centro sociale di via Antonio Rosmini a Rita Atria, giovane testimone di giustizia la cui storia continua a interrogare le coscienze.
Alla presenza di numerose autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle istituzioni scolastiche, associazioni e cittadini, la mattinata ha assunto un valore che va oltre il gesto simbolico. Tra i presenti la prefetta Daniela Lupo, il questore Giuseppe Peritore, la presidente del Tribunale di Trapani Alessandra Camassa – che ha riportato un umanissimo ricordo di Rita Atria, con cui lavorò insieme a Paolo Borsellino - i sindaci di Trapani, Partanna e Misiliscemi, insieme a esponenti delle forze dell’ordine, del volontariato e della comunità ecclesiale.
Particolarmente significativa la partecipazione di tanti giovani, tra cui gli studenti dell’istituto “I. e V. Florio” di Erice. La cerimonia si è aperta con l’accompagnamento musicale dell’Associazione Musicale Città di Erice e della Nuova Banda Ericina, quindi con la scopertura del pannello commemorativo all’ingresso del centro, che riporta la biografia e il volto di Rita Atria. All’interno della struttura è stato collocato anche uno dei suoi temi scolastici, testimonianza diretta della sua sensibilità e della sua lucida riflessione sul valore della legalità.
La figura di Rita Atria resta una delle più emblematiche della lotta alle mafie: nata e cresciuta a Partanna in un contesto familiare segnato dalla criminalità organizzata, dopo l’uccisione del padre e del fratello scelse di collaborare con la giustizia, affidandosi al giudice Paolo Borsellino. Una scelta che le costò isolamento e dolore - tanto da condurla al suicidio - ma che ancora oggi rappresenta un atto di straordinario coraggio civile. Dopo la scopertura, i partecipanti si sono spostati all’esterno per la cerimonia istituzionale.
Durante la celebrazione della Giornata nazionale, si è svolta la lettura integrale dei nomi delle vittime innocenti delle mafie, accompagnata dal rintocco di una campanella, in un clima di intenso raccoglimento. Un momento che ha unito memoria e responsabilità, rendendo tangibile il peso della storia e il dovere del presente. A concludere la celebrazione la piantumazione di un albero della legalità, gesto semplice ma carico di significato, destinato a crescere insieme alla consapevolezza della comunità.
La sindaca Daniela Toscano ha sottolineato il significato profondo dell’intitolazione: “Non abbiamo soltanto dedicato un edificio pubblico, ma compiuto una scelta che riguarda il futuro della nostra comunità. Rita Atria rappresenta una storia difficile, ma capace di insegnare che nessun destino è già scritto. Intitolare a lei questo spazio significa dire ai giovani che la legalità è una scelta possibile, sempre”.
Sulla stessa linea l’assessora ai servizi sociali Carmela Daidone, che ha evidenziato come il centro sociale sia “non solo un luogo di accoglienza e relazione, ma anche un presidio educativo. Non può esserci crescita sociale senza consapevolezza civica e rispetto delle regole”. I
n una provincia che ha conosciuto profondamente il peso e le trasformazioni del fenomeno mafioso, la giornata del 21 marzo assume così un significato ancora più concreto. Non un rituale, ma un passaggio collettivo che rinnova un impegno: trasformare il ricordo in azione quotidiana, affinché la giustizia non resti un’aspirazione, ma diventi pratica condivisa.
Il presidente del Libero consorzio di Trapani, Salvatore Quinci, ha richiamato il valore congiunto di memoria e impegno: “Le mafie temono temono la memoria e temono l'impegno. Le mafie vanno combattute con gli strumenti dello Stato, con la prevenzione e la repressione. Ma a batterle sarà la cultura. Una società libera non può reggersi sul sacrificio dei suoi eroi civili. Il loro esempio e la loro vita devono essere patrimonio comune per costruire un fronte unito ed unitario, il manifesto del potere dei senza potere, dei cittadini che vivono di democrazia e non di sopraffazione.”
La Giornata della Memoria e dell’Impegno è un appuntamento che ci riguarda da vicino, perché la storia del movimento antimafia in Italia è profondamente intrecciata con le battaglie per la libertà e la giustizia sociale, parte integrante del nostro percorso civile.
L’antimafia è, innanzitutto, storia di diritti: negati e rivendicati, mai del tutto acquisiti. È la storia di uomini e donne dello Stato, di magistrati, di giornalisti che, con rigore e schiena dritta, hanno pagato con la vita la fedeltà all’interesse collettivo, il rifiuto di logiche clientelari e la ricerca della verità, che resta la prima e più autentica forma di giustizia.
In questa trama complessa convivono esperienze diverse: chi ogni giorno combatte la mafia con il proprio impegno quotidiano, chi ne è stato vittima, e anche chi ne è stato complice, talvolta inconsapevolmente, con logiche e comportamenti alla sua persistenza come fenomeno culturale oltre che criminale. Per questo la lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie conserva ancora oggi un significato profondo.
Non è un gesto rituale né un esercizio retorico, ma un atto di memoria attiva: un richiamo alla responsabilità collettiva, un modo per restituire dignità e giustizia attraverso il ricordo. Trapani, in questo contesto, è una terra che conosce bene il peso e le trasformazioni del fenomeno mafioso. Ha subito ferite profonde, alcune ancora aperte, e ha attraversato stagioni di scontro duro: battaglie vinte, altre perdute, altre ancora in corso.
Al centro del 21 marzo restano, come sempre, i familiari delle vittime innocenti, uniti da una ricerca instancabile di verità. Il loro impegno è un monito per tutti: non confondere mai una apparente “pacificazione”, frutto dei mutamenti del fenomeno mafioso, con quella pace autentica che può nascere soltanto dalla giustizia.
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