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22/03/2026 06:00:00

A Campobello di Mazara c'è il Caffè Alzheimer. A Marsala no

A Campobello di Mazara, grazie al sindaco uscente Giuseppe Castiglione, che ha creduto nel progetto, nasce il “Caffè Alzheimer”, un centro di sollievo per i disturbi cognitivi e le demenze.

La struttura che ospiterà il centro è un bene confiscato alla mafia e assegnato al patrimonio del Comune, in via CB 35, oggetto di un finanziamento regionale.

Svolgeranno le proprie mansioni volontari appositamente formati, insieme a professionisti, e proporranno attività creative e di stimolazione verbale, visiva, manuale e motoria (laboratori di lettura, scrittura, disegno, racconto e musica). Un supporto alle persone affette da questi disturbi e alle famiglie.

 

I fondi

 

L’iniziativa è stata voluta dall’Amministrazione comunale di Campobello, sostenuta dall’assessore Giovanni Palermo. Il finanziamento è di circa 20 mila euro, erogato con decreto del dirigente generale del Dipartimento regionale delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti, a novembre 2023.

Il Lions Club di Castelvetrano ha invece donato la somma di 6 mila euro, destinati all’acquisto degli arredi del Caffè Alzheimer.

 

Che cosa è?

 

Il Caffè Alzheimer è un modello sociale e sanitario che mette al centro la persona, prima ancora della malattia. Esportato dai Paesi Bassi, dove nasce alla fine degli anni ’90, questo approccio si è diffuso rapidamente anche in Italia, diventando un presidio fondamentale per le famiglie che convivono con l’Alzheimer e altre forme di demenza.

Si tratta di spazi informali, spesso ospitati in centri sociali o strutture sanitarie, dove pazienti, caregiver e operatori possono incontrarsi in un clima accogliente, lontano dalla freddezza degli ambulatori. Qui si condividono esperienze, si combatte l’isolamento e si costruiscono relazioni. Non è terapia, nel senso stretto del termine, ma è cura. Una cura fatta di ascolto, empatia e presenza.

I Caffè Alzheimer svolgono una funzione cruciale: aiutano le famiglie a non sentirsi sole. Chi assiste una persona con demenza vive spesso una condizione di stress continuo, fatto di rinunce, incomprensioni e fatica emotiva. In questi contesti trova strumenti pratici, sostegno psicologico e, soprattutto, una comunità che comprende senza giudicare.

Non meno importante è il beneficio per i malati stessi. Attraverso attività semplici ma mirate – musica, conversazione, laboratori creativi – si stimola la memoria residua, si rallenta il decadimento cognitivo e si restituisce dignità alla persona, che torna a essere protagonista, non spettatrice della propria vita.

Eppure, nonostante l’efficacia dimostrata e i costi contenuti, questi modelli faticano ancora a radicarsi in molte realtà locali. Ed è qui che si apre una riflessione amara.

 

 

Marsala, l’occasione mancata

 

A sostenere questa iniziativa è stato il consigliere comunale Flavio Coppola. Il progetto non solo era importante, ma aveva come unico obiettivo quello di dare risposte a una parte della comunità che non può restare indietro. La fragilità non è mai discriminante.

Marsala, città che ambisce a definirsi inclusiva e attenta ai bisogni della comunità, ha perso – almeno fino ad oggi – un’occasione importante. In un territorio dove l’invecchiamento della popolazione è un dato evidente, l’assenza di un Caffè Alzheimer rappresenta una lacuna che pesa, soprattutto sulle famiglie lasciate sole ad affrontare un percorso complesso e spesso silenzioso.

Non si tratta solo di servizi mancanti, ma di visione. Perché investire in iniziative come il Caffè Alzheimer significa scegliere da che parte stare: dalla parte della fragilità, della dignità e della cura. E Marsala, su questo, ha ancora molto da dimostrare.



Sanità | 2026-03-21 07:00:00
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