Per anni la Sicilia è stata un punto di riferimento nel Sud Italia per la cardiochirurgia pediatrica. Reparti che hanno salvato migliaia di bambini, professionalità costruite nel tempo, collaborazioni con due eccellenze nazionali, come l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e il gruppo IRCCS Ospedale San Raffaele Gruppo San Donato, hanno consentito a tante famiglie siciliane di evitare viaggi della speranza e di trovare cure d’eccellenza direttamente sull’Isola.
Adesso però tutto questo rischia di sgretolarsi. Le convenzioni che hanno garantito negli anni la presenza del Bambino Gesù a Taormina e del San Donato a Palermo sono arrivate a un punto critico, aprendo uno scenario che preoccupa medici, operatori sanitari e soprattutto i genitori dei piccoli pazienti. Il timore è concreto: perdere due centri che hanno rappresentato non solo un’eccellenza sanitaria, ma anche una speranza di vita per centinaia di bambini affetti da gravi patologie cardiache.
Dietro le polemiche politiche e gli annunci istituzionali resta una domanda pesante: come può una regione che ha costruito competenze e risultati riconosciuti a livello nazionale rischiare oggi di smantellare uno dei settori più delicati e strategici della sanità? Perché quando si parla di cardiochirurgia pediatrica non si parla semplicemente di reparti ospedalieri, ma di vite salvate, interventi ad altissima specializzazione e famiglie che chiedono certezze sul futuro delle cure in Sicilia.
Le convenzioni
La convenzione tra la Sicilia e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la cardiochirurgia pediatrica di Taormina nasce nel 2010. In questi giorni si parla infatti della fine di una collaborazione durata 16 anni. Negli anni la convenzione è stata più volte prorogata e rinnovata, come nel 2018 e nel 2022.
Per quanto riguarda invece l’accordo tra la Regione Siciliana e il Gruppo San Donato per la cardiochirurgia pediatrica all’ospedale Civico di Palermo, la convenzione nasce ufficialmente nel 2022: il contratto viene firmato il 4 novembre 2022; il reparto entra poi concretamente in funzione nel 2023. La collaborazione con il San Donato era prevista per tre anni, con eventuale rinnovo, ma nel 2026 la Regione ha deciso di non esercitare l’opzione di proroga.
Tutti i rischi
La chiusura o il mancato rinnovo delle convenzioni con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù a Taormina e con il Gruppo San Donato a Palermo apre diversi interrogativi, soprattutto sulla continuità della cardiochirurgia pediatrica in Sicilia.
I principali rischi evidenziati da medici, famiglie e opposizioni politiche sono la perdita di professionalità altamente specializzate. Le équipe del Bambino Gesù e del San Donato hanno portato in Sicilia cardiochirurghi pediatrici con esperienza internazionale. Il rischio è che parte di questi specialisti lasci l’Isola.
C’è il rischio di una riduzione della capacità operativa; inoltre la cardiochirurgia pediatrica è una disciplina molto delicata: servono anestesisti pediatrici, rianimatori, perfusionisti, infermieri altamente formati. Se il passaggio non sarà graduale, potrebbero diminuire interventi e ricoveri.
Questo significa ritorno alla migrazione sanitaria.
A questo si somma il rischio di un allungamento delle liste d’attesa: se i centri siciliani non saranno immediatamente autonomi, potrebbero aumentare i tempi per visite e interventi; quindi anche problemi nella gestione delle emergenze neonatali e nei casi di malformazioni cardiache congenite gravi, in cui il fattore tempo è decisivo.
La Regione Siciliana sostiene però che l’obiettivo sia quello di “sicilianizzare” definitivamente il servizio, rendendo autonomi i reparti e mantenendo attive le cardiochirurgie pediatriche senza dipendere da convenzioni esterne. Il punto cruciale sarà capire se il passaggio avverrà senza perdita di qualità e personale.
Vertice romano
Il presidente della Regione Renato Schifani e il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, andranno a Roma per discutere la questione, ma il governatore assicura che il centro di cardiochirurgia pediatrica è inserito nella nuova rete ospedaliera. Quella però non è ancora stata approvata.
Sul piano ufficiale, la Regione Siciliana sostiene che non si tratti di una “rottura”, ma della scelta di arrivare alla gestione autonoma dei reparti di cardiochirurgia pediatrica, senza dipendere più da partner esterni. Dietro questa versione istituzionale, però, ci sono altri fattori: la convenzione con il Gruppo San Donato era stata firmata nel 2022 con durata triennale e possibilità di rinnovo per altri due anni. Alla scadenza, nel febbraio 2026, la Regione non ha esercitato il rinnovo.
Per l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, invece, la convenzione andava avanti dal 2010 e il centro romano avrebbe comunicato la volontà di non proseguire oltre la scadenza del 30 giugno 2026.
La vera questione è economica
La cardiochirurgia pediatrica è una delle branche più costose della sanità: servono équipe super specializzate; reperibilità h24; terapia intensiva pediatrica; personale formato specificamente sui neonati.
Nel caso del San Donato, i numeri ufficiali parlano di: 8,085 milioni di euro per tre anni; più 320 mila euro annui di rimborso forfettario. Per un costo complessivo che sfiorava circa 9 milioni più IVA nel triennio, con un costo medio superiore ai 3 milioni l’anno.
Nodo politico
La Regione punta ora a dimostrare di poter gestire autonomamente Palermo e Taormina senza appoggi esterni. In molti sostengono però che: senza Bambino Gesù e San Donato si rischi di perdere attrattività e competenze; il sistema possa reggere solo sulla carta, ma con più difficoltà operative.
L’assessore Caruso
Marcello Caruso, neo assessore alla Salute, rassicura le famiglie dei piccoli pazienti: “Vogliamo garantire loro che la struttura sarà mantenuta così come i livelli di cura e di assistenza a cui sono abituati non verranno mai meno. Nelle ultime ore ci siamo confrontati con il Bambino Gesù di Roma e nei prossimi giorni ci incontreremo perché abbiamo ottenuto la disponibilità dell’azienda romana a garantire l’operatività del centro anche oltre la scadenza della convenzione e fin quando non si potrà procedere autonomamente mantenendo gli standard d’eccellenza finora prestati. Intanto, Asp di Messina e Policlinico di Catania si confronteranno concretamente per definire il quadro della situazione”.