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24/03/2026 17:45:00

Nave russa alla deriva nel Mediterraneo, il WWF chiede un'azione coordinata

Nuovo allarme del WWF per la metaniera russa Arctic Metagaz, attualmente alla deriva nel Mediterraneo centrale. L’imbarcazione, gravemente danneggiata, continua a essere spinta da venti e correnti verso le coste della Libia, mentre sono in corso operazioni di emergenza da parte delle autorità locali per tentare di rimorchiarla in porto.

Secondo l’associazione ambientalista, la nave rappresenta una minaccia estremamente seria: trasporta ancora grandi quantità di gas liquefatto e tra le 700 e le 900 tonnellate di carburante. La sua instabilità rende qualsiasi intervento particolarmente rischioso, soprattutto in un’area marina tra le più delicate del bacino, come lo Stretto di Sicilia.

 

Una bomba ecologica nel cuore del Mediterraneo

 

In un’intervista a Rainews24, Isabella Pratesi, direttrice Conservazione del WWF Italia, ha sottolineato la gravità della situazione: un eventuale incidente potrebbe avere conseguenze “catastrofiche e di lunga durata”.

L’area coinvolta è infatti cruciale per la biodiversità marina, con habitat sensibili e rotte migratorie fondamentali per specie come il tonno rosso e il pesce spada.

Tra i principali rischi segnalati dal WWF:

  • Inquinamento marino e atmosferico su vasta scala
  • Formazione di nubi tossiche di gas criogenici
  • Incendi ed effetti contaminanti duraturi su acque e fondali
  • Impatti devastanti su pesca, turismo ed economia delle comunità costiere

La vulnerabilità del Mar Mediterraneo, dovuta alla sua natura semi-chiusa, rende ancora più preoccupante lo scenario: il ricambio delle acque è lento e i danni ambientali possono persistere per decenni. Lo dimostra anche il disastro della disastro della Haven, i cui effetti sono stati visibili per anni.

 

Appello a Europa e Paesi mediterranei

 

Il WWF ha accolto positivamente l’iniziativa dei Paesi MED5 (Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro), che hanno chiesto alla Commissione europea di attivare il meccanismo di protezione civile dell’UE e il supporto dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima.

Tuttavia, l’organizzazione ribadisce la necessità di un intervento immediato, coordinato e basato sul principio di precauzione. Tra le azioni richieste:

  • Stabilizzare urgentemente la nave per evitare un peggioramento della situazione
  • Basare ogni decisione su rigorose valutazioni del rischio ambientale
  • Evitare soluzioni ad alto rischio senza analisi approfondite
  • Rafforzare il monitoraggio e la condivisione internazionale dei dati
  • Impiegare mezzi specializzati per prevenire eventuali fuoriuscite

 

Un segnale d’allarme per tutto il Mediterraneo

 

Per Giuseppe Di Carlo, direttore della WWF Mediterranean Marine Initiative, questo episodio rappresenta un campanello d’allarme più ampio: i rischi legati al trasporto di combustibili fossili nel Mediterraneo restano elevati e richiedono regole più stringenti e una transizione energetica più rapida.

“Ci troviamo di fronte a un potenziale disastro ambientale in uno degli ecosistemi marini più fragili e preziosi del pianeta”, ha dichiarato. “Una fuoriuscita o un’esplosione comprometterebbero non solo l’ambiente, ma anche il sostentamento di migliaia di pescatori”.

La situazione resta in evoluzione, mentre cresce la pressione internazionale per evitare che la Arctic Metagaz si trasformi in una catastrofe ambientale nel cuore del Mediterraneo.