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24/03/2026 06:00:00

Naufraga il piano B del sindaco sul porto di Selinunte, si avvicina il blocco stradale e lo spettro del Decreto Sicurezza

 “Mentre la marineria muore, qualcuno ha speculato sulla nostra pelle attraverso appalti opachi e interventi mai risolutivi”. Con questo grido di esasperazione, i pescatori di Marinella di Selinunte avevano lanciato un ultimatum di sette giorni: se il porto non verrà liberato, la borgata sarà paralizzata. Adesso hanno comunicato una data precisa: giovedì 26 marzo. Ma mentre l’orologio corre, il quadro si complica tra paradossi burocratici e costi imprevisti.

 

Il “Piano B” e il nodo dell’autorizzazione regionale

 

Il piano B d’urgenza del sindaco Giovanni Lentini per un intervento minimale che permettesse ai pescherecci di uscire dal porto, rimuovendo i massi caduti e dragando l’imboccatura, è sfumato. L’amministrazione comunale si è infatti trovata a fare i conti con un preventivo che gela ogni speranza di un’azione immediata senza l’aiuto di Palermo. Se inizialmente si era ipotizzata una spesa tra i 10 e i 15 mila euro per un dragaggio d’urgenza, i preventivi degli uffici tecnici del comune hanno restituito una realtà ben più onerosa. L’intervento per rimuovere i massi spostati dall’uragano Harry e liberare il canale d'accesso costerebbe 39 mila euro più IVA, sfiorando una cifra complessiva di 50 mila euro.

 

Una cifra impossibile per il comune. Il sindaco è stato categorico sull’impossibilità di attingere alle casse comunali, già provate dai costi per il ripristino dei pozzi idrici cittadini:

“Non possiamo impiegare queste somme se non abbiamo da un lato l’autorizzazione ad intervenire e dall’altra la certezza che ci verranno rimborsate. Non è una somma da poco e potremmo avere dei seri problemi con la Corte dei Conti. Noi, in ogni caso abbiamo fatto formale richiesta alla Regione Siciliana, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta.”

Sulla stessa linea l’assessore Davide Brillo, che sottolinea come l’intervento, che sembrava minimale, si sia in realtà rivelato molto impegnativo: “Bisognerebbe che la Regione intervenisse, quantomeno dandoci delle certezze del tipo ‘tu anticipa che io faccio un provvedimento in cui comunico la disponibilità al rimborso’”.

Insomma, il comune non può intervenire su un’area di competenza regionale senza una “carta” che garantisca la restituzione delle somme. È difficile, tuttavia, che la Regione autorizzi un intervento comunale proprio ora che i lavori regionali sono alle porte (previsti per il 10 aprile).

 

E qui risiede il primo paradosso: l’appalto regionale da 526.000 euro affidato alla Cogis srl riguarda specificamente il trasporto in discarica della posidonia già accumulata (il grosso cumulo sul molo) e non necessariamente le nuove estrazioni per liberare l’imboccatura. Per queste ultime servirà con ogni probabilità una variante al progetto. Ma le varianti non si fanno con uno schiocco di dita (soprattutto dopo l’inchiesta giudiziaria che ha riguardato proprio il trasferimento della posidonia al Polo Tecnologico). Quindi ci vuole ulteriore tempo. Altra burocrazia.

 

Il giallo dei 90 mila euro e il paradosso del “Ciclone Harry”

 

Burocrazia che, curiosamente, aveva già fatto il suo cammino una manciata di settimane fa, prima del ciclone Harry, quando la Regione Siciliana aveva concesso un finanziamento in somma urgenza da 90.000 euro, proprio per liberare l’imboccatura del porto dalla sabbia e riposizionare le rocce.

Ma prima che i lavori iniziassero, paradossalmente, il ciclone Harry aveva sbloccato l’imboccatura in modo naturale, portando via la sabbia. Il risultato è stato la sparizione della “somma urgenza” e, soprattutto, dei 90 mila euro (probabilmente stornati verso altre emergenze).

Dopo un po’ però, la posidonia portata dalle nuove mareggiate di scirocco ha fatto ricomparire il blocco (ma non i 90 mila euro) e l’iter deve ricominciare da zero, come se quel fondo non fosse mai esistito.

 

Ma i blocchi stradali oggi sono un reato

 

In questo clima di incertezza, appare evidente come la protesta annunciata per giovedì si muova su un terreno borderline. Con il nuovo Decreto Sicurezza, infatti, i blocchi stradali non sono più considerati un illecito amministrativo, ma un reato vero e proprio (relativo dunque all’ambito penale).

I pescatori rischierebbero quindi pene molto pesanti, come la reclusione da 6 mesi a 2 anni se il blocco è attuato da più persone riunite. E poco importa se la protesta è pacifica, dal momento che adesso c’è anche il reato di resistenza passiva e la possibilità di fermi preventivi fino a 12 ore per motivi di ordine pubblico. Nel frattempo, avremmo esercizi commerciali e ristoranti costretti a rinunciare al tanto atteso periodo pasquale, visto che nella realtà l’annunciato “lutto economico” della borgata potrebbe non essere condiviso da tutti gli operatori economici della borgata.

 

Sullo sfondo resta la natura stessa della struttura: un porto abusivo nato negli anni ’70 senza studi di ingegneria, con l’imbocco esposto a scirocco che lo condanna ad un eterno insabbiamento. Finché non si commissionerà uno studio di fattibilità per allungare il molo esistente, Selinunte continuerà a vivere di “somme urgenze” che sanno di farsa e di promesse che sfumano al primo cambio di vento e di correnti.

 

Egidio Morici