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24/03/2026 19:10:00

I Musicanti e l'omaggio a Franco Battiato per farlo rivivere davvero

C’è una delusione, e va detta subito.
È quella che si prova uscendo dalla mostra dedicata a Franco Battiato al MAXXI di Roma.

Quadri, copertine, documenti, installazioni: tutto al suo posto. Eppure manca qualcosa.
Manca proprio lui, Battiato. O meglio, manca quella dimensione viva, spirituale, sfuggente che nessuna teca riesce a contenere.

Si esce con una sensazione strana: come se il racconto fosse incompleto. Come se il Maestro fosse altrove.
E infatti lo è.

Bisogna tornare in Sicilia, a Marsala, per ritrovarlo davvero.

 

Un concerto che non è solo un concerto

 

Al teatro comunale “Eliodoro Sollima”, sabato 21 marzo, è andato in scena “E ti vengo a cercare”, lo spettacolo de I Musicanti di Gregorio Caimi.

E qui succede qualcosa che al museo non può succedere: Battiato torna a vivere.

Non come repertorio, ma come esperienza. Non come archivio, ma come attraversamento.

Quello costruito da Gregorio Caimi è un viaggio dentro l’opera del cantautore siciliano, ma anche dentro le vite di chi lo ha ascoltato, studiato, amato. Perché Battiato, alla fine, è stato anche questo: una colonna sonora esistenziale.

 

Da “Fetus” a “Un oceano di silenzio”

 

Il percorso musicale è ampio, coraggioso, filologicamente rigoroso.

Si parte dallo sperimentalismo di Fetus e si arriva fino a Un oceano di silenzio, probabilmente il momento più alto e intenso della serata.

Qui il concerto si ferma, respira, si fa collettivo.
Con il coro della Carpe Diem e il cameo emozionante di Roberta Caly, la musica diventa quasi liturgia.

È in questi passaggi che si capisce davvero la grandezza di Battiato: una scrittura che non è solo musica, ma visione, ricerca, tensione.

 

 

Una band solida, una visione chiara

 

I Musicanti non si limitano a suonare bene.
Costruiscono un racconto.

L’approccio è dichiaratamente rispettoso, quasi filologico, ma mai sterile.
La band funziona, eccome: Francesca Gatto alle tastiere è semplicemente straordinaria, la fisarmonica di Natale Montalto aggiunge una venatura popolare, inattesa e riuscita il suono complessivo è compatto, coerente, mai ridondante. Sul palco anche: Dario Li Voti (batteria)
Gianluca Pantaleo (basso), Enzo Toscano (violoncello), Maria Luisa Pala (flauti)
Gregorio Caimi (chitarre)
Debora Messina e Riccardo Sciacca (voci)

E poi la Corale Carpe Diem, diretta da Fabio Gandolfo, come abbiamo ricordato.

 

Tra Giuni Russo e “Cancia”

 

Nel mezzo, un omaggio a Giuni Russo, necessario e sentito, che ricorda il legame artistico con Battiato e ne amplia il perimetro musicale.

E ancora, la presentazione del videoclip “Cancia”, firmato da Caimi e Sciacca, con la regia di Giada Costa: un ponte tra passato e presente, tra eredità e continuità.

 

 

Spiegare Battiato (senza tradirlo)

 

Tra un brano e l’altro, le introduzioni provano a fare quello che è sempre difficile fare con Battiato: spiegare senza ridurre.

Raccontare un percorso che è stato anche quello di molti di noi.
La ricerca, la spiritualità, le contraddizioni, la bellezza.

Non tutto si può dire, certo. Ma qui, almeno, si prova a farlo.

 

Quello che il museo non può fare

 

E allora il punto è questo.

Battiato non è un artista da museo.
O meglio: non basta un museo.

Serve il suono, serve il corpo, serve il rischio dell’esecuzione dal vivo.
Serve qualcuno che lo attraversi davvero, senza paura di perdersi.

Quello che hanno fatto I Musicanti di Gregorio Caimi è esattamente questo: non conservare Battiato, ma farlo accadere di nuovo.

Ed è per questo che, uscendo dal teatro, la sensazione è opposta a quella del MAXXI.

Qui, finalmente, non manca niente.