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25/03/2026 06:00:00

Marsala 2026: la campagna elettorale tra promesse, rivendicazioni e i "fili diretti"...

A Marsala la campagna elettorale si muove su un confine sottile, quasi impercettibile, tra programmi di governo e cataloghi di buone intenzioni. Si riempiono pagine che rassicurano l’elettore ma, nella sostanza, non dicono nulla. Più che visioni amministrative, si susseguono elenchi ben confezionati di promesse generiche, competenze rivendicate e soluzioni che, alla prova della realtà, rischiano di restare sulla carta.

In questo scenario si inserisce la candidatura di Giulia Adamo, che ha rivendicato come non sia mai troppo tardi per avviare una campagna elettorale: quarta a scendere ufficialmente in campo, ma con un programma già costruito insieme alla coalizione.

Dall’altra parte Andreana Patti attacca, accusandola di aver elaborato quel programma “dal salotto di casa”. Ma il punto, più che il luogo in cui si scrive, è ciò che poi si riesce a realizzare concretamente.

 

Patti, intanto, corre: incontra, riunisce, coordina, spiega, mette insieme. Un’attività continua, quasi frenetica, che la porta a svolgere più funzioni contemporaneamente. Non sempre è un vantaggio: per l’elettore può tradursi in una percezione di confusione. Eppure, in questa fase, il vento sembra soffiare dalla sua parte — anche se, da queste parti, cambia spesso più velocemente delle promesse elettorali.

Il pragmatismo e la competenza non le sono mai stati negati, ma quando diventano elementi da rivendicare in prima persona, più che rafforzare il consenso rischiano di generare diffidenza. Il suo programma viene svelato a tappe, attraverso annunci settimanali che raramente entrano nel merito del “come”.

I finanziamenti europei sono, senza dubbio, un’opportunità importante. Il problema è che, nella percezione comune, diventano spesso un contenitore indistinto: “fondi europei” e basta. Nella realtà, la distinzione tra strumenti come il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) o altri finanziamenti – compresi quelli nazionali o regionali – è tutt’altro che chiara per la maggior parte dei cittadini. E non è neanche colpa dei cittadini.

 

 

 

Il programma di Adamo

Giulia Adamo ha un programma assemblato, presentato, pubblicato. Completo, almeno sulla carta. Ma è proprio qui che si gioca la partita più vera: tra ciò che si promette e ciò che, davvero, si riuscirà a fare. Nel 2012 i cittadini le hanno riconosciuto bravura e coraggio: era amata dalla città. Nonostante un carattere non proprio semplicissimo, la sua presenza era rassicurante. Una donna che sapeva parlare con chiunque, senza alcuna altezzosità. Ed è questo tratto che è stato, ed è, la forza della politica e della persona Giulia Adamo.

Lei non ha bisogno della politica, anzi: al contrario, sono spesso i vari leader provinciali a limitarla — e probabilmente se ne renderà conto più avanti. Nel 2026 c’è un’altra Giulia, convinta da Nicola Fici a scendere in campo con il centrodestra. Una Giulia che deve fare i conti con una politica diversa rispetto a quella del 2012, e in parte il suo programma non è figlio di questo tempo.

Tutto resta sul piano generale: basta leggere per coglierne le fragilità. Un mix di cose da fare, tutte ottime intenzioni, ma nella pratica emergono ambiti che non rientrano nella competenza diretta del sindaco, come la nomina di un manager dell’ASP, su cui può al massimo esercitare pressione presso l’assessorato. Quando si parla di impiantistica sportiva, a cosa ci si riferisce? Non si indica nemmeno se si intenda realizzare un modello di gestione misto tra pubblico e privato, solo pubblico o solo privato.

E ancora: la bretella aeroporto–A29 non è un’opera di competenza comunale, così come il trasferimento di competenze ad ANAS non rientra nelle disponibilità di un Comune.

 

 

 

La politica regionale tirata per la giacchetta

È diventata una gara a colpi di reel e post: c’è chi rivendica meriti, chi promette interventi e chi, più semplicemente, chiede fiducia in vista di maggio, quasi fosse un atto di fede. Il messaggio, neanche troppo velato, è sempre lo stesso: “votate me perché ho il filo diretto con l’assessore regionale”. Tradotto: una corsia preferenziale.

È una delle derive più discutibili di questa campagna elettorale. Gli assessori regionali dovrebbero sottrarsi a questa dinamica, invece di alimentarla, perché il confine tra rappresentanza istituzionale e ricerca di consenso personale viene sistematicamente superato.

Si costruisce così una narrazione pericolosa: non contano i progetti, non conta la programmazione, ma le relazioni. Un uso spregiudicato di strumenti e contatti che finisce per far passare un messaggio distorto: le cose si realizzano solo se si “conosce qualcuno”.

E allora viene spontaneo chiedersi dove fossero queste relazioni, queste corsie preferenziali, negli ultimi cinque anni, con un governo regionale dello stesso colore politico. Magari solo a fare il kitefest.

Se davvero bastasse una stretta di mano per cambiare le cose, Marsala oggi sarebbe un modello. E invece resta il sospetto più amaro: che più delle opere continuino a circolare soltanto le promesse. E quelle, si sa, non hanno mai avuto bisogno di finanziamenti per essere costruite.

 



Elezioni | 2026-03-25 06:00:00
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