«Nella Regione degli scandali giudiziari che coinvolgono molti esponenti del governo e della maggioranza, il voto dei cittadini è chiaro: la Sicilia dice No al tentativo di indebolimento dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura». Lo afferma Valentina Chinnici, deputata all’Ars e vice segretaria regionale del Partito Democratico, commentando l’esito del referendum sulla giustizia.
Secondo Chinnici, il 60,9% degli elettori siciliani ha votato No, posizionando l’isola al secondo posto tra le regioni italiane per percentuale di contrari, subito dopo la Campania. Palermo ha registrato un dato ancora più eclatante, con il No che ha sfiorato il 69%, rendendo la città il secondo capoluogo più netto d’Italia dopo Napoli.
«Questo successo ripaga l’intenso lavoro di informazione e approfondimento svolto nei mesi della campagna referendaria», prosegue Chinnici, sottolineando l’impegno di partiti, comitati, associazioni e società civile, che hanno spiegato ai cittadini il rischio di una riforma in grado di indebolire la magistratura.
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Referendum, trionfa il No: Palermo tra le città simbolo
Netta affermazione del fronte del No nel referendum sulla giustizia. Il Comitato Avvocati per il No celebra il successo, sottolineando il ruolo civile e politico del risultato raggiunto in Sicilia.
«Siamo orgogliosi che il No abbia prevalso nettamente in tutto il Paese», dichiara l’avvocato Salvo Battaglia, segretario nazionale del Comitato. «Palermo è stata la città con il maggiore successo dopo Napoli. La sezione locale del Comitato è stata la più numerosa a livello nazionale».
Battaglia evidenzia il contributo determinante dei giovani e della partecipazione dal basso, che ha consentito al No di superare i consensi tradizionali dei partiti. Un ringraziamento speciale va anche a comitati e associazioni come Cgil, Libera, Arci e Acli.
«Questa vittoria ha un forte significato civile», conclude Battaglia, «considerando che il fronte del Sì era sostenuto da tutte le forze di governo e da alcune componenti autorevoli della sinistra. La protezione della Costituzione ha prevalso, oltre ogni confine politico».