“C’è poco da festeggiare, ma possiamo tirare un sospiro di sollievo”. È questa la posizione del movimento Log In dopo l’esito del referendum che ha visto prevalere il No. Un risultato che, secondo il movimento, rappresenta soprattutto un segnale politico forte più che un punto di arrivo.
Partecipazione e risveglio civico
A colpire, secondo Log In, è stata l’ampia partecipazione popolare. Il risultato, ritenuto meno incerto del previsto, viene letto come una presa di coscienza collettiva: davanti al rischio di cambiamenti rilevanti, molti cittadini avrebbero riscoperto il proprio ruolo attivo.
Nel comunicato si evidenzia anche il contributo dei giovani, nonostante le difficoltà per i fuorisede, e si parla di una vera e propria “riscossa meridionale”, con un voto interpretato come segnale di rottura contro disuguaglianze, crisi economica e carenze nei servizi.
No al “campo largo”
Il movimento respinge l’idea che la vittoria del No possa essere attribuita al cosiddetto “campo largo”. Nel mirino finiscono sia le forze di governo che le opposizioni: per Log In, l’affluenza rappresenta una bocciatura complessiva dell’attuale classe politica, ritenuta distante dai cittadini.
Le priorità: lavoro, servizi e costo della vita
Nel documento vengono indicati alcuni temi centrali da cui ripartire: il contrasto all’inflazione e al caro carburanti, la difesa della sanità e dell’istruzione pubblica, oltre alla necessità di garantire lavoro dignitoso, salari adeguati e una riduzione dell’orario lavorativo.
Assemblea online il 30 marzo
Il movimento Log In invita infine a partecipare a un’assemblea online in programma lunedì 30 marzo alle 20.30, per analizzare il risultato del referendum e avviare un percorso condiviso. Un appello rivolto in particolare a chi ha votato No, affinché non resti indifferente ma contribuisca alla costruzione di un’alternativa.
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Referendum, Perna (Italia Viva): “Affluenza bassa in Sicilia, segno di una classe dirigente senza credibilità”
“La Sicilia è l’ultima regione per affluenza alle urne. Il dato è netto ed è un chiaro segno del fallimento della classe politica regionale”. Lo afferma Giuseppe Perna, dirigente locale e regionale di Italia Viva, commentando l’esito del referendum.
“Campagna brutta e svilente”
Secondo Perna, la scarsa partecipazione è anche il risultato di “una campagna referendaria brutta e svilente, dove entrambe le parti hanno dato il peggio di sé”. Un clima che, a suo dire, non ha favorito il coinvolgimento dei cittadini.
Vittoria del No e critiche alla destra
Perna parla di “una vittoria schiacciante del No”, attribuendola anche a “un qualunquismo comunicativo di questa destra incapace di non strumentalizzare eventi di cronaca”, elementi che – sostiene – si sarebbero rivelati controproducenti.
Crisi di fiducia nella politica
Ma il punto più critico resta l’astensionismo. “I dati relativi all’affluenza in Sicilia sono preoccupanti, segno di una classe dirigente che ha perso credibilità. Essere l’ultima regione per affluenza deve far riflettere”. Perna evidenzia come la distanza tra politica e cittadini, unita alle recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il governo regionale, abbia inciso sulla fiducia e sulla partecipazione. “La Sicilia e i siciliani hanno bisogno di una nuova classe dirigente, libera e lontana da determinate logiche. Capace di ascoltare i cittadini. Il prima possibile”, conclude Perna.