Il referendum ha acuito le crisi interne ai partiti. Scoppia di nuovo il caso Forza Italia, dove le correnti interne sono destinate a crescere e il prossimo congresso regionale rischia di trasformarsi in un vero e proprio bagno di sangue. Su ogni territorio c’è un regolamento di conti in atto.
Si parte da Marsala, dove il presidente del consiglio comunale uscente, Enzo Sturiano, seconda carica istituzionale della città, si candida per la settima volta. Da 15 anni siede sullo scranno più alto di Palazzo VII Aprile, sia con sindaci di sinistra che di destra. È candidato nella lista di Forza Italia, come cinque anni fa, a sostegno della candidata Giulia Adamo. Verrà eletto perché il suo consenso supera le mille preferenze e sarà legittimato a chiedere non solo le chiavi del partito cittadino, ma anche di giocare un ruolo centrale nella politica locale. Questa guerra silenziosa viene portata avanti insieme al deputato regionale Stefano Pellegrino, che non ha mai sopportato l’azione politica di Toni Scilla, attuale segretario provinciale.
E poi c’è Marco Falcone, recentemente in provincia, con un pranzo suggellato alla Cantina Chitarra, proprio alla presenza di Sturiano e Pellegrino. Qualche giorno prima, Falcone aveva incontrato il presidente della Regione Renato Schifani, chiedendo un cambio di passo nella gestione di Forza Italia in Sicilia: “La discussione ha riguardato le prospettive del governo regionale siciliano: ho sottolineato l’importanza di una svolta di alto profilo, capace di consolidare i risultati raggiunti e di rafforzare il rapporto con cittadini e opinione pubblica. Non emergono, tuttavia, segnali sufficienti circa una piena consapevolezza, a Palazzo d’Orleans, della fase che stiamo attraversando e delle aspettative del nostro elettorato. Probabilmente si vuole continuare su un percorso di autoassoluzione che, al netto delle attenuanti, non ci sembra quello più adatto alle circostanze”. L’auspicio di Falcone è avere un partito che “non sia una semplice sommatoria di classe dirigente, ma una forza politica viva, credibile nel dialogo con i giovani e le categorie, vicina alla gente”.
Abbandoni e fibrillazioni
Ad abbandonare la chat siciliana del partito è stato il deputato regionale Riccardo Gennuso. È stato lo stesso onorevole azzurro catanese Salvo Tomarchio a chiedere di mettere insieme le migliori espressioni del partito. Largo ai quarantenni: “Va avviato, e attuato, un rinnovamento nelle idee, nei programmi, nella comunicazione e, di conseguenza, anche nei volti che devono rappresentare il nuovo corso di Fi, a partire dalla Sicilia”.
L’area di Gennuso, Tomarchio e Marco Intravaia non chiede a tutti i costi la testa di Marcello Caruso, attuale commissario regionale del partito: “Bisogna discutere”.
Adesso gli occhi sono puntati sul rimpasto di giunta: se Schifani dovesse aprire a posizioni riconducibili a Nicola D’Agostino, del catanese, o all’area di Totò Cardinale, un nuovo scontro politico sarebbe inevitabile.
Centro-sinistra: via gli indagati
I segretari regionali del campo largo hanno chiesto le dimissioni di tutti gli esponenti della giunta siciliana e dell’ARS attualmente indagati.
A firmare la nota: Anthony Barbagallo (Pd Sicilia), Nuccio Di Paola (M5S), Davide Faraone (Italia Viva), Ismaele La Vardera (Controcorrente), Pierpaolo Montalto (Sinistra Italiana), Fabio Giambrone (Europa Verde), Nino Oddo (Psi), Carmelo Miceli (Progetto Civico), Giuseppe Bruno (Più Uno), Palmira Mancuso (+Europa) e Giovanni Scicolone (Spazio Civico). “Siamo di fronte a un sistema malato che coinvolge i parlamentari di una maggioranza ormai liquefatta e presente solo sulla carta. In attesa delle dimissioni di Schifani, è urgente che almeno tutti coloro che sono indagati si dimettano, come chiediamo da tempo, e si ristabilisca un po’ di decenza nella giunta regionale. Auspichiamo che la stessa sensibilità dimostrata a Roma sia osservata anche al Parlamento siciliano. Attenzione, però, a non tornare al passato, restituendo poltrone e potere alla Democrazia Cristiana”.
Schifani: nessun passo indietro
Il governatore non contempla dimissioni: “Proseguiamo con determinazione nell’attuazione del programma per cui i siciliani hanno dato fiducia a un governo di centrodestra per cinque anni. I risultati ottenuti in questi primi tre anni e mezzo, dal risanamento dei conti alla maggiore affidabilità finanziaria riconosciuta dalle principali agenzie internazionali, fino alla crescita dell’occupazione, confermano la solidità del lavoro svolto”. dOPO IL REFEE aggiunge, stoppando anche le voci su un voto anticipato: “Il mandato dei cittadini è chiaro: governare con serietà e continuità per l’intera legislatura. Continueremo in questa direzione con impegno costante e senza deviazioni, nell’interesse della comunità siciliana”.