Rimpasto in Sicilia, Schifani accelera tra tensioni e richieste dei partiti
Non è un rimpasto che arriverà dopo Pasqua quello regionale, ma il presidente Renato Schifani non intende andare oltre.
E già si parla di bis, con l’assessore alle Attività produttive, Edy Tamajo, che blinda l’uscente e si dice pronto a sostenerlo e a ricandidarsi al Parlamento siciliano: “Lo Schifani bis indubbiamente va sostenuto. Noi che siamo di Forza Italia lavoreremo anche per fare crescere il nostro partito che, ogni tanto e soprattutto in questo momento, ha delle fibrillazioni. Ci sono dei confronti dialettici importanti, ma auspichiamo che si possa creare un clima di serenità e di pace il prima possibile”.
Il 20 aprile l’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata (FdI), saprà se verrà rinviata a giudizio o meno; nel primo caso si attenderanno le sue dimissioni dalla giunta regionale, con tre postazioni poi da occupare: Turismo, Famiglia ed Enti locali, gli ultimi due gestiti ad interim da Schifani. Intanto Fratelli d’Italia chiede la delega alla Sanità, quindi un passo indietro di Daniela Faraoni, ma ai meloniani potrebbe andare anche la Pianificazione strategica.
Fratelli d’Italia tra imbarazzi e richieste
Il partito di Giorgia Meloni deve in Sicilia gestire dossier delicati che potrebbero di fatto far perdere consenso. La questione giudiziaria legata ad Amata e anche al presidente dell’ARS, Gaetano Galvagno, impone qualche riflessione in più.
Troppi scandali, che magari nella sostanza si sono tradotti in poca cosa, ma che nell’immaginario collettivo hanno creato un effetto di distacco dal primo partito d’Italia. E il risultato del referendum è anche questo. Da Trapani, con lo scandalo dei referti istologici consegnati in ritardo, con un direttore generale di fede meloniana, Ferdinando Croce (non indagato), uomo vicino a Ruggero Razza, passando per gli scandali giudiziari regionali, fino all’ultima vicenda che ha travolto Lillo Pisano, il partito è in grande difficoltà.
La gestione dei fondi pubblici è messa in discussione e quindi il problema diventa un percorso pieno di ostacoli. La Meloni potrebbe chiedere un passo indietro per ricompattare le fila e quindi consentire al partito di affrontare la campagna elettorale regionale e nazionale con maggiore sicurezza.
La mossa di Schifani
Il governatore, intanto, mette ordine tra gli uffici: maggiori controlli “per prevenire illeciti”. Ma porta a casa un punto importante: l’approvazione del consolidato. Almeno questa volta la maggioranza ha tenuto, seppure i deputati e i capigruppo siano stati contattati dallo stesso Schifani. Approvate anche la variazione di bilancio e diversi ddl riguardanti i debiti fuori bilancio.
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