In questa tornata amministrativa il centrodestra regionale si trova smarrito e in crisi. Lo sottolineano tutti i big della politica, da Gaetano Galvagno, presidente dell’ARS, che aveva lanciato l’allarme già durante la Finanziaria regionale, a Gianfranco Miccichè, che avverte: o si pone un freno subito o il rischio è di essere travolti anche alle Regionali.
Giorgio Mulè, intanto, va cauto sul voto anticipato: sarebbe una mancanza di rispetto per chi governa.
Cateno De Luca alla conquista della Sicilia
Il leader di Sud chiama Nord è tornato a vincere a Messina: il sindaco Federico Basile è stato rieletto. Non c’è stata nemmeno partita. E adesso è pronto alla sfida di sempre: “Mi candido a governatore. Non in solitaria, farei vincere il centrodestra. Mi candido con una coalizione”.
Non ha intenzione di fare alcun passo indietro: “Solo davanti a candidati più competenti di me”. Non farebbe parte dell’elenco quello che definisce il suo “figlioccio” politico, Ismaele La Vardera: “Dovrebbe amministrare un po’ di condomini per acquisire esperienza”.
De Luca apre sia al centrosinistra che al centrodestra, ma alcune anime dell’area progressista mettono le mani avanti e preferiscono portare avanti un’alleanza con La Vardera.
Ed è stato Gianfranco Miccichè ad aprire una porta concreta, con un’analisi chiara: “I partiti non mi interessano, sostengo i migliori come ho fatto con Crisafulli, Grillo e Terranova”.
L’ex presidente dell’ARS ha appoggiato a Marsala Massimo Grillo, di centrodestra, mentre ad Enna si è schierato con Mirello Crisafulli, esponente di area opposta.
Non disdegna la figura di De Luca: “Ha una statura superiore a tutti gli altri, per questo lo sostengo. Il problema è che la politica del centrodestra, per ora, è imbarazzante: hanno fatto di tutto per perdere, roba da psichiatria”.
Minardo richiama il centrodestra
Il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, non gradisce più le spaccature sui territori, il muro contro muro, i personalismi e tutte quelle condizioni che hanno portato il centrodestra a dividersi e perdere, come accaduto a Marsala e a Messina.
Occhi puntati al turno di ballottaggio del 7 e 8 giugno: Minardo chiede unità ad Agrigento. “Così come nelle altre realtà dove il centrodestra si è presentato diviso al primo turno, i ballottaggi devono rappresentare un’occasione di riscatto politico e di ritrovata unità. È il momento di rimettere al centro i temi che interessano davvero i cittadini: governo delle città, servizi, sviluppo, sicurezza, lavoro e qualità della vita. È su questi obiettivi concreti che il centrodestra deve ritrovare compattezza, superando con serietà e responsabilità tensioni e personalismi”.
Poi l’appello a sostenere candidati come Dino Alonge ad Agrigento e Giuseppe Castiglione a Bronte: “Come centrodestra abbiamo il dovere di dare segnali chiari di compattezza, andando oltre la normale dialettica territoriale. È evidente a tutti noi che gli atteggiamenti politici di questa fase avranno inevitabilmente un peso anche nelle scelte future e nei percorsi di governo che ci attendono in Sicilia. Spero davvero che, alla fine, prevarranno il senso di responsabilità e l’interesse delle città”.
La Lega accusata dall’MPA
In bilico ci sono le alleanze future, con Raffaele Lombardo che accusa i leghisti siciliani di non essere corretti e leali. Il problema si è verificato ad Agrigento, dove la Lega ha deciso, insieme alla DC, di appoggiare un altro candidato sindaco, Luigi Gentile. Mentre ad Enna hanno sostenuto Crisafulli.
Adesso l’MPA chiede compattezza per il turno di ballottaggio, ma allo stesso tempo accusa: “Arduo immaginare un sereno confronto al tavolo regionale di maggioranza con chi ha operato per frantumare la coalizione”.
I leghisti hanno replicato: “La storia dei ribaltoni e di chi in qualche Comune governa con il M5S certamente non appartiene a noi. La Lega ha lavorato nell’interesse dei siciliani e della coalizione e proprio per questo pretende rispetto, soprattutto dagli alleati”.
La DC, ad Agrigento, non ricuce lo strappo.