Calatafimi Segesta, torna la Festa del SS. Crocifisso: dopo 14 anni la città si prepara
È una festa che non si improvvisa. E infatti mancava da 14 anni. Adesso però ci siamo: con il rito della Pasqua e il trasferimento della Croce d’argento, Calatafimi Segesta è ufficialmente entrata nel clima della sua celebrazione più identitaria, quella del Santissimo Crocifisso.
Un evento che non è soltanto religioso. È memoria collettiva, è racconto di un popolo, è appartenenza. E soprattutto è attesa: quella che culminerà nei giorni dell’1, 2 e 3 maggio.
Il rito che apre la festa
Tutto comincia con un gesto antico, ripetuto da secoli. Nel giorno di Pasqua, dopo la messa, la Santa Croce d’argento – donata dal ceto dei Mugnai nel 1776 – viene portata dalla Chiesa del SS. Crocifisso al Santuario di Maria SS. di Giubino.
A trasportarla sarà il più giovane sacerdote della comunità, don Giuseppe Bruccoleri.
È il primo passo di un percorso lungo trenta giorni. La Croce resterà al santuario fino al 30 aprile, quando tornerà in processione in città, accompagnata da un corteo di bambini che porteranno preziosi oggetti sacri in oro e argento, testimonianza dell’artigianato del Seicento tra Palermo e Trapani.
I Ceti, cuore della tradizione
Se c’è un elemento che rende unica questa festa, sono i “Ceti”.
Borgesi, Maestranza, Cavallari, Massari, Macellai, Mugnai, Ortolani, Pecorai e Caprai: non semplici categorie, ma identità collettive che raccontano la storia del lavoro e della comunità.
Sono loro i protagonisti assoluti della festa. Sono loro a rendere omaggio al Crocifisso, simbolo di fede ma anche di prosperità, legato ai raccolti e alla vita quotidiana di un tempo.
Una città che si prepara insieme
In queste settimane Calatafimi è un laboratorio diffuso.
Intere famiglie si ritrovano per preparare i doni: confetti, noccioline, arachidi, cucciddati, miliddi, panuzzi. Sacchetti che verranno distribuiti durante i cortei dei primi giorni di maggio.
Arrivano tonnellate di prodotti, si lavora insieme, si confeziona con pazienza. È una tradizione che resiste e che, forse, è il vero cuore della festa: il fare comunità.
Le parole della città
Il sindaco Francesco Gruppuso parla di “una comunità che si ritrova unita attorno alle proprie radici”, sottolineando l’emozione di una festa che torna dopo 14 anni e che molti giovani vivranno per la prima volta.
Per il presidente del Comitato festa, Vito Mancuso, il senso più profondo è proprio questo: “ritrovare il senso di appartenenza, della famiglia, della comunità”.
E l’arciprete don Vincenzo Basiricò richiama il valore simbolico del rito: “condurre una croce a fiorire significa affidare le sofferenze alla Madre perché possano risorgere”.
Un’immagine potente, che racconta bene lo spirito della celebrazione.
Una festa che è identità
Non è una festa come le altre.
È “la” festa. Quella che definisce una città, che la racconta, che la tiene insieme.
Calatafimi Segesta si prepara così al suo appuntamento più atteso. E lo fa come ha sempre fatto: con fede, con orgoglio, con una partecipazione che non è mai individuale, ma sempre collettiva.
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