Non un incontro rituale, ma un tassello di un percorso educativo che va avanti da anni. Al liceo Pascasino-Giovanni XXIII di Marsala, oggi, si è parlato di bullismo e cyberbullismo con studenti, docenti ed esperti, mettendo al centro una parola chiave: responsabilità condivisa.
L’appuntamento, dal titolo “Legalità e bullismo: il ruolo della scuola”, ha riunito voci diverse ma con un obiettivo comune: capire, prima ancora che punire.
“Non è una liturgia, ma un’azione educativa”
Ad aprire l’incontro è stata la dirigente scolastica Anna Maria Angileri, che ha sottolineato il senso dell’iniziativa: non un evento isolato, ma parte integrante del percorso formativo della scuola.
“Non siamo qui per una liturgia ma per un’azione educativa”, ha detto, ribadendo come il tema della legalità e del rispetto sia ormai strutturale nell’attività didattica dell’istituto.
Un lavoro che continua, dentro e fuori l’aula
La professoressa Daniela Sturiano, referente per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, ha ripercorso le iniziative già realizzate, mentre il professore Maurizio Pagano ha anticipato i prossimi appuntamenti, con un evento conclusivo previsto a maggio.
Tra le azioni già attive c’è anche lo sportello di ascolto, uno spazio dedicato agli studenti per confrontarsi, chiedere aiuto e non restare soli davanti a situazioni difficili. Un segnale concreto di attenzione, che affianca il lavoro educativo quotidiano.
Le regole: il quadro normativo
A fornire un inquadramento giuridico della materia è stato il professore e avvocato Nino Sammartano, che ha illustrato le principali norme di riferimento sul bullismo e sul cyberbullismo, evidenziando diritti, responsabilità e strumenti di tutela oggi a disposizione.
Un passaggio utile per comprendere che il fenomeno ha ormai una precisa cornice legislativa, ma che da sola non basta senza un’azione educativa efficace.
Le storie e la comunità: tra cronaca e prevenzione
Nel cuore dell’incontro, i relatori hanno affrontato il tema da diverse prospettive.
La giornalista Francesca Capizzi ha portato in aula storie reali seguite per il Giornale di Sicilia, raccontando casi concreti che mostrano quanto il fenomeno sia diffuso e spesso sottovalutato.
Il sostituto procuratore Giuseppe Lisella ha invece offerto una lettura più ampia, andando oltre l’aspetto repressivo.
“Non serve introdurre nuovi reati, serve creare reti di comunità”, ha spiegato, indicando nella collaborazione tra scuola, famiglie e istituzioni il vero antidoto contro bullismo e cyberbullismo.
Studenti protagonisti: tante domande, molta attenzione
A dimostrazione dell’interesse per il tema, gli studenti hanno partecipato attivamente all’incontro, ponendo numerose domande ai relatori. Un confronto diretto, senza filtri, che ha reso evidente quanto il fenomeno li riguardi da vicino e quanto sia forte il bisogno di capire e di essere ascoltati.