Renato Schifani è pronto al bis. Si appella alla regola del centrodestra: l’uscente è ricandidato e deve fare 10 anni di governo. Ma c’è un precedente, e si chiama Nello Musumeci, che di anni di governo ne fece solo 5 e non venne riconfermato per il bis. In questi 4 anni di governo regionale, non sono mancati scontri tra amministrazione passata e presente.
Il primo fuoco amico, però, che Schifani dovrà cercare di spegnere è quello che arriva dal suo stesso partito, Forza Italia. Le correnti interne spaccano il fronte Schifani e puntano su una nuova leadership siciliana, con una candidatura che è quella di Giorgio Mulè, attuale vicepresidente della Camera dei Deputati.
Intanto i Berlusconi, Marina e Pier Silvio, cercano di rilanciare il partito: l’estremismo meloniano viene maneggiato con cura e si preferisce virare verso il centro, senza rinnegare i valori azzurri — liberali, europeisti, garantisti, moderati. Stop, al momento, ai congressi: Forza Italia, hanno ribadito i figli del presidente Berlusconi ad Antonio Tajani, segretario nazionale, non è il partito delle tessere e di chi ne fa di più. Dove non c’è unità non si celebrerà il congresso, e questo è il caso della Sicilia, dove Marcello Caruso, attuale commissario forzista e braccio destro di Schifani, avrebbe i numeri — cioè le tessere — per essere riconfermato. Ma un passo indietro viene chiesto da Marco Falcone e dalla sua area per rilanciare, dicono, il partito.
Giunta, c’è un’accelerata
Il governatore pare sia deciso ad aprire alla DC, messa alla porta dalla giunta regionale subito dopo lo scandalo giudiziario che ha coinvolto il suo leader Totò Cuffaro.
I nomi sul tavolo sono due: si tratta di Ignazio Abbate, deputato regionale della DC, e di Laura Abbadessa, gradita alla classe dirigente del partito.
Non è un problema di nomi per gli alleati, ma del partito alla luce di quanto accaduto. Fratelli d’Italia, quindi, è cauta: preferirebbe che la DC venga al momento congelata, in attesa del destino politico di Elvira Amata e Gaetano Galvagno, con i possibili processi da affrontare.
M5S: centrodestra scosso da gravi inchieste
Il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, a proposito delle dichiarazioni rese dal presidente della Regione Renato Schifani — in cui paventa la regola dei 10 anni di legislatura del centrodestra per completare un programma di governo — parla di scandali e guerre interne alla maggioranza.
Cita poi la (ri)candidatura di Musumeci: “Il presidente Schifani ha evidentemente dimenticato che i 10 anni del centrodestra saranno completati proprio con la sua presidenza, dato che nei 5 anni precedenti ha governato Musumeci. Peraltro l’attuale ministro della Protezione Civile sta lavorando, insieme ad altri pezzi di centrodestra, per ricandidarsi alla presidenza della Regione Siciliana e sostituire proprio Schifani. Mentre loro si fanno la guerra, il centrodestra è scosso da gravissime inchieste, ma evidentemente né a Schifani né a Musumeci interessa granché: l’importante è tenere la poltrona. Se da un lato — continua Di Paola — il presidente Schifani convoca i capigruppo della sua maggioranza per le assenze in aula, forse farebbe bene a convocare i propri assessori, dato che il Parlamento siciliano, appena mercoledì, non ha potuto votare i provvedimenti di Sala d’Ercole proprio per l’assenza del suo assessore Daniela Faraoni”.