Per Giacomo Tranchida l’equilibrio democratico dell’amministrazione di Trapani è a rischio.
É il richiamo più forte e più deciso che fa durante la conferenza stampa di venerdì 10 aprile scorso, che somiglia a un atto politico preciso: forzare la crisi per chiarire gli equilibri.
Una conferenza stampa convocata per chiarire tutti i dubbi sulla BRT e sulla crisi idrica a Trapani, fatta di acqua che non arriva o che, in talune zone, è contaminata, mettendo a rischio - quello sì, per davvero – un diritto vitale dei cittadini.
Ma nel corso dell’incontro, il nodo vero è stato uno: perché Alberto Mazzeo – presidente del consiglio comunale e, fino a gennaio 2025, anche assessore al bilancio – diventa improvvisamente ipercritico con la sua maggioranza?
Secondo Tranchida, a Mazzeo non va più bene nulla: né la BRT né i progetti finanziati con il PNRR. Eppure è lo stesso Mazzeo che ha votato tutti gli atti di programmazione economico-finanziaria, salvo poi contestarli nella fase attuativa.
È lo stesso Mazzeo che, da leader della lista “Trapani Tua” — area vicina all’assessore regionale Mimmo Turano — ha più volte frenato sulla nomina in giunta di Giovanni Carpinteri.
Ed è ancora Mazzeo che, nelle ultime ore, ha aperto alla possibilità di votare la sfiducia al sindaco.
Non solo. È anche il padre di Sofia Mazzeo, consigliera comunale a Erice, che nei giorni scorsi ha lasciato la maggioranza della sindaca Daniela Toscano, contribuendo a ridisegnare gli equilibri politici nell’area del centrodestra. Un segnale che conferma come le dinamiche non siano isolate, ma parte di un movimento politico più ampio.
Al sindaco, questi continui strappi del presidente, proprio non vanno giù.
E la motivazione del cambiamento della posizione del presidente del consiglio, sempre secondo Tranchida, non è diversa da quella che portò Emanuele Barbara a dimettersi da assessore: entrambi avrebbero un “mandante”, come lo chiama lui.
Anzi, fa persino riferimento ad una vicenda che renderebbe Mazzeo “ostaggio insieme ad altri, anche ex Amministratori, del noto e manifesto tentativo di condizionare la libera e legittima attività amministrativa dell’Amministrazione Comunale”.
Ostaggio di chi, è presto detto: secondo il primo cittadino si tratta di Valerio Antonini che, per altro, nelle scorse settimane avrebbe espresso la propria auto candidatura a sindaco della città.
Questo per Tranchida è un punto inderogabile: non intende lasciare la strada libera al patron granata nella corsa a primo cittadino di Trapani.
Ma una cosa è del tutto evidente: Giacomo Tranchida non intende farsi tenere sulla graticola.
Nè da Antonini, né da Alberto Mazzeo e nemmeno da alcuni stessi componenti della sua maggioranza che ambiscono a scranni più alti del consigliere comunale.
Il sindaco mira subito a sgombrare il campo e tira la giacchetta ad Alberto Mazzeo per rompere il rapporto definitivamente.
Mazzeo respinge e rilancia, parlando di amministrazione inefficiente e aprendo persino alla mozione di sfiducia. Ma il punto, ormai, non è più chi ha ragione nel merito. Il punto è che la maggioranza non è più una maggioranza.
Se la rottura si consumasse davvero, i numeri in aula cambierebbero immediatamente. Basterebbero pochi spostamenti — Mazzeo, Franco Briale, Giovanni Carpinteri — per ribaltare gli equilibri e consegnare il consiglio a una precarietà strutturale. Una condizione in cui si governa solo in seconda convocazione, senza una vera guida politica.
E poi ci sono i bilanci. Il consuntivo può ancora passare, perché è un atto tecnico. Il bilancio di previsione no: quello è politica pura. E se non passa, arriva il commissario per il consiglio comunale, mentre sindaco e giunta restano in carica. Uno scenario ibrido, fragile, che paralizzerebbe di fatto l’azione amministrativa.
Nel frattempo, l’opposizione potrebbe rispolverare la mozione di sfiducia. Che, se dovesse trovare il voto di soli due consiglieri di maggioranza in più, potrebbe passare e consegnare la città al commissario straordinario per un altro anno.
Già, perché la prossima finestra di voto utile è maggio 2027: chi rischierebbe di “sparire” dai radar dell’opinione pubblica per ben un anno?
Tutto il botta e risposta di questi ultimi giorni sembrerebbe quasi gattopardesco, alla fine, negli equilibri del consiglio comunale.
E allora la domanda vera è un’altra: Tranchida sta subendo la crisi o la sta costruendo?
Cè un elemento che emerge con chiarezza: il sindaco non sembra intenzionato a farsi mettere sulla graticola. Al contrario, accelera. Chiama allo scoperto.
Una strategia rischiosa, ma lucida: meglio una rottura netta oggi che una amministrazione implosa domani.
Il paradosso è tutto qui. Quella che appare come uno sfilacciamento della maggioranza potrebbe essere, in realtà, una crisi pilotata. Non nei numeri, forse, ma nella chiarezza politica.
Perchè questa non è solo una crisi “di palazzo”. È una crisi che rischia di tradursi in effetti concreti, quotidiani, per chi vive a Trapani. Se la maggioranza si rompe, l’amministrazione perde stabilità.
E quando manca una guida politica solida, i primi a rallentare sono proprio i dossier più urgenti: BRT e acqua, ma anche i tanti cantieri avviati coi fondi del PNRR che rischierebbero di essere persi
Trapani, oggi, è quindi sospesa tra due scenari: lo stallo o la resa dei conti.
E, per la prima volta, sembra che qualcuno abbia deciso che l’ambiguità non è più un’opzione.