Giuseppe Termini: "Senza aule il CPIA di Marsala non può accogliere nuovi studenti”
Il professor Giuseppe Termini, dirigente scolastico del CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) della provincia di Trapani, lancia un grido d’allarme sulla situazione sempre più critica della sede di Marsala. Il CPIA è un’istituzione statale che si occupa della formazione degli adulti, con un ruolo fondamentale soprattutto nell’alfabetizzazione linguistica e nell’inclusione sociale dei cittadini stranieri.
Termini spiega come la mancanza di spazi abbia già prodotto effetti concreti e immediati sull’attività della scuola, costringendo il CPIA a fermare le iscrizioni. “Noi al momento non iscriviamo più nuovi corsisti, non possiamo fare formazione perché mancano le aule, mancano proprio i luoghi dove fare lezione. Ho scritto questa lettera aperta proprio per una necessità: far conoscere alla popolazione quello che sta accadendo. Il CPIA è una scuola statale a tutti gli effetti, autonoma, con sede centrale a Trapani e punti di erogazione in tutta la provincia. Ma a Marsala oggi siamo nelle condizioni di non poter più rispondere alle richieste.”
Marsala, la città con più studenti ma senza spazi
Il dirigente sottolinea il paradosso di una sede con altissima domanda che però non riesce a garantire il servizio per carenza di aule. “Il problema nasce dal fatto che Marsala è la città che ha il numero più grande di iscritti della provincia di Trapani. Noi abbiamo circa 750 alunni e svolgiamo attività soltanto in orario pomeridiano. Le aule che utilizziamo la sera non possiamo usarle la mattina e quindi abbiamo chiesto all’amministrazione comunale almeno tre aule per poter accogliere gli alunni che continuano a iscriversi. Perché, a differenza delle altre scuole, noi possiamo iscrivere tutto l’anno.”
Un servizio essenziale per l’integrazione
Termini evidenzia il ruolo sociale del CPIA, che non si limita alla didattica ma rappresenta uno strumento fondamentale di inclusione. “La maggior parte dei nostri iscritti, circa l’85%, sono stranieri. Sono persone che arrivano in Italia e hanno la necessità di conoscere prioritariamente la lingua italiana. Noi eroghiamo percorsi di alfabetizzazione e anche il percorso che equivale alla licenza media. Rilasciamo il diploma di istruzione secondaria di primo grado. È evidente quindi che il nostro lavoro non è solo scolastico, ma anche sociale.”
Il caso Audiofonolesi e il mancato accordo tra enti
Tra le possibili soluzioni individuate, quella del convitto Audiofonolesi non si è concretizzata per la mancanza di un’intesa tra le istituzioni coinvolte. “Avevamo individuato una possibile soluzione nel convitto audiofonolesi di Marsala, che al mattino non svolge attività didattica. Abbiamo chiesto di utilizzare quei locali dalle 9 alle 13, garantendo che avremmo lasciato tutto in ordine. Il consiglio di amministrazione del convitto si era espresso favorevolmente, il Comune aveva dato un nulla osta, ma la Provincia ha detto che aveva programmi diversi e non ha dato disponibilità. Ad oggi, quindi, non abbiamo avuto nessuna risposta concreta.”
Obblighi di legge e difficoltà crescenti
La situazione è aggravata dagli obblighi normativi che impongono al CPIA di accogliere alcune categorie di studenti. “Continuiamo a ricevere richieste di iscrizione, anche da comunità che ci scrivono per inserire nuovi alunni. Noi tra l’altro siamo obbligati ad accogliere i minori stranieri non accompagnati, non possiamo esimerci. Questo rende la situazione ancora più difficile, perché da una parte c’è un obbligo e dall’altra non abbiamo gli spazi per rispettarlo.”
L’appello alle istituzioni: ‘è un controsenso’
Il dirigente lancia quindi un appello diretto a Comune e Provincia affinché si trovi una soluzione attraverso la collaborazione tra enti. “Io parto dal presupposto che quando si vuole si può raggiungere un obiettivo. Ci sono esempi in provincia di collaborazione tra enti: a Trapani l’ex hub vaccinale è stato dato alla Provincia per una scuola, a Castelvetrano ci sono aule comunali utilizzate da istituti superiori. Perché non può accadere lo stesso per il CPIA? Non si può mantenere delle aule vuote e noi non possiamo accogliere gli alunni: è un controsenso. È una problematica seria che necessita di un impegno concreto.”
Il valore sociale della formazione per adulti
Infine, Termini ribadisce quanto sia fondamentale garantire l’accesso alla formazione, soprattutto per chi vive condizioni di fragilità. “Molti dei nostri utenti lavorano, sono turnisti, fanno i camerieri, le mamme straniere la mattina accompagnano i figli a scuola e avrebbero proprio la mattina il tempo per formarsi. La lingua italiana è la base fondamentale per una corretta integrazione sociale. Per questo chiediamo spazi anche di mattina: non è solo una questione scolastica, ma di integrazione e di futuro per queste persone.”
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