Palermo, strage sul lavoro: salgono a quattro gli indagati. Dubbi su gru, sicurezza e contratti
A una settimana dalla tragedia, emergono nuovi dettagli inquietanti sull’incidente costato la vita a due operai a Palermo. E il quadro, invece di chiarirsi, si complica.
Non solo per le cause tecniche del cedimento della gru. Ma per tutto ciò che ruota attorno a quel cantiere: sicurezza, controlli, contratti.
Quattro indagati per la morte dei due operai
L’inchiesta della Procura va avanti e allarga il perimetro delle responsabilità. Sono quattro gli indagati per la tragedia di via Ruggero Marturano.
Nel registro degli indagati sono finiti:
il titolare della ditta edile che eseguiva i lavori
il committente dell’intervento
il titolare dell’impresa che ha noleggiato la gru
il manovratore del mezzo
Una filiera completa, che va dalla proprietà dell’immobile fino alla gestione operativa del macchinario.
Il punto chiave: perché è ceduto il braccio della gru
Al centro delle indagini c’è la rottura del braccio della gru, che ha provocato la caduta del cestello dal decimo piano.
Le prime verifiche tecniche ipotizzano un problema nella distribuzione del peso lungo il braccio, che potrebbe aver causato un sovraccarico. Ma non è tutto.
Si indaga anche:
sull’estensione eccessiva del braccio
sull’uso corretto dei dispositivi di sicurezza
sulla posizione del mezzo rispetto al punto di lavoro
Secondo quanto emerge dalle verifiche, il camion gru potrebbe essere stato spostato o posizionato in modo non ottimale. Elementi che, combinati, potrebbero aver portato al cedimento.
I dubbi sulla sicurezza: imbracature e controlli
Un altro nodo riguarda i dispositivi di protezione.
Non è ancora chiaro se gli operai indossassero correttamente le imbracature. Alcuni testimoni riferiscono che potrebbero non essere state utilizzate al momento della caduta.
Un dettaglio che, se confermato, aprirebbe scenari ancora più gravi.
Il caso dei contratti: “in nero” o precari?
Resta poi la questione più delicata: quella dei rapporti di lavoro.
Nelle prime ore si era parlato di operai “in nero”. Ora il quadro appare più sfumato. Secondo gli aggiornamenti , i due lavoratori avrebbero avuto rapporti con la ditta, ma con contratti a tempo e non continuativi.
Sarà la Procura a stabilire se si trattasse di lavoro irregolare o di una forma di precarietà “formalizzata”, ma comunque fragile.
Il cantiere senza autorizzazioni?
C’è poi un ulteriore elemento: i lavori potrebbero essere stati avviati senza tutte le autorizzazioni necessarie.
Secondo quanto emerge, non risulterebbero richieste formali al Comune per l’apertura del cantiere. Un aspetto che potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano delle responsabilità.
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