Se passi da Borgo oggi, lo vedi subito: la saracinesca abbassata del Bar Todaro. E capisci che questa non è solo una storia di tribunali. È una storia che riguarda Trapani, le sue paure, le sue fragilità. Perché mentre arrivano le condanne, quel bar – aperto nel 1950 – ha già chiuso.
Il Tribunale di Trapani, presieduto da Daniela Carrara, ha condannato Massimiliano Sala a 6 anni e Luigi Sala, padre e figlio, a 7 anni e 6 mesi per estorsione e lesioni gravi. La pm Giulia Mucaria aveva chiesto nove anni. Le vittime sono Antonio e Massimo Todaro, titolari dello storico locale di Borgo. Lo riporta il quotidiano La Sicilia.
Una vicenda che nasce da rapporti personali, quasi familiari. I Sala erano vecchie conoscenze dei Todaro. Dopo essersi trasferiti proprio di fronte al bar, erano diventati clienti abituali. All’inizio c’era disponibilità, perfino un “conto aperto”. Poi qualcosa cambia.
“Dalla cortesia si è passati alla pretesa e alle vie di fatto”, ha spiegato in aula la pm. Una frase che racconta bene la trasformazione di quella relazione: da fiducia a pressione, fino all’intimidazione.
Secondo l’accusa, si sarebbe creata una situazione insostenibile. Minacce, messaggi pesanti, un clima di paura costante. I fratelli Todaro sarebbero stati “terrorizzati”, al punto da non costituirsi nemmeno parte civile nel processo. Una scelta che dice molto più di tante parole.
Prima della sentenza, Luigi Sala ha parlato di “fraintendimenti”. Ma per i giudici non ci sono stati dubbi: le responsabilità sono state accertate.
Eppure, mentre arriva la giustizia, il danno è già fatto. Il Bar Todaro ha chiuso. Non per mancanza di clienti, non per la crisi, ma per quello che è successo dentro e fuori quelle mura.
È questo il punto. Le condanne arrivano, ma spesso arrivano dopo. Dopo la paura, dopo le rinunce, dopo le saracinesche abbassate.
E allora la domanda resta lì, sospesa davanti a quel bar chiuso: quante altre storie così ci sono, e non arrivano mai in tribunale?