Marsala e il dissesto idrogeologico di Villa Genna
Fino agli anni “50 del secolo scorso, lo Stagnone, nel tratto prospiciente la parte settenntrionale della villa Genna, della proprietà Piazza e parte della proprietà Spanò-Trapani (foto 1), descriveva un'ampia insenatura, una piccola baia e il mare lambiva i muri di pietra a secco che delimitavano le aree interne. La strada si fermava poco dopo il cancello della Villa affiancato dai due torrioni sormontati da due maestose aquile in tufo colorato bianco e azzurro (rubate).
Chi proveniva dalla città diretto a Punta di Palermo ed oltre doveva proseguire a piedi o in bicicletta o su motocicli lungo uno stretto viottolo fiancheggiante la cinta muraria consentito dalla bassa marea. Con l'alta marea si doveva tornare indietro e avviarsi lungo la strada Provinciale 21 verso Birgi.
I muri di pietra a secco lasciavano filtrare le acque piovane e di scorrimento superficale verso il mare, allo stesso modo che il mare grosso poteva introdursi all'interno dei terreni. Nessun ristagno, nessun rischio per la salubrità dell'area e per le colture.
Sul finire degli anni “50 fu realizzata la strada litoranea fino a Punta di Palermo, colmando con materiale tufaceo quella piccola baia rubata al mare per rettificare il tracciato viario. Ne risultarono due ostacoli al deflusso delle acque: la strada e il terrapieno tra questa e il muro di cinta delle varie proprietà. Non si fece attendere la costruzione di un improbabile lido balneare su tale terrapieno munito di un gruppo elettrogeno per alimentare una sorta di trattoria, con diuturno inquinamento acustico ed atmosferico. Il tutto ebbe vita assai breve e venne rimosso quando, negli anni “80 si pose mano alla trasformazione della Villa appena acquistata dal Comune in un ottimo Parco naturalistico, con caratteristica peschiera (Foto 2) oggi irrimediabilmente perduta per mancata manutenzione, con arredi e strutture adeguate per le attività ludiche, ricreative e di tempo libero, e con annessi servizi.
Altro ostacolo al deflusso delle acque di superficie
Con il rifacimento del muro a secco della Villa Genna, venne collocato alla base di questo un cordolo cementizio che tuttora impedisce il deflusso verso il mare. Nelle stagioni con abbondante piovosità si crearono allagamenti della Villa ( foto 3)senza aver previsto alcun canale che convogliasse le acque verso il mare. L'emergenza allora suggerì di realizzare un canale a cielo aperto alla base della recinzione della Villa con la proprietà Piazza. Solo nei primi due anni il sistema resse e si dimostrò funzionale ( Foto 4). Poi, per assoluta mancanza di manutenzione, si lasciò crescere nell'alveo del canale tutta una serie di vegetazione con arbusti, palme, erbe varie e relativo fogliame mai rimosso, che adesso provoca perdurante ristagno delle acque con notevoli danni alle colture e condizioni di eccessiva umidità del suolo che infirma le strutture degli immobili esistenti (foto 5).
L'ACCORATO AUSPICIO
La presente cronistoria è rivolta ai concittadini che per tanti anni sono rimasti indifferenti all'abbandono della loro Villa, come se fosse res nullius, mentre si tratta di un Parco naturalistico a breve distanza dalla città, in posizione panoramica dalla struggevole suggestione, che non abbiamo saputo apprezzare e valorizzare e stiamo lasciando perdere attratti dal nuovo che avanza e ben venga purchè si abbia il buon senso di curare ciò che si possiede già prima di innovare per ben presto dssipare.
Mi chiedo: ci sarà un futuro degno di un popolazione consapevole del valore delle risorse disponibili e responsabile della loro corretta gestione finalizzata al pubblico
bene? Vorrei aver ancora del tempo per constatarlo.
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