Niente aggravante mafiosa nell’inchiesta sul presunto sistema di tangenti negli appalti pubblici. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Palermo, che ha respinto la richiesta della Procura nei confronti dell’imprenditore Carmelo Vetro e del dirigente regionale Giancarlo Teresi, arrestati il mese scorso.
I due restano comunque in carcere, ma i giudici hanno confermato quanto già stabilito dal Gip Filippo Serio: secondo il Riesame manca un collegamento diretto con Cosa nostra e l’accordo corruttivo contestato non sarebbe stato finalizzato a favorire l’organizzazione mafiosa.
L’inchiesta
Al centro dell’indagine ci sono presunti episodi di corruzione legati ad appalti per lavori di bonifica, dragaggio e ripascimento nei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.
Secondo l’accusa, Teresi avrebbe sfruttato il proprio ruolo nella pubblica amministrazione per favorire gli interessi di Vetro – imprenditore già condannato in via definitiva a 9 anni per mafia – ricevendo in cambio denaro. Gli investigatori ipotizzano anche che la società Ansa Ambiente, riconducibile a Vetro, avrebbe aggirato misure di prevenzione e un’interdittiva antimafia.
Nell’inchiesta compare anche il nome del manager agrigentino Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Le altre decisioni
Novità anche per un altro indagato: il funzionario regionale Francesco Mangiapane. Per lui il Riesame ha revocato gli arresti domiciliari, disponendo invece l’interdizione dai pubblici uffici per un anno. Annullato anche il sequestro preventivo di 10 mila euro.
Le motivazioni della decisione del tribunale saranno depositate entro 45 giorni.
L’inchiesta resta aperta e dovrà chiarire se il presunto sistema di tangenti abbia avuto o meno legami con ambienti mafiosi, elemento che per ora i giudici non ritengono provato.