Trapani, funerali blindati per il pentito Bernardo Pace. Restano i dubbi sulla morte
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Un funerale in silenzio, senza folla e senza occhi indiscreti. Ma soprattutto senza risposte. Si sono svolti ieri, in forma strettamente riservata, i funerali di Bernardo “Dino” Pace, il collaboratore di giustizia morto il 16 marzo nel carcere delle Vallette di Torino, al centro del processo Hydra.
Cimitero blindato, accessi vietati
Il rientro della salma da Torino è avvenuto sotto stretta sorveglianza. Al cimitero di Trapani, un cordone di polizia, carabinieri e guardia di finanza ha impedito l’accesso a chiunque non fosse familiare.
Una tumulazione rapida, blindata, senza cerimonie pubbliche. Nessun estraneo ha potuto avvicinarsi. Una scena che racconta più di tante parole il peso della vicenda.
Pace, 62 anni, trapanese ma da anni residente a Milano, era coinvolto nell’inchiesta Hydra della Procura milanese, che indaga sull’alleanza tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra nel Nord Italia.
Dalla condanna alla collaborazione
Dopo la condanna a 14 anni, Pace aveva deciso di collaborare con la giustizia. Aveva firmato due verbali, depositati nel processo, aprendo uno spiraglio su rapporti e dinamiche del sistema mafioso lombardo.
Parole che, almeno all’inizio, sembravano raccontare una volontà chiara: «Voglio ripulirmi la coscienza per mia moglie e i miei nipoti… sono pentito per tutta questa faccenda».
Frasi che oggi pesano ancora di più, perché arrivano da un uomo che – appena un mese dopo – è stato trovato morto in cella.
Il suicidio e le troppe domande
La versione ufficiale parla di suicidio: Pace si sarebbe tolto la vita utilizzando dei cavi. Ma i dubbi restano.
I familiari non credono a questa ricostruzione e hanno presentato un esposto. Secondo quanto sostengono, Pace stava intravedendo una possibile via d’uscita, proprio grazie alla collaborazione con la giustizia.
E poi ci sono gli interrogativi tecnici: come è stato possibile che avesse a disposizione quei cavi? Perché, nonostante fosse considerato un detenuto a rischio, non è stato impedito il gesto?
Domande che si aggiungono a quelle già emerse nelle settimane scorse: l’assenza di telecamere, la mancanza di un’autopsia, le circostanze ancora poco chiare della morte.
Il ruolo nel sistema Hydra
Bernardo Pace non era un nome qualsiasi. Secondo gli inquirenti, era vicino a Matteo Messina Denaro e considerato una figura di collegamento nel sistema criminale che Hydra sta cercando di ricostruire.
In particolare, viene indicato come vicino a Paolo Errante Parrino, il castelvetranese tra i principali imputati del processo.
I suoi verbali, depositati agli atti, contengono passaggi delicati. Ma molte pagine risultano ancora coperte da omissis, soprattutto quelle relative ai presunti rapporti tra mafia e politica.
Una morte che pesa sul processo
La morte di Pace arriva nel momento più delicato: proprio mentre il processo Hydra entra nel vivo e mentre le sue dichiarazioni avrebbero potuto aprire nuovi scenari.
Un tassello che manca. Una voce che si è interrotta.
E intanto, mentre a Milano si discute di prove e collaboratori, a Trapani si chiude – in silenzio e sotto scorta – la storia di un uomo che aveva deciso di parlare.
Ma che, forse, non ha fatto in tempo a dire tutto.
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