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01/05/2026 07:00:00

Trapani, scoperti codici quattrocenteschi della Fardelliana 

Due antichi manoscritti miniati, custoditi da oltre un secolo nella Biblioteca Fardelliana, tornano oggi al centro dell’attenzione grazie a una nuova ricerca che ne svela finalmente origine e significato. 

A firmare lo studio è la professoressa Carla Rossi, che ha ricostruito la storia dei preziosi codici con un lavoro accurato tra archivi, analisi dei materiali e confronto artistico.

 

La ricerca si è basata su un’analisi codicologica approfondita: studio della pergamena, delle legature, della composizione dei fascicoli, dei pigmenti utilizzati per le miniature e persino delle tracce di usura lasciate dall’uso nel tempo. 

A questi dati si sono aggiunti documenti notarili e confronti araldici che hanno permesso di identificare stemmi e antichi proprietari.

 

Si tratta di due manoscritti del Quattrocento, conosciuti come Ms. 15 e Ms. 16, da tempo ritenuti di grande valore ma mai studiati fino in fondo. 

Oggi, grazie all’indagine della studiosa, emerge un quadro molto più chiaro: i due libri non solo sono stati realizzati in contesti diversi, ma raccontano anche come i manoscritti viaggiavano tra la Francia e il Sud Italia alla fine del Medioevo.

 

Entrambi i codici presentano miniature tardogotiche di grande qualità, con colori vivaci ottenuti da pigmenti preziosi, rari e poco conosciuti come l’azzurrite e il cinabro, e decorazioni a foglia d’oro ancora ben conservate.

 

Il primo volume è un elegante libro di preghiere private, un “libro d’ore”, prodotto nella città francese di Rouen, uno dei centri più importanti per la miniatura medievale. 

Analizzando lo stile delle decorazioni, la professoressa Rossi lo ha collegato alla bottega del miniatore Robert Boyvin. Le iniziali istoriate, i margini decorati con motivi floreali e le piccole scene della vita dei santi mostrano infatti una forte somiglianza con altri codici attribuiti allo stesso ambiente artistico.

 

Ma la scoperta più sorprendente riguarda il proprietario: grazie a uno stemma e a una nota scritta a mano, il manoscritto è stato attribuito a un cavaliere napoletano legato alla corte del Regno di Napoli. 

Questo dimostra che già nel Quattrocento esistevano forti legami culturali tra la Francia e l’Italia meridionale. Il codice era pensato per la devozione quotidiana e contiene calendari liturgici, preghiere e salmi organizzati per le diverse ore del giorno.

 

Il secondo codice è invece un messale, cioè un libro usato durante la Messa. 

Anche questo è stato realizzato nell’area di Rouen e collegato ad ambienti di artigiani e librai attivi nel commercio dei manoscritti, tra cui Jean Coquet. 

A differenza del primo, non era destinato a un singolo ma a una comunità religiosa, e serviva per le celebrazioni pubbliche.

 

 

La struttura del testo, con le sequenze della liturgia ben organizzate (Ordinario e Proprio della Messa), e la presenza di grandi iniziali decorate nei momenti chiave della celebrazione, hanno aiutato gli studiosi a identificarne con precisione la funzione. 

Le dimensioni più grandi rispetto al libro d’ore e i segni d’uso – come pagine più consumate in corrispondenza delle parti più lette – confermano l’utilizzo sull’altare.

 

La ricerca ha chiarito anche un altro punto importante: come questi libri siano arrivati a Trapani. 

Secondo gli studi, i manoscritti entrarono nella collezione del generale e bibliofilo Giovan Battista Fardella attraverso il mercato antiquario europeo tra Seicento e Ottocento. 

In questo periodo, infatti, molti manoscritti medievali circolavano tra antiquari e collezionisti, spesso passando di mano più volte prima di trovare una collocazione stabile. Non furono acquisti casuali, ma parte di una precisa scelta culturale: raccogliere opere rare e prestigiose provenienti da tutta Europa.

 

Perché questa scoperta è importante

 

Il lavoro della professoressa Rossi non è solo una ricerca per specialisti. Ha un valore concreto anche per i cittadini di Trapani. 

Prima di tutto, restituisce identità a due opere che erano rimaste “senza storia”: oggi sappiamo chi le ha prodotte, chi le ha usate e come sono arrivate in città.

 

Inoltre, lo studio dimostra che anche dettagli apparentemente piccoli – come uno stemma, una nota a margine o lo stile di una decorazione – possono raccontare storie complesse e collegare Trapani a contesti internazionali.

Inoltre, rafforza il ruolo della Biblioteca Fardelliana come istituzione di rilievo non solo locale, ma europeo. I manoscritti dimostrano che Trapani è collegata a una storia più ampia, fatta di scambi culturali, arte e conoscenza che attraversano i secoli e i confini.

 

Questi risultati possono favorire nuovi progetti di digitalizzazione, mostre e percorsi didattici, rendendo il patrimonio della biblioteca più accessibile anche ai giovani e ai non specialisti.

 

Ma questa scoperta può diventare anche un’opportunità: valorizzare meglio il patrimonio della biblioteca, attirare studiosi e visitatori, e far conoscere ai cittadini un tesoro spesso poco visibile ma di grande importanza.

 

In parole semplici, non si tratta solo di due antichi libri, ma di una parte della storia della città che torna alla luce. Un viaggio lungo cinque secoli che oggi, grazie alla ricerca, può essere finalmente raccontato e condiviso con tutti.

 



Native | 25/04/2026
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