Dossier MaB, il Ministero: “Nessun vincolo diretto, ma serve coinvolgimento reale”
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Sul caso della candidatura delle Saline di Trapani e Marsala a Riserva della Biosfera MaB Unesco arriva adesso anche una presa di posizione ufficiale del Ministero dell’Ambiente. Una nota che prova a riportare equilibrio in un confronto sempre più acceso tra promotori del progetto e operatori del porto.
Il documento, firmato dal direttore generale del Ministero e indirizzato – tra gli altri – alle organizzazioni portuali, al Comitato promotore e alle istituzioni locali, è una risposta formale alle contestazioni sollevate nelle scorse settimane.
“Nessun vincolo diretto per il porto”
Il primo chiarimento riguarda il punto più contestato: i vincoli.
Il Ministero ribadisce che il programma MaB “non comporta l’introduzione di vincoli assimilabili a quelli delle aree naturali protette tradizionali”. Le Riserve della Biosfera – si legge – si distinguono proprio per un approccio fondato sull’equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo locale.
Un passaggio che conferma, almeno sul piano formale, quanto già sostenuto dal Comitato promotore: il porto di Trapani non verrebbe bloccato da nuovi divieti.
Il porto dentro l’area di transizione
La nota entra anche nel merito della perimetrazione.
Il modello MaB prevede una suddivisione in tre aree: core (tutela integrale), buffer e transition. Ed è proprio in quest’ultima – quella destinata allo sviluppo economico e alle attività produttive – che ricadrebbero porto e infrastrutture.
In questa zona, chiarisce il Ministero, non sono previsti vincoli ostativi alle attività esistenti, ma piuttosto “indirizzi orientati a promuovere forme di gestione sostenibile e innovativa”.
Tradotto: il porto può continuare a operare, ma dentro una logica di compatibilità ambientale e pianificazione sostenibile.
Effetti indiretti? Sì, ma da valutare
Il Ministero però non smentisce del tutto le preoccupazioni degli operatori.
Riconosce infatti che le attività portuali potranno essere “potenzialmente compatibili” con il programma MaB, ma solo all’interno di un quadro di pianificazione orientato alla sostenibilità ambientale, all’efficienza e all’integrazione con il territorio.
E aggiunge un passaggio importante: restano necessarie ulteriori valutazioni sugli impatti concreti.
È qui che si colloca il punto di equilibrio – ma anche di tensione – tra le due posizioni.
Il vero nodo: partecipazione e confronto
La parte più significativa della nota, però, non riguarda i vincoli. Riguarda il metodo.
Il Ministero sottolinea in modo esplicito che il successo della candidatura dipende dal “pieno coinvolgimento dei soggetti istituzionali e degli stakeholder interessati”.
E ancora: la partecipazione di enti pubblici, operatori economici e cittadini è definita un “presupposto essenziale” per il raggiungimento degli obiettivi del programma MaB.
Non solo. Il documento invita il soggetto proponente a promuovere “specifici e frequenti momenti di confronto” con il territorio, proprio per garantire trasparenza e condivisione nel processo decisionale.
Un passaggio che, di fatto, dà ragione – almeno sul piano del metodo – alle critiche degli operatori portuali.
Un richiamo implicito al caso Trapani
Il riferimento non è esplicito, ma il contesto è chiaro.
Se il coinvolgimento è condizione essenziale, allora le contestazioni sul mancato confronto con il porto diventano un problema reale per la candidatura.
Il Ministero lo dice in modo diplomatico, ma netto: senza partecipazione, il percorso rischia di indebolirsi.
Le criticità restano aperte
La nota si chiude lasciando aperta la porta agli approfondimenti.
Eventuali criticità di carattere amministrativo o procedurale – si legge – saranno oggetto di valutazione nelle sedi competenti.
Un passaggio che si intreccia con un altro fronte caldo della vicenda: l’esposto sulla gestione della Riserva e il rischio nullità degli atti.
Un equilibrio ancora da costruire
Il quadro, a questo punto, è più chiaro ma non più semplice.
Da una parte il Ministero rassicura: niente vincoli diretti, il porto può restare operativo.
Dall’altra introduce due elementi decisivi: la necessità di valutazioni concrete sugli impatti e, soprattutto, l’obbligo di coinvolgere davvero il territorio.
Ed è proprio qui che si gioca la partita.
Perché il problema, ormai, non è solo se il porto verrà vincolato oppure no. Ma se esiste – o no – un percorso condiviso capace di tenere insieme ambiente, sviluppo e legalità degli atti.
E su questo, al momento, il dossier MaB resta fermo. In equilibrio precario tra rassicurazioni istituzionali e contestazioni sempre più strutturate.
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